Archive for novembre, 2007

Concorso…sovraffollato

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 29 - 2007

Quando fu introdotto, l’art. 416bis del Codice Penale,  sembrava potesse essere un valido strumento di contrasto alla criminalità organizzata, nelle varie forme in cui questa si presenta colpendo in maniera (apparentemente) decisa la rete dei c.d. fiancheggiatori. Di tutti quei soggetti che, in un modo o nell’altro, erano “a disposizione” di questa o quella cosca senza appartenervi direttamente.

Colpire professionisti, politici, funzionari pubblici ed ogni altro soggetto la cui attività – privata o professionale – potesse in qualche misura risultare d’ausilio all’attività criminale.

Ne parla, questa mattina, un articolo di Felice Cavallaro sul Corriere della Sera. Da quando l’articolo è stato introdotto ci sono state 7190 indagini e soltanto 542 sentenze definitive.

E per tirare fuori altri numeri l’artcolo parla di 5547 indagati con indagini definite in 2959 archiviazioni e 1992 richieste di rinvio a giudizio.  Milleseicentoquarantatré sono i soggetti che hanno un’indagine pendente.

Lo strumento, dice il prof. Giovanni Fiandaca “è più utile all’avvio delle indagini che alla definizione del processo”. “Un comodo strumento investigativo spesso insufficiente a sostenere l’ipotesi accusatoria e reggere fino a sentenza”.

In realtà l’introduzione del 416bis è stata una delle tante illusioni di una politica spesso contigua, complice e connivente alla logica mafiosa.

Non funziona e non funzionerà mai. Se da un lato si introducono norme severe dall’altro si consente che nei processi per mafia si possa accedere agli istituti del “patteggiamento allargato” in appello, del rito abbreviato,  e chi più ne ha pù ne metta.

Questo il testo dell’art. 416bis

1. Chiunque fa parte di un associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
2. Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da sette a dodici anni.
3. L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.
4. Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da sette a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dieci a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma.
5. L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito. Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.
6. Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.
7. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

Inutile dirvi che la formulazione, negli anni, è stata fortemente caratterizzata dalla giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione che ha delineato – in varie condotte – i caratteri essenziali della sussistenza del reato.

Non c’è più tempo per rinviare scelte nella direzione di un riassetto di tutto l’apparato giustizia. Certo, senza Mastella!

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Basta Nimesulide!

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 27 - 2007

C’è una tendenza diffusa ad assumere continuamente e per i motivi più disparati medicine. TV giornali e radio sono pieni di inserzionisti farmaceutici. Sarà anche il contesto storico-sociale dove è necessario essere 365 giorni all’anno pienamente efficienti, ma sarà anche che ci lasciamo abbindolare e al primo sintomo tiriamo fuori l’arma “segreta”.
Rimane il fatto che sempre più spesso si contrastano gli effetti, ma si conservano – con cura – le cause. Se ci pensate determinati farmaci avrebbero un mercato dimezzato (forse ancora di più) se eliminassero le cause dei mali da cui dovrebbero far guarire, piuttosto che contrastare i sintomi.

Una quantità elevatissima di conoscenti, amici e parenti sono vittime dell’antidolorifico. Basta un piccolo ronzìo in testa per rendersi necessaria la “fame” da pillola (o bustina).

Molteplici principi attivi dal ketoprofene all’ibuprofene. Sento la necessità – oggi – di parlare di uno di quelli più assunti. Il nimesulide. La cui forma farmaceutica più diffusa è quella proposta da Roche con AULIN.

Bene è stato dimostrato dopo diversi anni di ricerche come il rapporto rischi/benefici si sia gravemente sbilanciato a scapito proprio di questi ultimi facendo riscontrare gravi tossicità epatiche. Insomma distrugge il fegato.

Tutte le agenzie del farmaco ne hanno ridotto le dosi massime, la quantità vendibile e la durata del trattamento, poche sono riuscite a bandirlo completamente in ragione delle forti pressioni esercitate dalle case farmaceutiche (avete idea del giro di affari?).

Per favore smettere di prendere Nimesulide e lasciate che quel dolorino vada via per come ci è arrivato!

Ecco cosa si scrive sul Nimesulide:

Negli anni scorsi Spagna e Finlandia hanno ritirato dal mercato i farmaci contenenti nimesulide per sospetta tossicità epatica. Gli studi dell’Emea del 2003, però, hanno ritenuto accettabile il rapporto rischi/benefici del principio attivo. Dal 15 Maggio 2007 anche l’Agenzia del farmaco irlandese ne ha sospeso la vendita, a seguito della segnalazione di 6 casi di insufficienza epatica grave in soggetti che ne avevano fatto un uso prolungato. In tali soggetti è stato necessario un trapianto di fegato.
Recentemente l’Emea ha posto delle condizioni riguardo l’uso e il confezionamento di numesulide, che vanno dal limite massimo di 15 giorni di trattamento al confezionamento di non più di 30 dosi (compresse o bustine) per scatola.

Leggi anche

Chi ha paura dell’Aulin?
e
I farmaci che contengono Nimesulide

GD – Giustizia Democratica

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 26 - 2007

Di Luigi De Magistris si parla sempre meno. I grandi cronisti italiani riprenderanno a scrivere – forse – con l’approssimarsi delle sedute della prima commissione del CSM che deve ancora decidere sul suo trasferimento d’ufficio.

Nel frattempo i giornali si danno un nuovo “caso Catanzaro“.  Sull’edizione on-line de “Il Messaggero” si usa proprio “caso Catanzaro” per continuare a parlare del Comandante dei Vigili Urbani rimosso da super Walter che, appena appresa la notizia del suo “parcheggio abusivo” con tanto di tagliando per portatori di handicap scaduto e con altro instestatario, non c’ha pensato su un attimo e fatto cadere la scure del giustiziere romanist…ehm…romano!

Molto meglio questo “caso Catanzaro” di quello brutto brutto meridionale! A ben vedere ha più sapore di “giustizia” un peccatuccio di bottega che una storia di magistratura, politica, massoneria deviata.

Veltroni ci ha pensato su. E’ corrotto? Ha rubato? E’ colluso? E’ già indagato? No! Perfetto: “vada via, sig. Catanzaro!”

Alla faccia del garantismo, del giusto processo, e del “siamo contro i processi di piazza“.

Antonino Monteleone

Veneziani ritardatari

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 23 - 2007

Giusto perchè non mi va che il Comune di Reggio Calabria sprechi soldi – sostanzialmente dei contribuenti – con i servizi di comunicazione, sarebbe opportuno che l’evento “Dibattito tra Mishima e Pasolini: trasgressione e tradizione, un incrocio pericoloso” coordinato da Marcello Veneziani, previsto alle 19 del 23 novembre non venga segnalato via sms alle 16:58 dello stesso giorno.
Grazie

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Prosciutto sugli occhi

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 22 - 2007

Riportare delle intercettazioni facendo luce su un accordo tra RAI e MEDIASET, una sorta di patto di non belligeranza, tra le due aziende viene bacchettato come “processo sommario”

I più grandi cultori del garantismo, strenui difensori del diritto alla riservatezza (propria), sostengono che il fatto che quelle conversazioni siano finite in una redazione e non siano rimaste sepolte sotto un mare di fascicoli dentro una Procura sia una cosa scandalosa.

Inutile spiegare la contrarietà rispetto a questo pericoloso principio specie se si pensa che proprio un’intercettazione da cui non scaturisce un reato – quindi nessuna inchiesta trova il suo momento di vitale impulso – ma fatti eticamente riprovevoli ancorché non investano la sfera strettamente privata di uno o più soggetti (vicende familiari o sentimentali, afferenti lo stato di salute, etc.) siano diritto del cittadino quando le conversazioni oggetto delle attenzioni del cronista coinvolgono persone che per lo status ricoperto sono in grado – in qualche maniera – di influenzare importanti settori della vita pubblica o comunque la destinazione di un servizio pubblico quale è la RAI.

Poniamo il caso che noi non si abbia la voglia di parlare dell’articolo apparso su Repubblica. Poniamo il caso – se è così verrà dimostrato – che nessun accordo in realtà ci fosse stato per influenzare i palinsesti delle emittenti all’insegna del “volemose bene” annullando di fatto ogni forma di reale concorrenza.

Basterebbe che i giornali tornassero ad evidenziare (l’hanno mai fatto come si deve?) che il conflitto di interessi in 13 anni non è mai stato seriamente affrontato, che Rete4 trasmette in aperta violazione di una sentenza della Corte Costituzionale e dovrebbe andare sul satellite.

Basterebbe anche far capire che in 5 anni di Governo Berlusconi, 6 canali televisivi nazionali su 7 sono stati (?) – di fatto – per metà controllati direttamente, per metà pesantemente influenzati dalla stessa persona.
Che durante la legislatura la RAI ha siglato importanti accordi con la casa di produzione ENDEMOL, nonostante abbia le disponibilità artistiche, tecniche, professionali e strutturali per fare da sé (alla faccia del miglioramento della “Azienda Italia”), al punto che buona parte dei programmi portano impresso quel marchio.

Anche MEDIASET usa ENDEMOL per le sue produzioni, la più importante delle quali è rappresentata dal Grande Fratello ed alcune sit-com.

Bene. Quanti hanno capito che, con l’acquisto di ENDEMOL, oggi MEDIASET ottiene i format migliori ad un prezzo ridicolo mentre la RAI continua ad usare ENDEMOL per le sue produzioni quindi a servirsi degli “avanzi” di MEDIASET?
Pensando alle cose più evidenti, più palesi e più facili da capire ci eviteremmo una banda di paranoici della persecuzione (oggi massmediatica, ieri giudiziaria) che gridano al complotto.

Popolo bue!!!

Antonino Monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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