Talpe, cimici, corvi e vacche

Posted by Antonino Monteleone On maggio - 12 - 2008

Di cimice in cimice non fa che aumentare il prurito del neo Procuratore Capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone.
Sapeva di trovare una poltrona poco confortevole e così è stato. Cimici, talpe e corvi dentro il verminaio maledetto della Procura di Reggio.

Le lettere del “Corvo” secondo alcuni “contengono verità sapientemente mescolate a gravi bugie” ma qualcuno ha deciso che nessuno doveva leggere quella lettera. Nemmeno la prima commissione del CSM venuta a Reggio “a tutela dei magistrati”.

Quella lettera è finita nelle mani di due persone.
Letizia Vacca è vice-presidente della Prima Commissione del CSM che non ha inteso farla vedere ai colleghi definendola “spazzatura”.
Salvo Boemi è il coordinatore della DDA e, francamente, rimango profondamente deluso – se fosse vero – di questo suo atteggiamento. Che può spiegarsi – non giustificarsi – con eventuali accuse a suo carico scritte dal Corvo che avrebbero ostacolato la sua corsa verso la Procura di Catanzaro (di cui è vacante il posto di Capo) e che probabilmente sarà vana comunque.

Letizia Vacca è quell’eroina che definì De Magistris e la Forleo “cattivi magistrati” prima ancora di leggere le carte dei fascicoli a loro carico.

Era diritto dell’opinione pubblica leggere quegli scritti. Con qualcuno, magari un bravo giornalista, che ci svelasse il vero ed il falso.

Invece dovrò leggere il prossimo numero de “Il Dibattito” che sarà pieno di “l’avevo detto”, “l’avevamo scritto”, “era già stato denunciato”, “era già tutto agli atti”.

Dovrò continuare a sentir dire che scrive un mare di stronzate. Che è un mafioso e talvolta un estortore. Ma nessuno che mi spieghi se quello che scrive è vero oppure no.

Intanto rimango convinto che la ‘ndrangheta la microspia non ce l’ha messa. Ma alla ‘ndrangheta, il clima che avvolge il Palazzo di Giustizia, ha fatto e continuerà a fare molto comodo. Qualcuno le ha fatto un favore, questo è certo. In Procura serve aria nuova.

Ricordiamoci di non traslocare, a nuovo Palazzo di Giustizia ultimato, tutto questo schifo che potremmo lasciar morire dentro il Ce.Dir.

antonino monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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