Il salotto, la toga e le collusioni

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 8 - 2010ADD COMMENTS
 

di Antonino Monteleone e Claudio Cordova per Strill.it

“Se hanno messo una bomba davanti alla Procura Generale vuol dire che era un messaggio per la Procura Generale altrimenti la mettevano davanti la Corte d’Appello o in Tribunale”.
Nicola Gratteri, magistrato che conosce bene le dinamiche della ‘ndrangheta a Reggio Calabria, risponde alle domande di Fabio Fazio che lo ha ospitato nella puntata domenicale di “Che Tempo che fa” su Rai3.
“Non facciamo di tutto quello che sta accadendo un’insalata” – ha detto Gratteri quando Fazio gli ha ricordato l’attentato in Procura Generale e l’auto “che praticamente era un’arsenale” ritrovata il giorno della visita di Napolitano – “però è certo che la risposta deve essere adeguata. Altrimenti rischiamo grosso”.

“Non serve dire siamo uniti e compatti. Sono solo chiacchiere. Bisogna dare una risposta molto precisa a quanto accaduto”.

Gratteri inarca il sopracciglio e guarda lo schermo. Sembra dire qualcosa a qualcuno.

E lo fa mentre da ambienti investigativi, nonostante indagini che si svolgono nella massima riservatezza ed a ritmo serrato, trapelano alcune indiscrezioni che se confermate aprirebbero lo scenario più inquietante che si potesse immaginare nelle ore immediatamente successive al gesto che ha scosso l’opinione pubblica nazionale.

Salvatore Di Landro, il nuovo Procuratore Generale, avrebbe fatto saltare un ingranaggio che alcuni “principi del foro” hanno negli anni messo a punto e lubrificato con frequentazioni “nobilissime” nei salotti buoni della Città dello Stretto.

Troppe volte magistrati in prima linea hanno denunciato l’assottigliamento delle distanze tra chi difende gli imputati e chi li porta alla sbarra davanti ad un Giudice che, sulla carta, dovrebbe avere tre caratteristiche. Essere terzo, disinteressato e rispondere solo alla legge.

Lo disse, in tempi non molto lontani, Salvatore Boemi – il pm di “Olimpia” – e lo ripeté prima di concludere la propria carriera anche Luigi De Magistris.

Entrambi hanno lasciato la toga. Entrambi con la stessa amarezza.

La contiguità tra i diversi settori del grande comparto della Giustizia. Avvocati brillanti e rispettati che conoscono fin troppo bene il carattere, talvolta qualcosa di più, dei magistrati più “anziani” di ciascun distretto. I circoli, i club service, i ristoranti, i teatri, le logge massoniche. Con l’appartenenza ostentata negli uffici o in blindatissimi studi legali. Che sbriciolano quelle barriere ideali che gli sguardi più ingenui ritengono esistere ed essere insormontabili.

La distanza che separa guardie e ladri.

Le stesse di cui parla l’inviato speciale del SOLE 24 ORE Roberto Galullo che ha un blog intitolato proprio così. “Guardie e Ladri”.

Anche Galullo accenna all’inconfessabile verità che potrebbe venire fuori come una melma maleodorante che rischia di gettare un’ombra scurissima su una parte del lavoro di magistrati del distretto.

Mutare carriere e reputazioni di persone considerate incorruttibili e impavide.

“Forse la bomba a Reggio ha avuto anche il compito di avvertire almeno tre-persone-tre (di cui molti sanno i nomi, i cognomi e persino i soprannomi) che negli uffici giudiziari vivono e lavorano. Lavorano, magari, non al servizio della Giustizia.”

Scrive Galullo che affonda la penna “Conosco i nomi, i cognomi e i soprannomi di queste persone considerate da molti “ambigue”. Li conoscono anche coloro che potrebbero intervenire per rimuoverli. Ma non per spostarle da un ufficio all’altro (è già successo) ma per denunciarle e perseguirle. Le prove sono li, sotto gli occhi di tutti”.

Ora, in un Paese che vorrebbe almeno fingere, con una grande prova recitativa, di essere serio, le parole, chiare, chiarissime, di Galullo rappresenterebbero una “notitia criminis” su fatti che tutti, giustamente, si sono presi la briga di giudicare “gravissimi”.

Non in Italia, non in Calabria.

Gli scorsi giorni, presso gli uffici della Procura Generale, quelli colpiti dalla bomba del 3 gennaio, sono stati assai intensi: ispettori ministeriali hanno ascoltato i magistrati, hanno chiesto e ottenuto fascicoli e hanno passato al setaccio le storie giudiziarie degli ultimi anni.

Voci di corridoio raccontano di un Procuratore Generale, Salvatore Di Landro, assai deciso su un cambiamento di strategia nella gestione di un ufficio che, negli ultimi anni, aveva vissuto un periodo di serio appannamento.

I riscontri forniti da Di Landro agli ispettori del Ministero della Giustizia sarebbero assai duri e indirizzati verso determinate direzioni.

Insomma, qualcosa di strano potrebbe essere avvenuto. Se gli ispettori del Guardasigilli Alfano sono giunti in riva allo Stretto è perché, evidentemente, potrebbero esserci, come scrive anche Galullo, strane commistioni.

C’è una storia che vale la pena raccontare.

E’ l’operazione “Rosarno è nostra 2″, a svelarla. L’operazione ha consentito alla Squadra Mobile di Renato Cortese di stringere le manette ai polsi di alcuni affiliati alla cosca Bellocco di Rosarno, nei giorni in cui la piana era sotto i riflettori per la rivolta degli schiavi nordafricani, un avvocato molto noto, Armando Veneto, secondo le ipotesi investigative, consigliava ai suoi clienti quando presentare le istanze di scarcerazione perché a conoscenza – secondo la Procura – della “linea di pensiero” di alcuni presidenti di Sezione; così anche dietro la Procura Generale si nasconderebbe la garanzia di “benevolenza” di un avvocato al suo cliente condannato all’ergastolo.

Potrebbe essere un esempio eloquente rispetto alla gestione, evidentemente distorta, della Giustizia, messa in atto da alcuni soggetti.

Meccanismi strani, lo abbiamo detto. Il nuovo Procuratore Generale Salvatore Di Landro, venuto a conoscenza di alcune circostanze poco chiare, avrebbe spezzato tali meccanismi decidendo di scombinare le turnazioni di tutti i sostituti.

Scompaginando così i piani di chi potrebbe addirittura speso, senza titolo, un’amicizia illustre per raggiungere obiettivi che nessuno si sarebbe mai sognato di assecondare, se lo avesse saputo o capito.

Cambia il PG e durante le udienze la musica cambia.

Così viene armata la mano di chi di dovere, manovalanza al servizio di quelle cosche di ‘ndrangheta dotate dell’autorevolezza per compiere un gesto simile. Quelle cosche i cui rampolli non vivono certo lontano dagli stessi circoli frequentati da buoni e cattivi nello stesso tempo.

E il botto fuori dalla Procura diventa un segnale. Un segnale con due soli significati possibili.

Per Salvatore Di Landro, perché capisca che questa “turnazione” non è buona.
Per chi potrebbe aver tradito il proprio giuramento. Perché – come scrive Galullo – le cosche vogliono “ricordargli che devono trovare una soluzione. Altrimenti…”

Una mazzata colossale contro la crescente fiducia dei cittadini nei confronti della magistratura e delle Istituzioni in generale attorno alle quali, in tanti, hanno cominciato a fare quadrato.

Una dimostrazione che le cosche penetrano in ogni palazzo. E che venisse anche il Presidente della Repubblica, le strade sono le loro.

Ad un mese dalle elezioni regionali, un avvertimento chiaro.

E però la bomba del 3 gennaio potrebbe essere, paradossalmente, catartica. Non è escluso che altre ispezioni ministeriali possano interessare, ancora, gli uffici della Procura Generale, ma, secondo indiscrezioni, il materiale raccolto fin qui dagli inviati di Alfano sarebbe tutt’altro che lusinghiero sull’operato di alcuni operatori dell’ufficio.

E la conseguenza sarebbe inevitabile: i trasferimenti immediati dei soggetti interessati.

Questa è la tua casa – di Giusva Branca

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 7 - 2010ADD COMMENTS

Venerdì ho ricevuto, tra tante splendide attestazioni di soliderietà, stima e affetto, una lettera di una persona per me molto importante. Mi sono formato cominciando con un’esperienza televisiva in una giovane emittente guidata da Eugenio Marino che, con severità, ha corretto molti dei miei difetti. Caratteriali e tecnici. Poi sono arrivato ad una scuola. Alla scuola di Giusva Branca, ho imparato ancora di più e mi sono scontrato quotidianamente per un anno bellissimo trascorso a Telereggio. La mia avventura cominciava con strill.it quando non ci conoscevamo ancora e questo blog era stato notato.

Oggi per me Giusva è un amico. Un fratello. Anche un papà.

Pubblico la sua lettera che mi ha stretto il cuore.

di Giusva Branca dal suo blog

Caro Antonino,

stanotte sei stato vittima di una tipica vigliaccata mafiosa. Ti hanno incendiato l’auto, i canoni dell’avvertimento sono stati rigorosamente rispettati.

Hai scelto, da tempo, di vivere fino in fondo la professione, a Reggio, nell’unico modo che conosci e – ti dico con orgoglio – hai preso alla lettera, ma migliorandone i canoni di applicazione, i primi rudimenti che personalmente ed attraverso Strill.it (tua prima “casa” che, in quanto tale, resta e resterà sempre tua) ti offrii ormai 4 anni fa.

Chi ci legge deve sapere che le più feroci discussioni su tematiche inerenti la nostra professione le abbiamo fatte tu ed io. Così distanti, così vicini nei nostri modi di essere, di pensare.

Lo sfregio fatto a te, stanotte, è fatto a tutti noi di Strill.it, ma è fatto a tutta la comunità per bene di questa città.

Ora, caro Antonino, su quanti siano – effettivamente – i reggini per bene mi interrogo silenziosamente da tempo, ma tu sei certamente non solo uno di questi, ma anche uno dei pochi che si batte per l’affermazione piena di uno status che, altrimenti, rischia di restare solo una sommessa dichiarazione di principio.

Molte cose di te le ammiro, altre te le rimprovero, qualcuna te la invidio.

Tra queste ultime ci sono certamente la capacità straordinaria di affondare, concettualmente prima e per iscritto poi, il coltello nella piaga, di isolare il bubbone con precisione chirurgica e di portarlo a galla vestito anche di una godibilissima ironia.

Potrei dirti e ti dico un banale “Non mollare”, caro Antonino; come persone, nei nostri singoli blog e – assieme al nostro manipolo di giovani amici e colleghi con “due palle così” – su Strill.it, siamo uniti da in invisibile filo. Lo sai, molte cose le vediamo nel medesimo modo se si parla di obiettivi di fondo, spesso in maniera diametralmente opposta rispetto alle modalità del loro perseguimento.

Non pensare che siamo diversi in maniera inconciliabile; è solo una questione di età: 18 anni di differenza, alle nostre età, si sentono, ma va bene così, credimi.

Vorrei anche dirti pubblicamente: non sentirti solo e non isolarti. Vai, vieni, torna, riparti, stai a Reggio, a Roma, a Milano, a Palermo, dove ti pare, ma ricorda sempre, come uno dei migliori figli, che la tua casa, il tuo rifugio sicuro, il posto dove litigare ferocemente con “papà, mamma, fratelli e sorelle” è Strill.it, vera sacca di libertà espressiva reale che la città abbia espresso e che tu hai contribuito a far crescere fin dalla prima ora.

Con stima pari all’affetto ti abbraccio caramente.

Il tuo direttore

C’è una pista

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 7 - 20109 COMMENTS
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FIAT – nuova linea di produzione invernale

C’è una pista. Troppi indizi che lasciano capire che le ipotesi più verosimili possono ridursi alle seguenti circostanze.

1) Tutte le carte auguri degli operatori di telefonia mobile, penso alla Christmas Card di Vodafone, cominciano a scadere proprio tra fine gennaio ed i primi di febbraio. E’ chiaro che qualcuno volesse mandarmi un messaggio per il mio compleanno e, non avendo credito sufficiente, ha preferito una via alternativa per manifestare il proprio “calore”. I sospetti sono fortissimi dopo un’interminabile attesa al 190.

2) Il secondo scenario, più stimolante, sarebbe da inquadrare nel mio sostegno incondizionato verso gli operai della FIAT vittime dell’industria all’italiana. Intascare contributi ed incentivi dei contribuenti italiani e realizzare esternalità economiche positive all’estero. Per questo è ora che tutti ce ne ricompriamo una, di FIAT. E quanto accaduto rientra in preciso – e condiviso – piano di eco-incen-tivi.

3) Altrimenti non mi rimane che chiedere conto ad Apple ed Adobe. Da quando mi sto dedicando ad apprendere i rudimenti di After Effects e Motion ho rischiato di farmi prendere la mano. Non vorrei che l’effetto “flame” fosse più realistico di quanto pensassi finendo con l’esagerare. Ma l’ipotesi è da scartare. Non siamo mica al Filmfest!

E quindi basta con la “retrospettiva”. E basta anche con il cazzeggio.

Quello è ciò che rimane della mia macchina. La mia anche se qualcuno ha precisato che fosse intestata a P.T. 39 anni. La mia perché degli appena 50mila kilometri in due anni e pochi mesi ne ho percorsi oltre 48mila in giro per l’italico stivale.

Dopo averci scherzato su, per anni, con gli amici (e non) dicendoci che tanto “prima o poi…” mi sono sentito l’odore del fuoco nelle narici ed ho ancora impressi i fotogrammi e quel rumore sordo delle fiamme.

La vicinanza di quanti mi hanno raggiunto nei minuti successivi ha attenuato l’amarezza. Ma avere urlato dal balcone “Bastardi!”, perché avevo capito e visto! che qualcosa non andava in quelle persone appostate all’angolo della strada di casa, mi ha fatto sentire un po’ coglione.

Se mi capitassero sotto tiro o se li avessi visti in faccia, non rivelerò nulla più di quanto non apparso sui giornali perché è bene che gli investigatori seguano le piste “vere”, con cattiveria gli tirerei in testa un dizionario.

Sto scrivendo di domenica mattina dopo un evento accaduto tra giovedì e venerdì. Non sono più sul pezzo, mi direte.

Ma non mi andava, e non mi va, di piangermi addosso.

Avrei voluto, invece, pubblicare qualcosa di più succulento. Perché siamo in campagna elettorale ed anche se la tanta solidarietà ricevuta mi ha commosso sono certo che qualcuno di essi riceverà, nelle prossime settimane, qualche dispiacere.

Perché il modo migliore di ricambiare l’affetto di ciascuno di voi (sto ancora rispondendo ad un centinaio di mail arretrate), dei colleghi che mi hanno offerto spazio, di tante persone che ho sentito vicine, è di continuare a fare quello che – forse – mi ha provocato la più visibile di tante spiacevoli conseguenze.

Vorrei, ma è meglio non accennare alle persone care che vorrei adesso fosse più tutelate di me.

Un giorno voglio dei figli e per amore loro non posso smettere di fare quello che ho fatto ieri, che avevo vent’anni e una manciata di sogni, e quello che faccio oggi, che di anni ne ho pochi di più e i sogni sono diventati progetti.

Secondo molti dovrei decidere se rimanere o andare. Ed assumere comportamenti diversi in base alla decisione. Ho lasciato nel pomeriggio la Città anziché farlo la mattina, in macchina.

Il “contrattempo” mi ha obbligato all’aeroporto. Nessuno si sogni che viva la lontananza come un esilio. Continuo a lavorare su e giù per l’Italia come faccio da qualche mese, con discreti risultati.

Ma ci sono troppe cose che, al mio ritorno, non riempiono adeguatamente le pagine dei giornali. Pensate che ieri, il più letto in città ed in regione, ha perfino dato la notizia di quanto accaduto. Ehi! Non cadete dalla sedia. Erano appena 1000 battute.

Grazie a tutti gli esponenti del mondo politico, sindacale, della società civile e non solo mi hanno espresso vicinanza. Qualcuno non lo conoscevo di persona, di altri non avevo certo parlato a lingua morbida, ma devo dire loro “Grazie!”.

Non sono l’unico, né il primo e né l’ultimo a cui viene restituita la cortesia di un’attenzione oltre la soglia consentita. Che si traduce nella fotografia di un manipolo di relatori dietro alla scrivania di un convegno. O in una di quelle conferenze stampa senza domande. O, peggio, di una di quelle conferenze stampa dove la domanda più impertinente è “Ma il Sud, Presidente, ce la può fare?”.

E mentre le bombe e le minacce proseguono contro magistrati ed amministratori, noi giornalisti dovremmo sentirci offesi. Di esser costretti a perdere tempo parlando di noi!

Mi sono sempre sentito un mezzo orfano. Però ho scoperto di far parte di una grande famiglia (non ho detto “famigghia”). Siete voi.

Continuerò a farvi incazzare. O sorridere.

C’è una pista. Forse a Gambarie. Ma è chiusa.

Chi si ferma è perduto.

antonino monteleone

p.s: torno ad ascoltare un brano di Eros Ramazzotti molto in voga di questi tempi. “Fuoco nel fuoco”. Non è male. Na na na na na;-)

Le figuracce del PD in Calabria e Campania

Posted by Antonino Monteleone On febbraio - 2 - 20107 COMMENTS

A metà gennaio si parlava di accordo certo con l’Udc per superare la candidatura di Loiero che non piace più a quelli che appena cinque anni fa si inventarono le primarie farsa dei “grandi elettori” del centro-sinistra calabrese.

Spuntò fuori il nome di Roberto Occhiuto, ex consigliere regionale oggi deputato Udc, e lo scenario che si sarebbe aperto lasciava spazio ad enormi riflessioni. Anzi ad una considerazione.

Il Partito Democratico calabrese, ancora troppo dipendente dal sistema – anzi dal network – di Tonino Saladino (compagnia delle opere e compagnia cantando) fu determinante nell’elezione di Loiero. Il suo primo vice, Nicola Adamo, assieme alla moglie Enza Bruno Bossio, era ed è al centro di affari dalle cifre milionarie che dai fondi comunitari per progetti inesistenti passano dall’eolico fino ad arrivare alla somministrazione del lavoro interinale. Negli uffici della Regione Calabria, ma non solo.

E con l’Udc cosa sarebbe cambiato?

Molto poco.

Roberto Occhiuto, non tutti forse lo sanno, molti fanno finta di non ricordarlo, è legato a doppio filo a quel Tonino Gatto, uno dei top manager della Despar Italia, finito sotto la lente di ingrandimento della magistratura per alcune movimentazioni finanziarie non molto chiare.

Lo stesso Tonino Gatto che, due anni fa, ammise di avere finanziato con 50mila euro la campagna elettorale di Agazio Loiero nel 2005.

E Gatto fu socio in affari di Roberto Occhiuto nella compravendita dell’emittente televisiva cosentina TEN – Tele Europa Network.

Ora il PD in Calabria continua a brancolare nel buio e molti dei gerarchi del partito perdono il sonno solo al pensiero che il candidato unitario del centro-sinistra possa essere quel Pippo Callipo lanciato da Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris già alla fine dello scorso anno.

Annullate le primarie non rimarrà che affidarsi all’inquisito Loiero che aveva promesso che non si sarebbe ricandidato in caso di rinvio a giudizio nell’inchiesta Why Not, quando sapeva che avrebbe scelto il rito abbreviato che è la richiesta di un giudizio immediato.

Oggi che l’accusa gli contesta “solo” l’abuso d’ufficio, quasi quasi esulta. Con una nota del suo portavoce (ma è ancora Lullo Sergi o Antonio Soluri?) si mostra sereno, quasi ad ostentare una gravissima ipotesi di reato.

Si rischia di fare la fine della Campania che candida l’inquisito De Luca, sindaco di Salerno. Perché i tempi stringono e non c’è nessuno che voglia farsi avanti in una battaglia che sembra già persa.

Le risposte di Bersani di questo pomeriggio, non rincuorano affatto.

antonino monteleone

p.s.: mentre finisco di scrivere, a Lamezia Terme, si svolge l’assemblea del PD calabrese. Per decidere con chi perdere. Galline che si azzuffano. Per finta. L’unico progetto che hanno in mente è non perdere nemmeno un pezzo del potere accumulato.

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Ipocrisie giudiziarie

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 27 - 2010ADD COMMENTS

Perdete qualche secondo per leggere quanto sotto. Notate qualche differenza?

Continua l’escalation delle intimidazioni che da obiettivi più generali comincia ad entrare
nello specifico nei confronti dei singoli magistrati impegnati in processi e indagini rilevanti nei confronti delle cosche reggine: non si puo’ che continuare nella politica giudiziaria
della fermezza e della legalità
“.
Cosi’ il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha reagito alla notizia delle minacce della ‘ndrangheta al pm della dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo.
Sono state immediatamente rafforzate le misure di protezione nei confronti del collega – ha aggiunto Grasso – a dimostrazione che continua la vicinanza dello Stato a tutta la magistratura sia requirente che giudicante“.
Agenzia ANSA 25 gennaio 2010

***

«Si esprime parere contrario alla designazione da parte del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, del sostituto Giuseppe Lombardo alla direzione distrettuale di Reggio Calabria, riservandosi di esprimere ulteriore parere alla luce di una integrazione del provvedimento in esam
Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, 17 gennaio 2007

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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