Al 25′ Film Festival di Torino – domenica prossima – sarà proiettato un documentario a cura di Arturo Lavorato e Felice D’Agostino. Dal 3 luglio dello scorso anno Vibo Valentia ed i suoi abitanti sono stati completamente dimenticati.
Solo qualche milione di euro allungato come si allunga l’elemosina a quella zingara rom che non sopportiamo e che “paghiamo” perché la smetta di chiedere.
La nazionale italiana campione del mondo da lì a qualche giorno, quella dei 3 calabresi in rosa, non pensò di mettere il lutto al braccio per quei morti.
Lo hanno fatto per Gabriele Sandri. Un ragazzo fermo ad un autogrill. Morto a causa di un poliziotto cialtrone (guarda un po’ calabrese) che ha pensato di sparare a 100 metri di distanza nel tentativo di forare uno pneumatico.
Lo hanno fatto perché una stampa inqualificabile ed un branco di teppisti hanno trovato la necessità di qualificare la morte di Sandri come quella di un ultras. Legare ingiustamente ed illogicamente quella morte al mondo del calcio e delle tifoserie è stato un errore imperdonabile. Ma la nazionale è “sensibile” e allora lutto al braccio.
Come se in occasione dell’incidente che ha visto protagonista un pedone, travolto ed ucciso da una Gazzella dei Carabinieri che senza sirena rispondevano ad una chiamata, ci si fosse chiesi che squadra tifasse per poi scatenare lo schifo che abbiamo visto.
Uno Stato disattento, delle leggi inappropriate, un tessuto sociale sempre più simile ad una pentola a pressone.
Lo stesso che ha dimenticato le vittime di Vibo Valentia. Ad una latitudine troppo bassa perché meritassero il lutto al braccio e la giusta assistenza.
Fortuna che c’è chi non dimentica…!


