"Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare…"
Un mito, un ideale, una traccia. Luglio è un mese pieno di cose da ricordare. Fatti, luoghi, uomini. E Paolo Borsellino era uno dei pochi – nella Sicilia degli anni di maggiore spietatezza ed impunità mafiosa – a potersi definire tale.
Quando il lercio mafioso penetrava in tutti i meccanismi dello Stato (talpe dalla questura alla procura!) erano in pochi ad avere il coraggio di lottare a viso aperto e l'incoscienza di immaginare che tutto sarebbe finito, che si sarebbe combattuto non inutilmente.
Forse avrebbe fatto meglio a dedicarsi alla famiglia visto come quello Stato, in cui lui credeva, ha inteso oggi continuare combattere la mafia, a suon di clamorosi arresti in concomitanza di scadenze elettorali.
Ma lasciamo perdere.
Borsellino non era il tipico giudice comunista e giustizialista. Di quelli che con gli occhi bendati dispensavano carcere istruendo fallimentari processi ad minchiam. Lavorava con piglio decisio, ma con raziocinio ed oculatezza. Per questo faceva paura e diventava sempre più scomodo.
Di lui si sa un po' tutto.
Origini modeste. Cresciuto, da bambino, nello stesso quartiere che fu di Giovanni Falcone e di Tommaso Buscetta (la vita!). Fu studente FUAN, militante attivo nel MSI che fu di Almirante e che dallo stesso fu votato come Presidente della Repubblica all'undicesimo scrutinio dell'elezione che poi vide vincitore (al tredicesimo) Oscar Luigi Scalfaro.
Entra in magistratura appena ventitreenne, fresco di laurea e da giudice in cause civili finisce a combattere la mafia qualche anno dopo.
Non si tirò indietro e pagò con la vita. Aveva tracciato con puntualità l'asse politico-masso-mafioso che imperava in Sicilia, ma non solo. E quando scoperchi certi calderoni, quando tocchi poteri forti.. sei nei guai.. lui lo sapeva. Voleva accelerare, ma non riuscì a concludere il suo lavoro e chi gli e succeduto si è dimostrato non all'altezza del problema.
Oggi manifestazioni, conferenze, tavole rotonde, dibattiti pubblici. Parole al vento. Ciò che di significativo si registra è la partecipazione dei bambini che sembravano non ripetere più i soliti luoghi comuni contro la mafia e la mafiosità. Sembrano aver compreso il problema.
Nella speranza che "se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo".
Oggi quello che desta le preoccupazioni di sempre, vecchie e nuove quindi, è la compromissione totale del mondo politico.
Con loro, ma anche con il giudice Falcone, furono spezzate le vite di tanti "ragazzi" delle scorte. Gente che non arrivava a due milioni di lire al mese lordi!
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Non dimentichiamo, MAI!
Ciao Paolo!
Antonino Monteleone



