Corrado Carnevale è stato Presidente della I’ Sezione della Corte di Cassazione.
Ogni volta che una sentenza di condanna arrivava da lui veniva cassata e rispedita al mittente. Così spesso che per impedire la scarcerazione di pericolosi boss mafiosi, l’allora Ministro della Giustizia, Carlo Martelli, si battè per introdurre il criterio della turnazione.
I ricorsi contro le sentenze d’appello finirono così a sezioni diverse dalla sua e le cose cambiarono notevolmente.
Fu condannato a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma anche quella sentenza, in Cassazione, fu ribaltata. Assolto con formula piena “perchè il fatto non sussiste“.
E’ tornato dall’estate scorsa a svolgere le funzioni giurisdizionali in Cassazione.
Oggi si è pentito. Ma non si è pentito di avere, nel 1986, assolto un imputato accusato di associazione mafiosa, per la mancanza di un timbro a secco in una procedura burocratica.
Corrado Carnevale si è pentito di “avere promosso Di Pietro al concorso in magistratura”.
Lo fa citando aneddoti privati, il Velino ci aggiunge anche un pettegolezzo su presunte difficoltà economiche.
Leggete l’articolo. Giusto per incazzarvi un po’ in questo sabato rovente.
antonino monteleone
p.s.: Oggi su La Stampa di Torino, Anna Masera, parla della storiaccia di Carlo Ruta – condannato per “stampa clandestina” – e del vostro simpatico amico che leggete quotidianamente.




Ricordare i crimini (chiamiamo le cose con il proprio nome) di cui si è macchiato Carnevale non inficia la veridicità della sua affermazione su Di Pietro, dimessosi dalla magistratura quando nelle orecchie sentiva già tintinnare le manette. Una vergogna per una categoria che vanta tanti mascalzoni, poche persone preparate e qualche eroe, mai troppo celebrato.
“Tintinnare le manette”?
Non è che le imputazioni a suo carico sono svanite con la sua uscita dalla magistratura, avvenuta il 6 dicembre 1994. I processi con Di Pietro nelle vesti di imputato andranno avanti (almeno) fino al 1999. Sempre scagionato.
Non è che condivida in pieno le idee di Di Pietro (anzi), ma i fatti devono essere illustrati con cognizione di causa. Altrimenti si parla a vanvera.
Vedi anche:
http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/dipietr.htm
Roberto