Non mi va di parlarne

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 7 - 2007

So di meritare un colpo di martelletto in testa tutte le volte che uno dei miei visitatori entra e si ritrova un post vecchio, talmente vecchio da far sentire l’odore di muffa. Me ne scuso.
Di carne da mettere al fuoco ce ne sarebbe molta, ma ci ritroveremmo carichi di avanzi che nessuno riuscirebbe a digerire. Posto che questo blog tende sempre di più a far vomitare…

Non parlerò della morte di Enzo Biagi.  Non ho i titoli per farlo. E’ morto un nonno saggio la cui eredità – professionale – nessuno è in grado di raccogliere. Ma forse non ho titoli neanche per questa valutazione. Se n’è andato, ad 87 anni suonati portati come se fossero stati 3o in meno, con addosso il peso della peggiore delle umiliazioni. Superata con un stile ineguagliabile dal quale ho imparato tanto. In alcuni interventi del passato, rivisti, si possono cogliere straordinari insegnamenti sulla vita, gli affetti, la famiglia, l’amore, la vita di coppia, la dignità di un professionista.

Non parlerò di Luigi De Magistris e Clementina Forleo. Continuo – in silenzio – a sperare che il loro lavoro vada avanti consapevole che in qualunque posto del pianeta un governo sarebbe caduto e loro sarebbero un esempio per l’intera magistratura. Non capisco però come il GIP milanese possa farsi rappresentare dallo stesso avvocato di Giulio Andreotti davanti al CSM.

Non parlerò dell’emergenza ROM, né di quella Romeni. Esistono meccanismi mediatici macabri, al limite della perversione  in grado di concentrare l’attenzione su un fatto piuttosto che un altro in maniera tale da riempire un giornale con 10 pagine di cronaca avente ad oggetto il tema “stupri” (in Italia se ne consumano diversi al giorno, ma saltano fuori come funghi solo quando interessa), o il tema “immigrati criminali” a cui bisognerebbe dedicare un intero post.
Rimane triste il fatto che un governo si faccia cogliere dall’emotività di una persona normale. Tornando nel giro di poche ore indietro su una scelta politica (adottare l’iter ordinario per il “pacchetto (in)sicurezza”) solo perché l’onda emotiva lo richiedeva. Non è una cosa che deve permettersi un governo degno di chiamarsi tale. E non è il nostro caso.

Non parlerò neppure della morte di Flavio Scutellà. A meno di un anno dal caso Federica Monteleone le cose non sono affatto cambiate. Per quella morte, come per quella del dodicenne di Scido, non pagherà nessuno. Come nessuno pagherà per la morte del pensionato arrivato infartuato e morto perché – solo due giorni dopo – continuava a mancare l’ambulanza. Il tutto mentre il commissario Caruso dirama un comunicato ufficiale dell’ASP di Reggio Calabria il cui titolo sarebbe potuto essere “tutto ben madama la marchesa”. La marchesa Turco minaccia gli ispettori con preavviso che poi – comunque – non arrivano.

Non parlerò nemmeno di uno degli ultimi episodi della saga “Come Catanzaro ti si incula Reggio Calabria da trent’anni a questa parte“. Mi limiterò a riportare il malsano commento lasciato sulle pagine del collega blogger Peppe Caridi. Sulle dichiarazioni di Gasparri che come un novello professorino si diverte ad “interrogare” sempre il governo. E su quelle di qualche – devo ammettere sincero – politico cittadino.
Un’interrogazione parlamentare è uno strumento svilito proprio da chi costantemente lo utilizza a fini meramente pubblicitari.
Per capire le ragioni del trasferimento è emblematica – quanto raccapricciante – una dichiarazione del consiglire comunale Nicolò.
Da CalabriaOra del 6 nov 2007 pag. 19
“I primi deficienti siamo noi politici” senza vergogna continua ad affermare che “i cittadini non sono di meno, considerato che delgano sempre gli altri a risolvere qualsiasi loro problema senza trovare la forza di reagire”.
Dimostra in primis di ignorare alcuni principi fondamentali della logica democratica (il cittadino che delega un rappresentante del popolo) secondariamente ci ha dato conferma di chi potrebbe mai averlo potuto votare.

Non parlerò della presunta notizia del recapito di un avviso di garanzia al Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti.  Si tratta di voci di corridoio, pettegolezzi. Niente di certo. Nessuno che possa testimoniare la sua iscrizione a modello 41 e quindi saranno solo “meschine falsità”. Il 4 novembre – alla festa dell’unità nazionale – non si è visto avendo delegato il prode “assessore a vita” Giuseppe Agliano.

Vorrei non parlare di tante altre cose. E per questo che… lo farò, questa volta.

Antonino Monteleone

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3 Responses to “Non mi va di parlarne”

  1. francesco scrive:

    Bel post complimenti,un originale modo per dire le cose giuste.
    Io invece ho voluto “non parlare” delle bellezze della nostra splendida terra,spesso dimenticata.Aspetto un parere….
    Complimenti per il blog

  2. Parliamone parliamone…

  3. tino scrive:

    Che dire…. la Calabria è in mano ai soliti burattini,noncuranti dei problemi che affligono i comuni cittadini.Ma purtroppo questi ” esseri immondi” sono al potere mandati da noi !!!!!!!!

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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