
Quando qualcuno ci accusa di qualcosa di completamente falso la cosa migliore è far scivolare tutto sul ghiaccio dell’indifferenza. Questa soluzione vale per ciascun libero cittadino nello svolgimento della propria vita privata e personale.
Se però ad essere accusato è un cittadino che riveste un incarico pubblico, anche elettivo, questi deve immediatamente rispondere con fatti (non parole) che possano far crollare le accuse rendendole calunnie. Alla luce del sole.
Veniamo a noi. E’ da qualche settimana, in Calabria, che circola la voce (una notizia diffusa da ADNKronos) che 11 (sic!) consiglieri regionali sarebbero stati sottoposti ad una misura giudiziaria che gli è costata il sequestro del passaporto nell’ambito delle indagini sul delitto “Fortugno”.
Immediata la smentita del Procuratore Nazionale Antimafia – Pietro Grasso – che ha riferito di «non avere avuto notizie, dalle procure interessate, dell’adozione di simili misure». Anche altri consiglieri regionali hanno risposto con indignazione, definendo “calunniose” affermazioni di tale portata.
Diverse però le voci fuori dal coro, in ambienti del centro-destra, che sostengono invece la veridictà dell’informazione. Tra gli altri la più convinta è stata Angela Napoli (AN), in forza all’ANTIMAFIA nazionale.
Io non intendo schierarmi nè con l’una nè con l’altra parte.
Da cittadino ritengo che un gesto di profonda moralità per la classe politica calabrese, la cui probità è, oggi più che mai, in discussione che TUTTI i consiglieri regionali mostrassero il loro passaporto rispondendo con i FATTI ai cittadini elettori che hanno il diritto di sapere.
Dunque la provocazione. Cari ONOREVOLI (se ancora l’onore vi è rimasto) TIRATELI FUORI. I passaporti ovviamente. Con il passaporto in mano dimostrerete anche di avere anche quelli a cui i “maliziosi” avranno già pensato.
Antonino Monteleone


