Centrale a Carbone: una corsa a ostacoli truccata

Posted by Antonino Monteleone On luglio - 3 - 2008

saline_joniche.jpg

Leggi e decreti, circolari e direttive. Servono a impedirvi di aprire una pasticceria in centro. O un negozio di abbigliamento, una pizzeria, un negozio di animali. La licenza, l’abilitazione, la denuncia e l’omologazione. Una selva di burocratese talmente insormontabile da far dire anche al più cocciuto: meglio lasciar perdere!

Ma una montagna così alta di leggi e direttive invece serve a fare ombra a chi invece vuole costruire, nel 2008, una centrale a carbone da 7, e dico sette!, milioni e 300, dico trecento, tonnellate di CO2 ogni anno. Quattromila di nitrati e solfati.

Per portare la documentazione necessaria alla concessione della VIA (valutazione di impatto ambientale) la SEI ha dovuto fare ricorso ad un furgone! Sì un furgone pieno di carta.

Per sommergere la commissione che piuttosto che leggere quelle scartoffie preferisce lasciar costruire questa centrale da quei maledetti terroni!

Quando le leggi sono tante, per gli amici vanno interpretate. O no?

Oggi Claudio Cordova ci aiuta a capire la selva oscura di norme, codici e codicilli in cui ci si deve avventurare per capire chi e come autorizza una centale a carbone!

Centrale a carbone di Saline: la Sei S.p.A. e le leggi da rispettare
UN MARE DI NORME PER COSTRUIRE L’IMPIANTO. MA L’ITER E’ GIA’ COMINCIATO – 2 continua -
di Claudio Cordova

La produzione di CO2 (biossido di carbonio) di una centrale a carbone è doppia rispetto a uno stabilimento turbogas e un’atmosfera che contiene oltre il 5% di biossido di carbonio è tossica per gli esseri umani e per gli animali, dato che va a saturare l’emoglobina del sangue impedendole di legarsi all’ossigeno e bloccando quindi l’ossigenazione dei tessuti. Sarà quello sanitario-ambientale il primo limite normativo che la centrale a carbone di Saline Joniche, progettata dalla SEI S.p.A. dovrà rispettare. Ma non finisce qui perché una centrale a carbone, come quella che dovrebbe sorgere a Saline, non

produce solamente biossido di carbonio, ma anche ossidi di azoto, ossidi di zolfo, particolato e poi cloro, arsenico, mercurio, piombo, nichel e cromo e proprio il Ministero dell’Ambiente, sul proprio sito, indica tra i principali inquinanti il biossido di zolfo (So2), gli ossidi di azoto (Nox), il monossido di carbonio (CO), l’ozono, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), le polveri (soprattutto il particolato avente diametro inferiore a 10 milionesimi di metro) e il piombo. Insomma, c’è parecchio per incorrere nella violazione del protocollo di Kyoto. Per i meno esperti il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto l’11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).

Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia. Il trattato prevede l’obbligo, in capo ai paesi industrializzati, di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio ed altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 — considerato come anno base — nel periodo 2008-2012. Proprio in quest’ambito va a incastrarsi la situazione della SEI S.p.A, discendente della Ratia Energia A.G., società con sede in Svizzera, paese, quest’ultimo, con qualche problema di cui appare doveroso informare: ratificando il Protocollo di Kyoto, la Svizzera si è impegnata, assieme ad altri Stati, a prendere provvedimenti contro il riscaldamento climatico.

Poiché, nella nazione elvetica, più dell’80% dei gas a effetto serra sono costituti da anidride carbonica (CO2), la legge sul CO2 diventa così lo strumento principale per rispettare gli impegni presi. Rispetto al 1990, la legge prevede una riduzione del 10% delle emissioni di CO2 entro il 2010 (pari a 4 milioni di tonnellate). Insomma, la Svizzera, dove la Ratia Energia A.G. ha sede, non può investire ulteriormente sulle centrali a carbone e allora, come seconda scelta, ecco l’Italia, Saline Joniche, per la precisione.

Continua a leggere

Leave a Reply

Antonino Monteleone on Facebook

VIDEO

Sponsors

About Me

Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

Twitter

    Photos

    Activate the Flickrss plugin to see the image thumbnails!