Silenzio, parla Agnesi. Quella pubblicità mi manca parecchio. Stessa cosa non potrò mai dire dei peggiori spot e manifesti elettorali che la storia di questa città ricordi. Campagna elettorale che si conclude più o meno come è iniziata. Un incendio negli scantinati di Palazzo San Giorgio a fine estate, la segreteria di una candidata messa a soqquadro ieri. La qualità? Pessima. Pessimi i candidati. Pessimi gli argomenti. E probabilmente pessimo anche l’elettorato di cui faccio parte.
Ma oggi scatta il silenzio elettorale. Silenzio.
Qualche giornalista fa lo spiritoso e la chiama ancora pausa di riflessione. Su cosa riflettere?
Semmai in molti pregheranno. Che il “candidato” ce la faccia. Che trovi uno straccio di lavoro per sé o per un figlio (1352 candidati ne hanno promessi circa 2000). Che quella commessa possa arrivare. Che magari quel progetto – anche solo un angolo, una mattonella – lo faccia il mio studio.
Silenzio elettorale. E tacciano anche molotov, stracci incendiari, teppisti last minute, macellai del pneumatico, virtuosi del chiodo contra carrozzeria. Tacciano anche i valzer delle “solidarietà”. Non saranno riportati. Troppo comodo essere vicini e indignati nei confronti della vittima di turno.
Chissà con quanto le vince…ehm…chi le vince queste elezioni…!
Io le mie le ho perse (sconfitto in Consiglio di Facoltà) e ricordo a me stesso che dalla maggiore età non ho mai votato un candidato risultato eletto, né ho partecipato ad un referendum che abbia raggiunto il quorum.
Questa volta invertirò la tendenza. Come l’americano medio che ha ri-votato Bush. La solita lotta tra il peggio e il meno peggio. Meglio una sincera immodestia che una falsa umiltà.
Antonino Monteleone


