La strage annunciata e i luoghi comuni!

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 22 - 2007

Mi sono sempre chiesto perchè una mafia così ricca come la 'ndrangheta non investa sul territorio. Mi spiego meglio. E' pieno sui giornali delle cifre astronomiche che smuove una delle più importanti realtà "industriali" del mondo, la 'ndrangheta appunto, che nasce e cresce in una delle aree più depresse d'Europa.

Io non capisco quale sia il passaggio. Il passaggio che vuole taluni sotto scacco dal racket delle estorsioni, altri da quello dell'usura. Gli appalti divorati come carne di maiale. Droga e armi gestite come materie prime all'interno di un polo logistico intercontinentale. Il territorio amministrato con forza militare. Da un lato.

Da un altro lato quelli – e ce ne sono parecchi – che sostengono che le organizzazioni criminali offrano lavoro e possibilità in più rispetto a quelle di uno Stato assente. Che non mantiene l'ordine e tutta una serie di minchiate che non mi va di ripetere.

Mentre i padrini veri investono i proventi illeciti all'estero lasciando morire di fame una regione intera.

Non voglio correre il rischio di essere frainteso e specifico che non mi lamento del fatto che i proventi dell'attività illecita vadano via. Dico solo che non capisco come è possibile aderire ad un modello di comportamento. Ad un codice d'onore. Quando non c'è nulla di più disonorevole che vessare un'intera economia e centinaia di migliaia di persone arricchendosi in pochi.

La 'ndrangheta è una oligarchia forte e impenetrabile. Ma proprio il suo essere una ristretta "pars" deve diventare il disvalore che può arrestarne la crescita in termini di forza e potere economico.
La gente si mostri indifferente. Non ceda il passo all'egoismo. Non si senta protetta dalla peggiore ipocrisia.

Sono certo di fallire la missione di rendere giustizia ad un concetto che ho forte nella testa dal giorno della strage di Duisburg.

Molto onestamente confesso di averla per un attimo pensata come Feltri e prima di Feltri appena appresa la notizia. Poi ho avuto contezza dell'età di alcune delle vittime ed ho frenato i miei "mali pensieri".

Quella strage e molti altri omicidi erano evitabili. Ne sono convinto non perchè due giorni prima i Carabinieri avessero completato una dettagliata relazione sui protagonisti e gli scenari di questa faida, ma perchè sono convinto del fatto che esecutori e vittime fossero sottoposti ad intercettazione telefonica.

In una nazione dove lo sono anche i bambini, in un paese come San Luca dove lo sono anche le mosche e le pulci addosso ai cani per strada proprio dei pregiudicati sarebbero stati esenti dal controllo del Big Brother di qualche ufficio della Procura?

Non ci credo!

Nel frattempo la Stampa tedesca (degna di chiamarsi tale) ha mostrato senza peli sulla lingua le proprie perplessità (e quelle degli investigatori) sul metodo che lo Stato italiano utilizza per contrastare il fenomeno.

Non comunica con le forze degli altri paesi. E' indietro anni luce sul piano legislativo. Ha una classe politica marcia fino al midollo. Spende per la Giustizia quanto la Germania investe in spese sociali.

I Sanlucoti con i soldi, quelli veri, investono in tutta Europa. Con loro le più potenti consorterie criminali.

Secondo alcune recentissime fonti di stampa affiliati delle cosche "de stefano" e "labate" (sì, in piccolo!) non hanno avuto questa necessità perchè finanziate direttamente da bandi pubblici del Comune di Reggio Calabria.

Beh almeno di loro non posso "lamentarmi".

Il sindaco di San Luca si dimetta. Non è in grado di amministrare il proprio territorio. Le immagini di quel paese sono un gomitolo di cemento e mattoni completamente abusivo.

Il parroco di San Luca taccia. Come alcuni giornalisti. E' pazzesco augurarsi la pace tra le "famiglie".

Il 2 settembre a Polsi io sarò presente per cogliere l'aria che si respira. Fosse la volta buona che a Polsi, questa volta, oltre che 'ndranghetisti e malati di 'ndrangheta, ci arrivassero anche le manette… a(i) Polsi!

Antonino Monteleone

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7 Responses to “La strage annunciata e i luoghi comuni!”

  1. ciao,
    mi permetto innanzitutto di farti osservare, ironicamente, che il parroco di san luca fa strangio di cognome … mi permetto di farti osservare, sempre ironicamente eh, che la moglie del da tutti compianto fortugno, fa laganà di cognome.

    Non so bene se la gente se ne rende conto, ma sappiamo tutti a chi sono state affidate le licenze dei lidi a Reggio Calabria, sappiamo tutti a chi è stato dato in licenza il bar del teato cilea.

    La verità è che non si può prendere da un giorno all’altro e fare piazza pulita, perchè la ‘ndrangheta è un problema socio-culturale è un problema di mentalità di noi tutti (vedi il tizio che salta la fila alla posta perchè c’è suo compare allo sportello).

    Per quanto riguarda la domanda centrale del tuo post, credo che il motivo per cui questa gente non reinvesta nel territorio è innanzitutto sintomo di arretratezza culturale e, secondariamente, dovuto al non voler attirare su di loro le attenzioni dei media che, inevitabilmente, ne intralcerebbero l’azione (che ci dobbiamo fare!)

  2. simona scrive:

    ho scoperto da poco questo blog e vorrei esprimere alcune considerazioni su questo post. caro antonino, io credo che la ndrangheta proprio perchè nasce in zone , come la calabria, non ha interesse a “ufficializzare” le proprie attività. la ndrangheta si alimenta e diventa forte proprio in aree abbandonate dove nessuno , dico nessuno, ha l’interesse di investire economicamente, di vivere con dei diritti che non sembrano favori, di essere tutelato dallo stato. dunque … perchè abituarsi a qualcosa di migliore se della situazione attuale tutto sommato non si lamenta nessuno? e’ triste come realtà ma credo che se la gente comune…, tutti noi non ci ribelleremo a questa situazione, difficilmente potremo uscirne.
    a fronte di ciò ricordo una vecchia trasmissione di lucarelli sulla storia della ndrangheta nella quale, a conclusione dell’analisi viene riproposta una rara intercettazione telefonica tra due ndranghetisti i quali erano preoccupati proprio dell’eventuale rivolta dei “cristiani”.
    credo che a polsi non succederà niente di strano proprio perchè tutti tacceranno.

  3. Angela Costantino scrive:

    Gentile Antonino Monteleone! Le chiedo scusa se la disturbo nel suo blog! Vorrei soltanto porle una semplice domanda. Lei ha visitato mai il Santuario di Polsi? Dai suoi commenti, non credo proprio! Se ci fosse andato, avrebbe visto che oltre alla gente che dice lei, è visitato anche, annualmente, da persone comuni e pellegrini provenienti anche da molto lontano, con il cuore ricco di lacrime, dolore e speranza, con l’unica certezza di trovarsi lì, inginocchati davanti a Maria…in cerca di una grazia… Se va il 2 settembre faccia una preghiera per tutti… e le manette, almeno per una volta, lasciamole fuori da un luogo sacro. Scusi ancora per i miei toni polemici, da SOCIALISTA quale sono e sarò sempre…oddio ora augurerà le manette anche per me… Tanti saluti!

  4. marco cimellaro scrive:

    Per ANGELA
    ma possibile ke c’e’ ankora ki nel 2007 crede ke recitando una preghierina nella grotta si possano risollevare le sorti di una, dieci, miliardi di persone? E anke mettendo da parte la questione “fede”, argomento controverso, il tuo invito a “lasciare fuori le manette da un luogo sacro” mi suona veramente GROTTESCO. Ricorda ke fu Gesu’ il primo ad entrare e devastare simbolicamente un Tempio ricolmo di truffatori, ciarlatani e venditori ambulanti!! Se il nostro amico Gesu’ fosse stato presente oggigiorno sarebbe stato ONORATO e FIERO di fare una megaretata anke durante lo svolgimento di una funzione in qualsiasi kiesasantuariomonastero brulicante di elementi ke soggiogano un’intera popolazione. E le povere persone ke si trovano li’ con il cuore ricco di lacrime, dolore e speranza, invece di gettare parole al vento, invocare Amon Rha o autoconvincersi con litanie e dialoghi interiori, DEDICHINO IL LORO SFORZO A CONTRASTARE QUOTIDIANAMENTE E COSTANTEMENTE NELLE PICCOLE COSE LE BRUTTURE KE LA SOCIETA’ CALABRESE CI FA PASSARE COME NORMALITA’… questo significherebbe essere piu’ coerenti nei confronti del proprio Dio.

    p.s. enuncia con meno enfasi il tuo essere Socialista…. O_o

  5. Angela Costantino scrive:

    X Marco: Premesso che di GROTTESCO mi sembra ci sia solo il tuo commento….per quale motivo dovrei enunciare con meno enfasi il mio essere socialista? Vatti al eggere un libro di storia o di dottrine politiche…se sai cosa sono… e poi sul socialismo e i suoi valori di democrazia, libertà e garantismo ne riparleremo…prima di consiglio di informarti…. ciao ciao ps: prega prega…che il nostro amico Gesù è schifato anche da gente che è brava solo ad accusare e ad augurare megaretate e manette… tutti santi siamo, scagliamo tutti la prima pietra…!!!!!!

  6. Roberta Parisi scrive:

    Congratulazioni Antonino Monteleone…nn perchè tu abbia scritto cose che la gente di questa città nn sappia già, ma x avere il coraggio di metterle nero su bianco e sbatterle in faccia a chi vive facendo finta che nn ci siano. Sono nata a reggio anch’ io e per amore di qst città nn vivo + qui ma studio altrove, nn troppo lontano, ma abbastanza per nn sentirsi condannati a rinascere e rivivere qui. Hai ragione è scandaloso che si possa permettere che un intera regione viva in uno stato di arretratezza socio-politico-culturale-economico senza che nessuno faccia realmente niente per cambiare le cose. A me di vedere Raf o Pino Daniele me ne frega ben poco, se a casa nn ho acqua per fare la doccia e se nel bilancio della mia città c’è un buco talmente grande che per tapparlo – se continua così – ci vorranno un numero imprecisato di generazioni. Mi fa piacere che ci sia ancora qualcuno che, per scelta o per condanna, vada ancora in direzione ostinata e contraria.
    saluti
    ps: secondo me i tedeschi sn abbastanza duri da arrestare molta più gente di quanta nn se ne sia arrestata in dieci anni. Speriamo.
    ps2:forse nn diventeremo mai magistrati, ma bisogna pur provarci e far perdere tempo a chi di dovere almeno a scartarci!che ne dici? (ho letto la tua biografia)

  7. Le conversazioni più ricorrenti tra reggini vertono sul degrado culturale della propria città. C’è una specie di complesso di inferiorità dei reggini (o calabresi in generale) rispetto al resto d’Italia, nella fattispecie rispetto alla fascia territoriale che da Roma si dispiega verso su. Non so se si tratti di ipocrisia o di un banale scimmiottamento di luoghi comuni all’ordine del giorno. Quotidianamente, infatti, mi ritrovo ad assistere a , seppur minime, espressioni di prepotenza. Lo vediamo tutti quando stiamo in auto. Lo vediamo agli sportelli delle poste. Lo vediamo nel lassismo dello spallaliscia di turno. Tutte forme più o meno pervasive di parassitismo. Mi piace il riferimento a chi salta la fila alla posta. Svariate volte mi è capitato di passare per “fiscale” quando facevo notare al trasgressore la sua trasgressione. Non mi atteggio a paladina della giustizia, ma credo che gli “slanci morali” siano appannaggio di ua ristretta minoranza non riconosciuta dalla maggioranza in questa come in altre terre. L’ipocrisia c’è quando ci si lagna ma non si denuncia.
    Mafiosità è la prepotenza. Questa può presentarsi in diversi gradi, su una scala amplissima e multiforme che, dall’arroganza di chi supera la fila, passando per chi evade le tasse o chi, adagiatosi sul suo posto fisso di lavoro non ritiene necessario adempiere le sue mansioni, culmina in questi tanto clamorosi quanto dimessi raggiri mafiosi, parassiti per eccellenza. Essi hanno creato un terreno fecondissimo per la criminalità, facendo leva sul silenzio, o, meglio, sulla paura. Come sappiamo la dittatura trae la sua forza maggiore da questo sentimento-chiave dell’umanità. La differenza è che la forma di prepotenza di cui stiamo parlando, non è istituzionalizzata (o meglio non è esplicitamente ufficializzata- specifico dato l’intimo ed ombroso legame che intrattiene con certe istituzioni) e questo è un fattore di ulteriore forza del suddetto “sistema”.Le radici che ha piantato qui, si riflettono su molteplici aspetti della vita economica, politica, sociale e, anche, psicologica. Complice naturale della paura, è la connivenza. Non se ne esce.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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