Dalla conferenza stampa sull’operazione “Saline” che ha portato all’arresto del presunto boss Domenico Rugolo e di Pasquale Inzitari e che avrebbe dovuto portare anche all’arresto di Antonino Princi (rimasto vittima di un attentato dinamitardo nella mattina del 26 aprile scorso) si apprende solo parzialmente la portata del volume d’affari in mano alle consorterie della Piana.
Enormi flussi di capitali che finiscono, come insegnano decine e decine di inchieste, sempre lì.
Nella grande distribuzione. Un’attività – quella del riciclaggio del denaro – che avviene su una precisa programmazione messa in atto dalle cosche che usano, all’occorrenza, i loro referenti politici per il “disbrigo” degli affari burocratici.
“Il Porto degli Ulivi”, infatti, era nella mente dei soci della De.V.In S.p.A. almeno 7 anni prima della sua realizzazione.
Nel 2000 infatti il terreno che oggi ospita il centro commerciale di 170.000 metri quadrati era agricolo e con una delibera unanime del Consiglio Comunale di Rizziconi ne viene mutata la destinazione d’uso.
Tre giorni dopo l’adozione di quella delibera il Consiglio dei Ministri scioglie per infiltrazioni mafiose il Consiglio Comunale di Rizziconi.
Due piccoli dettagli.
Il primo: vice-Sindaco di Rizziconi era Pasquale Inzitari. Il secondo: la Regione Calabria ratifica quella delibera senza nulla eccepìre.
“Ogni eventuale abuso d’ufficio è andato prescritto”, risponde Pignatone ai giornalisti che chiedono lumi su eventuali responsabilità politiche di altro livello, o risulterebbe tale entro il termine del procedimento visto i tempi della (in)giustizia.
Dell’intera vicenda la parte più oscura ed allo stesso tempo più delicata appare quella relativa ai rapporti tra la De.V.In Spa ed il Credit Suisse.
La società che fa capo agli imprenditori Ferdinando De Marte, Rosario Vasta e Pasquale Inzitari (da qui il nome della società) era proprietaria del centro commerciale “Il Porto degli Ulivi”.
A meno di un anno dalla sua apertura – e qui il passaggio attenzionato dagli investigatori – avviene la vendita al Credit Suisse. Colosso bancario di livello mondiale.
“Il Porto degli Ulivi” diventa svizzero, ma la compravendita riguarda proprio la società De.V.In. Spa.
Un contratto che da oltre 11 milioni di euro.
Di questo ricavato il 16 % è finito in una delle filiali italiane di Deutusche Bank. Su un conto corrente “vincolato” che fa riferimento a Nino Princi.
Questo dimostra l’ingresso nella società dell’ex dirigente del Catanzaro Calcio in maniera “occulta”. Formalmente Princi non risulta tra i soci che cedono l’attività alla banca di Zurigo.
Al momento non risultano (fughe) di notizie su nomi di altri indagati posto che il registro della DDA è – per ovvie ragioni – secretato.
CHI E’ IN GRADO DI TRATTARE CON LE BANCHE SVIZZERE?
Ma l’interrogativo, spontaneo, sta proprio nelle motivazioni che avrebbero spinto la banca d’affari svizzera a rilevare un’attività commerciale imponente in un territorio ad alto tasso mafioso (lo sa il mondo intero) ed a meno di un anno dalla sua inaugurazione.
Fattore questo che incide su una elementare valutazione della rimuneratività dell’investimento.
Altri dubbi sorgono rispetto a come – materialmente – siano avvenuti gli accordi, ovvero tutte le fasi preliminari all’affare.
Chi ha trattato con chi?
E soprattutto quali erano – e sono – i canali privilegiati che i business man in odore di ‘ndrangheta sfruttano per questo tipo di operazioni?
Ed ancora perché bisognava disfarsi del centro commerciale? Viceversa, ripeto, che interesse ha il Credit Suisse su un’attività giovane e calabrese?
Il Procuratore Pignatone non si sbilancia mentre bersagliato dalle domande confessa “di non avere ancora familiarità con le conferenze stampa in Calabria”.
La banca svizzera, in tutta questa storia, sembra essere stata all’oscuro di tutto (?) ed infatti il capocentro della DIA a Reggio Calabria, Colonnello Franco Falbo, si premura di sottolineare, più volte, che “la banca non ha favorito la ‘ndrangheta”.
Antonino Monteleone
per www.strill.it



