Chi è Antonino Monteleone

Posted by Antonino Monteleone On giugno - 8 - 2006

Biografia non autorizzata di Antonino Monteleone

Antonino Monteleone

 

Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze.

La condanna era di primo grado e, dopo una trafila interminabile di legittimo abuso degli strumenti di garanzia da parte del proprio avvocato, giunge dopo soli ventidue anni a condanna definitiva.

Inizio pena il primo febbraio 1985 da scontarsi con ri-nascita nella città di Reggio di Calabria.

Fin da subito capisce che sarà più difficile degli anni ’60 dove non c’era ancora nulla che fosse in esaurimento. La plastica era un investimento “azzardato” ed il massimo della tecnologia a portata di tutti era l’orologio analogico, la radio, l’acqua corrente e, da poco, la tv.

Intanto era inverno. Molto inverno. Nevicava in quella stramaledetta città. E non avrebbe più nevicato come allora.

Insomma impara molto presto che in questo mondo non puoi scegliere in quale famiglia nascere.

Ma con un po’ di impegno è possibile scegliere tutto ciò che non vuoi essere. Diventare ciò che si vuole rappresenta esercizio filosofico ancora in corso di perfezionamento al raggiungimento della cui definizione, il Monteleone, punta nel giro di qualche anno.

In cui masticherà tanta polvere, molto amara e senza succo di frutta.

Conoscerà e vedrà morire un papà non suo che doveva rimanere ancora al suo posto. Manterrà il ricordo sbiadito, molto sbiadito, di uno che ha fatto bene a non assumere il ruolo che gli sarebbe spettato.

Sa fare casino – fuori di casa – già da piccolo pur insospettendo i cari per la sua “solitudine” privata.

In compenso curiosità e buona memoria gli procurano un certo “credito morale” nei confronti delle maestre prima e dei professori dopo che lo renderanno un insopportabile rompicoglioni con gli occhi vispi, capacità di adattamento e senso del compiacimento che gli spianeranno la strada verso tredici anni di studi “volontar-obbligatori” di immodesto successo.

Nato in Febbraio (segno occidentale Acquario, cinese Topo, celtico Cipresso)  sottopone i familiari (il solo asse materno ad eccezione… della madre) alla scelta se cominciare la scuola elementare – dopo un anno di Asilo Comunale presso la VI Circoscrizione sotto gli ordini della severa ancorchè corpulenta maestra Augusta, ed un altro anno dalla buona e paziente Suor Francesca – con un anno d’anticipo o di ritardo.

Sveglio era sveglio, il Monteleone da bimbo, e si opterà per la prima soluzione.

Finirà la primina presso l’abitazione della maestra Meloni – altra corpulenta – e verrà successivamente tradotto presso l’Istituto Alfonso Frangipane per iniziare la 2a elementare.

Sezione D.

Dalla seconda alla quinta tra le prime cotte, amici che si trascina ancora dietro, e la passione per il diritto, le divise, le guardie e non i ladri.

Imparerà che il sole è una stella. Che la matematica c’è anche nella storia. Che nonna è Nonna e che Mamma è mamma. Che la Storia, se non seguita, può essere dolorosa (che ceffoni!) Che l’Europa ha troppe capitali. Che la pupù non si trattiene. Che non ci si fidanza per procura. Che la droga uccide anche chi continua a vivere.

Dalla D alla B in cinque anni. Un primato se non fosse per il fatto che non si tratta di una squadra di calcio, ma il passaggio dalla sezione delle scuole elementari a quella sperimentale, lingua Francese, di cui oggi la sua memoria è piena di ricordi.

Tre anni discreti che passano troppo in fretta. E finiscono con un OTTIMO.

Estati fresche. Estati sognate. Estati che cominciavano in bici e finivano con una ruota bucata e il primo acquazzone settembrino. Scottature, escoriazioni, palloni bucati o sequestrati. E la nonna vigile alla finestra. All’erta, ma non invadente. Buona. Troppo.

Antonino non riusciva a dormire senza che potesse rimanere con la mano attaccato al suo orecchio. Aspettava l’inizio dell’estate per passare la sera sulle sue ginocchia, in braccio, in quel balcone al primo piano di quella traversa, della quale conobbe, uno ad uno, i componenti delle 20 famiglie che vi risiedevano.

Viene lasciato libero di scegliere l’indirizzo degli studi superiori. Compie il primo grande sbaglio. E comprende la portata della parola “irreversibile“.

Non sa ancora chi sia Ricucci ma finisce a studiare come costruire protesi dentali. In un istituto privato in cui raggiunge due risultati. Il primo è diventare il primo diplomato con 100/centesimi dopo 4 anni dalla riforma Berlinguer e il primo rappresentante degli studenti in seno alla Consulta Provinciale degli Studenti di quella scuola.

Ciononostante mantenne immutata la passione per il diritto.

Sceglierà – facendo di necessità virtù – di studiare nella sua città d’origine. Neanche tanto origine se pensate che parliamo sempre di un vecchio a cui è stata comminata una pena per un non meglio specificato reato, da un non meglio specificato tribunale, per una non meglio specificata durata.

Da 1985 maturerà esperienze e passioni nei settori:

–          della lettura

–          delle donne

–          della scrittura

–          del giornalismo

–          della fotografia

–          dell’informatica

–          della radio-trasmissione

–          della politica

–          dell’associazionismo più variegato e conflittuale

–          delle scienze

Ricoprirà svariati ruoli minori. Sarà appassionato di sport ma scoprirà di essere scarso in tutti quelli che praticherà decidendo di fare il giudice di gara con risultati di gran lunga più soddisfacenti.

Farà attenzione ,dopo aver “sciuppato” una “scorcia di collo” sonora e a base di fosforo, che non è bene arbitrare tornei tra malati di ‘ndrangheta e sedicenti campioni incompresi.

Sarà sonoramente trombato alle elezioni universitarie credendo – anche se per pochi istanti e sotto effetto dell’alcool – di potercela fare.

Si ostina – nonostante numerosi inviti (anche minacce) in questo senso – a non lasciare la città di Reggio Calabria.

Sa che fuori non conterebbe mai un cazzo e finirebbe per tornarci. Vuole rimanere qui perché è convinto che sia – paradossalmente – necessario poco per cambiare quell’infinità di storture che attanagliano città e cittadini (complimento).

Conosce l’amore – beh quello anche prima – e storie a lungo (in)termine. Spazio anche all’ipocrisia, alle “parole che non ti ho detto” ed a “quelle che mai ti dirò“.

Lei poi è cresciuta. Lui poi continua a crescere. Le strade si faranno sempre più lontane.

Ha coltivato e soppresso amicizie di vario calibro. Oggi più che mai apprezza il valore dello scambio leale e disinteressato di pensieri, opinioni, esperienze, favori, disponibilità, gioie e dolori.

Un giorno scopre che il mondo non sempre sorride. Che le cose più care, nella vita, hanno un effetto “lampadina”. Oggi si accendono e domani… puff.

Nonna non sarà più la stessa senza comunque mai perder la prima maiuscola!

Il dolore è peggio di un cancro. Svuota, usura, piega, taglia.

Va a vivere da solo e impara che per avere un tetto dove dormire bisogna lavorare. Che per lavorare bisogna avere pazienza, buoni amici, e capire che niente si fa gratis.

Che se non lavi i piatti, puzzano. Che si stira prima di accumulare 30 camicie il primo di maggio. Che avere una casa pulita, qualcuno che ti chiede come stai e un po’ di stanchezza in corpo è una bella soddisfazione. Che la legge Biagi ha distrutto il mercato del lavoro. Che studiare e lavorare è davvero dura quando ci metti  in mezzo la voglia di fare tutto e finire col non fare nulla.

Non avrà mai una playstation.

E’ affascinato dalla visibilità, dall’essere al centro dell’attenzione ed ha piacevolmente scoperto una certa dimestichezza alla chiacchiera monologhista-informativa quando puntato dall’obiettivo di una telecamera.

Si concede il piacere del fumo del tabacco fermentato senza per questo essere scivolato nella pozzanghera melmosa della comune e fin troppo plebea sigaretta.

Vorrebbe finire al più presto gli studi Giuridici per capire il prima possibile che non riuscirà ad entrare in Magistratura perché figlio di sua Nonna e di sé stesso.

Prima lo scoprirà prima cambierà rotta. Scomparendo come già altri fecero nel triangolo delle bermuda dopo un disperato meidei!

Secondo alcune previsioni (deathclock.com) la sua morte è prevista il 13 novembre 2058.

Biografia a cura di  $”£$ç *ç°£L>.+
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antonino monteleone

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