Ho letto qualche giorno fa su tgcom (ICO aggiungo io) una notizia riguardante il boss della camorra, Raffaele Cutolo, agli arresti dal ’63 ed attualmente detenuto al supercarcere di Belluno dove sconta 8 ergastoli, in particolare i tentativi che avrebbe posto in essere di mettere al mondo un figlio. Tentativi falliti.
Dice di volere regalare un figlio alla moglie.
Voglio fare qualche considerazione.
La prima riguarda la giustizia italiana. Cutolo non si è mai pentito. Ha fatto il camorrista fino in fondo e sostiene di essere orgoglioso di quello che ha fatto. Di essere stato a «capo di un esercito di 6000 uomini».
Credo sia gusto che uno sporco mafioso, camorrista, ndranghetista e compagnia cantando marcisca in carcere.
Mi fa riflettere come siano sempre di meno quelli che scontano le pene loro irrogate per intero. Cutolo è uno dei pochi. Ha sbagliato. Paghi. Non si è pentito e pace all’anima sua.
Se qualcuno in queste righe ha pensato che abbia voluto fare il difensore di un boss, si sbaglia.
La mia era solo una considerazione. Una considerazione che non può prescindere dal fatto che per quanto una pena possa essere dura, meritata, necessaria, motivata, il carcere è tremendo.
La seconda considerazione. Permette di capire meglio la prima. E’ più cinica e poco simpatica.
Se ha già tentato, caro Cutolo, ad avere figli ed il buon Dio non glielo ha permesso non ritenti. Evidentemente in alto si è ragionevolmente scelto di non farle inquinare il mondo.
Una cosa che ha detto la riporto, dedicata ai giovani partenopei (tra i quali qualcuno vorrebbe diventare un buon camorrista): «Studiate e lavorate. Il crimine non paga.»
Antonino Monteleone



