Archive for luglio, 2007

ROM: la convivenza non è un valore condiviso

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 25 - 2007

di Antonino Monteleone
per www.strill.it

All’indomani dai “fatti di Ciccarello” ci si è chiesto a che punto si possa mai arrivare.

Se è possibile che un uomo, per colpa di un mancato incidente automobilistico, venga accerchiato da una trentina di individui, da questi pestato e minacciato poi, riuscendo miracolosamente a tornare a bordo della propria autovettura e guadagnare l’uscio di casa, che gli venga ribaltata e presa a colpi di pistola l’autovettura, ci sembrerebbe di vivere una scena da ghetto americano.

Se ci aggiungiamo che la vittima, perché di questo si tratta, in preda ad un panico difficilmente descrivibile (e non ci proviamo nemmeno) imbracci il suo fucile legalmente detenuto, ferisca un suo aggressore e finisca soltanto egli in carcere, è facile capire che ci troviamo in Italia. Parallelo 38.

C’è una comunità che fa – forse suo malgrado – parte di questa città, ma che nei fatti con questa non ha mai voluto convivere.

E ciò va detto. Giù la maschera del falso buonismo. La comunità rom non si è integrata nel 2007 e difficilmente lo farà adeguatamente nei prossimi anni.

Abbattere – a dire il vero ancora non del tutto e malamente  – un ghetto di 40 famiglie e crearne uno nuovo di 92 è una mossa sbagliata senza ombra di dubbio, ma sparpagliare qualche famiglia a caso qua e là all’interno del tessuto urbano si rivelerà inefficace.

Esistono, e il cronista non può non prenderne atto, membri della comunità rom che avranno un futuro e che a questa città potranno dare qualcosa. Perché scolarizzati, perché fortunatamente hanno scelto una strada differente. Ma altri ancora dicono, con i fatti, di non appartenere ad un modello civile di condivisione di valori come il rispetto e la pacifica convivenza.

Ci sono i rom che lavorano ogni giorno (si pensi alla cooperativa sociale di recupero dei rifiuti ingombranti) così come ce ne sono altri che ogni giorno si preoccupano di macchiare la loro reputazione.

Ma è così anche per i “non rom” così come definisce i cittadini ordinari il Presidente dell’Opera Nomadi, Giacomo Marino.

L’Opera Nomadi si impegna presso le istituzioni facendo presenti le istanze della comunità rom. Ultimamente continua a denunciare l’inefficacia della dislocazione delle famiglie, la creazione di un ghetto (ad Arghillà) più grande del precedente “208″ e l’assenza di una politica inclusiva dei rom nel tessuto sociale, nonché  un inefficace impiego delle risorse economiche da parte del Comune.

Va dato atto a Marino di sostenere un carico non facile di richieste anche eccessive rispetto ai doveri che la comunità rom sente di essere chiamata ad assolvere in un contesto civile ed agli stessi diritti realmente in capo ad essi come a qualunque altro cittadino.

E’ strano, usando questa parola plurivalente che consente di ometterne altre come emblematico, preoccupante o addirittura insolente, che chi tutela i diritti dei rom, non abbia la compiacenza non già di condannare il singolo furtarello, l’intimidazione o le molestie che centinaia di persone comuni subiscono nel loro quotidiano, ma un fatto di inaudita gravità e sconsiderata arroganza civile.

Abbiamo chiesto dunque a Giacomo Marino cosa ne pensasse dell’episodio e per quali motivi l’Opera Nomadi abbia taciuto.

Sorpresi abbiamo dovuto annotare sul taccuino che silenzio c’è stato perché durante i fatti “l’Opera Nomadi non era presente” e che in fin dei conti la lettura dei fatti “è stata di parte“. Parlando di “giornalismo razzistico” ha dichiarato di “non negare che il ghetto di Ciccarello produca un certo tipo di dinamiche” sostenendo le ragioni delle famiglie di Ciccarello che – dal canto loro – hanno rivendicato il rischio che la vittima dell’aggressione esplodendo quei colpi di fucile ha corso di “colpire dei bambini“.

Difficile credere che a pestare l’uomo di 53 anni, a rincorrerlo fin sotto casa, sfasciargli la macchina e prenderla a colpi di pistola ci fossero dei bambini, ma tant’è.

La stampa ha condannato il rom senza condannare il non rom” dimenticando che i rom erano qualche decina mentre il “non rom” era solo e terrorizzato dalle botte e dalla ferocia del “branco”.

Posto che questo termine sia consentito. Infatti Marino fa notare “come qualche giornalista abbia parlato di una “mandria” di rom forse esagerando.

Ma non ci sembra di usare ferocia lessicale utilizzando la definizione, certo più calzante, di branco.

Trenta soggetti commettono reati di varia natura certamente aggravati dalla “forma associativa” attraverso cui sono stati posti in essere e non succede alcunché. Un altro soggetto si difende – eccessivamente, ma è più facile da catturare e viene arrestato. Questi i fatti. A prescindere dai punti di vista.

L’Opera Nomadi ha sbagliato a non esprimersi subito sulla vicenda e ciò non fa che procurare un danno alla stessa comunità che perde credibilità nella misura in cui la perde quel soggetto che tutela i suoi diritti in seno alle istituzioni… dei “non rom”.

Scarica l’intervista in formato .mp3 cliccando qui!

(Click col tasto destro – - – > “Salva oggetto/destinazione con nome”

LA RISPOSTA DI OPERA NOMADI QUI

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In attesa di diventare ultrà.

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 25 - 2007

In una settimana due cosche della città del nulla vengono decapitate. Entrambe dominavano il territorio di loro competenza senza neanche faticare troppo. Lo sapevano tutti, mancava solo un'indicazione sulle guide turistiche. In effetti la lupara dalle pagine utili come simbolo di Reggio è sparita qualche anno fa, ma c'è sempre tempo per rimediare.

A ben guardare il ritorno di Boemi "rischia" di produrre risultati sorprendenti.

Proprio Salvatore Boemi dice – finalmente! – che in procura c'è (o ci sono?) una talpa! E' questo mi fa pensare che lo stesso, con l'abilità e l'istinto che di certo non gli fanno difetto, abbia avviato un'indagine riservatissima per venire a capo di una situazione che un po' tutti gli addetti ai lavori hanno notato.

Temo che un'affermazione come quella della presenza di un pool capace di produrre risultati possa essere presa dal CSM come una seria minaccia alla stabilità degli interessi criminali e quindi procedere con una "nuova promozione" del magistrato.

Ora la gente comincia a fare il conto delle cosche che mancano all'appello. E ce ne sono! "De Stefano – Tegano", "Imerti-Condello", "Serraino", "Latella", and much more!
 La stessa gente che il nuovo capo della Squadra Mobile, Cortese, vuole "capace di indignarsi" lo farà se la spinta investigativa sarà uniforme, omogenea ed equilibrata. Se l'azione giudiziaria sarà coerente, efficace ed intransigente.

Allora sarà possibile pretendere che le persone tornino a metterci la faccia contro la silenziosa e invisibile morsa mafiosa.

Quando non si guarderà più in faccia nessuno a qualunque livello.

Nel frattempo il supermegaprefettogenerale Luigi De Sena lascia Reggio Calabria.
La sua missione è compiuta. Dopo l'omicidio Fortugno fu inviato con poteri straordinari e lui in meno di due anni è riuscito a ristrutturare completamente la facciata del Palazzo del Governo di Piazza Italia. Belle luci. Adesso andrà a ricoprire l'incarico di Vice-capo della Polizia. Chissà cosa c'è da fare lì. Scherzo Prefetto!

Ma l'hanno rimossa proprio sul più bello!

Tornando al "Caso Reggio", quello vero…

Mi fido di Boemi molto più che di De Magistris, ma è ancora troppo presto per fare i "tifosi" dei magistrati. Quando sarà maturo il tempo diventeremo ultras, ma la fiducia da conquistare è ancora tanta!

Possiamo iniziare con piccoli gesti quotidiani. Possiamo partire cambiando macelleria, negozio di cellulari, agenzia immobiliare, gelateria, ristorante, impresa edìle, clinica e quando avremo voglia di anguria la potremmo comprare al supermercato mangiandola a casa. Chi vuol intendere, intenda!

Antonino Monteleone

Scrivi qualcosa per me!

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 23 - 2007

Sfoglio Calabria Ora e scopro che l'incompatibilità del consigliere-poliziotto di Alleanza Nazionale, Massimo Labate (arrestato per voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa), era stata sollevata dall'opposizione interpellando Sindaco, Presidente del Consiglio Comunale e prefetto De Sena.

Marco Minniti – oggi Vice Ministro agli Interni – presentò una interpellanza a risposta scritta all'allora Ministro degli Interni Beppe Pisanu denunciando la violazione dell'art. 63 del D.Lgs 267/2000.

Marco Minniti, che con la vittoria di Prodi è diventato Vice proprio in quel dicastero al quale scrisse chiedendo lumi sull'atteggiamento dell'amministrazione Scopelliti, non fece nulla per risolvere una situazione di conflitto persistente fino alla seconda settimana di Giugno (durante la quale Massimo Labate lasciò l'incarico di Presidente della Commissione tecnica di Controllo della Leonia Spa – che gestisce lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a Reggio Calabria).

E' certo però che Marco Minniti qualcosa l'ha fatta "per" Massimo Labate.

Egli fa parte di quel magnifico squadrone di facce di cu*o che hanno votato l'indulto esteso anche al reato di voto di scambio ex art. 416 ter del Codice Penale.

Evvai!

Antonino Monteleone

Addirittura!

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 21 - 2007

Tribunale di Reggio Calabria

A Reggio Calabria è bastato che passassero due mesi dal rinnovo del consiglio comunale perchè uno ricevesse un avviso di garanzia ed un altro fosse addirittura tratto in arresto. Volendo abusare della parola addirittura, si dica anche che addirittura il consigliere arrestato era anche un poliziotto, e che, sempre addirittura, entrambi i consiglieri (l'avvisato e l'arrestato) hanno incrementato – e di molto – il loro consenso elettorale.

Addirittura sembrerebbe che la cosca Libri sia diventata egemone a Reggio Calabria imponendo il pizzo senza badare alla collocazione territoriale dell'appalto. Questo potrebbe innescare addirittura qualche attrito tra clan.

Negli ultimi 10 giorni sembra si stia muovendo qualcosa di importante. Viene catturato il latitante Bellocco. Decapitata (per la seconda volta) la Medusa criminale di Rizziconi con la cattura del boss Teodoro Crea. Sequestrati beni per oltre 60 milioni di euro. Arrestati 15 uomini legati alla cosca Libri. Addirittura!

Prendetela come una provocazione. Qui sembra siano saltati importanti accordi. Qualcuno - vedendo arrivare gli uomini della DIA – avrà addirittura detto ad un altro "ma l'onorevoli non ti rissi chi era tuttu a postu?"

La puntata di W L'italia Diretta da Locri ha raccolto moltissime critiche. Si è parlato di "piazza vuota creata ad arte". Di transenne. A Napoli nella puntata con Tano Grasso, c'era molta più gente. A Locri anche dietro le transenne, le persone erano qualche decina. E il Sindaco di Locri? E il "comitato dei sindaci della Locride"?
Gratteri ha ragione quando dice che le istituzioni devono fare 2 passi avanti prima di aspettarsi una risposta dalla cittadinanza. Però aldilà di un intento doloso di Riccardo Iacona, credo che quella piazza si sarebbe potuta riempire.

A De Magistris hanno contestato l'essere andato in ferie. Addirittura anche il fatto di avere scelto Eurodisney come destinazione per i suoi figli. Eh no caro Gigi, non puoi mica divertirti tu che indaghi sulla politica Calabrese. "L'avete visto? Va in vacanza ad Eurodisney! Ma cosa volete che di serio esca fuori da quell'inchiesta?" Qualcuno ha la faccia tosta di pensarlo.

E' come se io dicessi Tizio è stato condannato per corruZZione! E gli altri rispondessero! Ma smettila, corruzione si scrive con una ZETA!

A proposito di doppie. L'immagine che vedete in alto è significativa. Di quanto le istituzioni giudiziarie vengano curate in immagine e prestigio.

Antonino Monteleone

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In un altro paese

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 19 - 2007

Falcone & Borsellino
 
 
 
"In un altro paese gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale…
in Italia avvenne proprio il contrario."
 
 
 
 
 
 
 
 
In un altro paese i Tribunali non sarebbero degli scantinati sudici.
In un altro paese i Giudici non pagherebbero la benzina per le auto di scorta.
In un altro paese i mandati di cattura non sarebbero ridotti per mancanza di carta per fotocopiare.
In un altro paese la piazza di una città nella morsa della 'ndrangheta non sarebbe deserta durante una diretta.
In un altro paese Mastella non sarebbe Ministro della Giustizia.
In un altro paese non ci sarebbero parlamentari condannati in via definitiva.
In un altro paese i giornalisti non verrebbero trattati a pesci in faccia (900 giorni dalla scadenza del contratto).
In un altro paese uno scienziato non guadagnerebbe 1/10 di un deputato.
In un altro paese verrebbe sciolta un'assise con trentatrè indagati.
In un altro paese non ci sarebbe la "Salerno – Reggio Calabria".
In un altro paese Andreotti sarebbe una vergogna nazionale.
 
Oggi sarò alla marcia in ricordo del Giudice Borsellino organizzata dai ragazzi di Azione Giovani. Per non dimenticare!
 
Antonino Monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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