
di Claudio Cordova
“Facciamo una premessa”, direbbero quelli che stanno per dare un calcio, ma hanno paura di riceverne uno più forte.
A me non importa niente del fatto che il Prefetto Achille Serra, dopo esser stato deputato nei ranghi di Forza Italia, abbia accettato l’invito di Walter Veltroni di candidarsi nel Partito Democratico in Campania.
Non sono affari che mi riguardano, per conto mio avrebbe potuto aderire a Forza Nuova, piuttosto che a Lotta Continua: il mio giudizio sarebbe stato comunque identico perché non ho intenzione di parlare di politica.
Non sono affari che mi riguardano – dicevo -, Serra è un uomo dal curriculum ineccepibile e quindi una garanzia di trasparenza ed onestà. La scelta, quindi, può solo essere applaudita.
Ma la Campania è lontana.
Io penso alla Calabria e faccio un passo indietro.
In Calabria negli ultimi 12-14 mesi la malasanità ha mietuto più vittime della peste del 1348. Federica Monteleone, Flavio Scutellà, Eva Ruscio, Orazio Maccarone.
Per fronteggiare questa emergenza, il Ministro della Salute, Livia Turco, decide di cambiare, decide di mandare nella regione un commissario straordinario per verificare la reale qualità dell’assistenza sanitaria sul territorio. La scelta ricade su Achille Serra, appunto.
Il superpoliziotto farà quello che ha fatto per un’intera e fulgida carriera: indagherà.
E così “all’Ospedale di Melito esistono reparti da Terzo Mondo, in quello di Scilla punti di eccellenza abbinati ad altri meno efficienti ed a Reggio Calabria cliniche private di gran lunga più attrezzate rispetto alle strutture pubbliche”.
Va bene (si fa per dire).
Ma dopo le indagini, gli accertamenti, i sopralluoghi, si dovrebbe passare alla fase due: quella delle contromisure da adottare. Nel frattempo però Mastella (ma non solo lui) sgambetta l’instabile Governo Prodi. Dopo le consultazioni la decisione: al voto il 13 e 14 aprile.
Bisogna formare le liste, l’Italia esige un cambiamento per cui è d’obbligo scegliere personalità autorevoli. Di questo è fermamente convinto Walter Veltroni che candida, solo per fare qualche nome, Umberto Veronesi in Lombardia, Luigi De Sena in Calabria e Achille Serra in Campania.
Il primo, che io sappia, non ricopre alcun ruolo istituzionale.
Il secondo, che io sappia, è fresco di pensione dopo alcuni mesi da vicecapo della Polizia.
Il terzo, invece, è commissario straordinario per l’emergenza sanitaria in Calabria!
Ciò non blocca lo scorrere degli eventi: il Prefetto Serra impiega davvero poco ad accettare la proposta di Veltroni ed abbandona, con una fugace conferenza stampa in quel di Catanzaro, la commissione Calabria: “Volevo fare altri saluti ma devo tornare a Roma con urgenza”, dirà ai giornalisti accorsi.
Che ne sarà allora della sanità calabrese, allo sbando ed ancora lontana anni luce dalla fuoriuscita dalle sabbie mobili dell’inefficienza, della mancanza di professionalità e del malaffare?
“E’ una ciofeca, chissenefrega”, diceva Totò.
A salutare ed andar via è veloce quanto Carl Lewis, ma, in realtà, si chiama Achille Sera.
Io avevo fiducia in Achille Serra ed anche se i lavori della commissione continueranno non posso che notare che in un batter di ciglio la Calabria si è ritrovata senza quel garante venuto da Roma (proprio perché gli uomini del territorio non offrono garanzie) ma ancora immersa nell’emergenza sanitaria. Arriverà un successore, che, comunque, sarà sempre una “seconda scelta”, una riserva, insomma.
A tal proposito leggo di Nuccio Novene de “La Sinistra, l’Arcobaleno” che sollecita il Ministro Turco a nominare il successore di Serra e non mi preoccupo: il problema è svuotare le poltrone, non di certo occuparle.


