Riportare delle intercettazioni facendo luce su un accordo tra RAI e MEDIASET, una sorta di patto di non belligeranza, tra le due aziende viene bacchettato come “processo sommario”
I più grandi cultori del garantismo, strenui difensori del diritto alla riservatezza (propria), sostengono che il fatto che quelle conversazioni siano finite in una redazione e non siano rimaste sepolte sotto un mare di fascicoli dentro una Procura sia una cosa scandalosa.
Inutile spiegare la contrarietà rispetto a questo pericoloso principio specie se si pensa che proprio un’intercettazione da cui non scaturisce un reato – quindi nessuna inchiesta trova il suo momento di vitale impulso – ma fatti eticamente riprovevoli ancorché non investano la sfera strettamente privata di uno o più soggetti (vicende familiari o sentimentali, afferenti lo stato di salute, etc.) siano diritto del cittadino quando le conversazioni oggetto delle attenzioni del cronista coinvolgono persone che per lo status ricoperto sono in grado – in qualche maniera – di influenzare importanti settori della vita pubblica o comunque la destinazione di un servizio pubblico quale è la RAI.
Poniamo il caso che noi non si abbia la voglia di parlare dell’articolo apparso su Repubblica. Poniamo il caso – se è così verrà dimostrato – che nessun accordo in realtà ci fosse stato per influenzare i palinsesti delle emittenti all’insegna del “volemose bene” annullando di fatto ogni forma di reale concorrenza.
Basterebbe che i giornali tornassero ad evidenziare (l’hanno mai fatto come si deve?) che il conflitto di interessi in 13 anni non è mai stato seriamente affrontato, che Rete4 trasmette in aperta violazione di una sentenza della Corte Costituzionale e dovrebbe andare sul satellite.
Basterebbe anche far capire che in 5 anni di Governo Berlusconi, 6 canali televisivi nazionali su 7 sono stati (?) – di fatto – per metà controllati direttamente, per metà pesantemente influenzati dalla stessa persona.
Che durante la legislatura la RAI ha siglato importanti accordi con la casa di produzione ENDEMOL, nonostante abbia le disponibilità artistiche, tecniche, professionali e strutturali per fare da sé (alla faccia del miglioramento della “Azienda Italia”), al punto che buona parte dei programmi portano impresso quel marchio.
Anche MEDIASET usa ENDEMOL per le sue produzioni, la più importante delle quali è rappresentata dal Grande Fratello ed alcune sit-com.
Bene. Quanti hanno capito che, con l’acquisto di ENDEMOL, oggi MEDIASET ottiene i format migliori ad un prezzo ridicolo mentre la RAI continua ad usare ENDEMOL per le sue produzioni quindi a servirsi degli “avanzi” di MEDIASET?
Pensando alle cose più evidenti, più palesi e più facili da capire ci eviteremmo una banda di paranoici della persecuzione (oggi massmediatica, ieri giudiziaria) che gridano al complotto.
Popolo bue!!!
Antonino Monteleone



Hi Antonino,
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Stefania
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Completamente d’ accordo con te.