Gli hanno tirato addosso le cannonate più micidiali.
Lo hanno sgambettato, tirato per la maglia, insultato, sputato. Non lo ha fermato la sabbia negli occhi. Le minacce in ufficio. I cassetti trafugati, l’armadietto aperto.
Non è bastato difenderlo in piazza, sui giornali, in tv, nei blog.
Non è riuscito, come Clementina, a dimostrare davanti al CSM le sue ragioni. La cassazione non gli ha detto che aveva torto. Né che aveva ragione. Ricorso fuori termine. Una dis-trazione dis-astrosa.
Il Tribunale di Salerno ha acceso un piccolo faro su quello che gli è accaduto. Una luce sapientemente affievolita dai maestri del giornalismo del massacro che lo hanno fatto a fette in tutti i modi possibili.
Ha scoperchiato i bidoni di merda dell’inchiesta Poseidone, Why Not, della privatizzazione delle acque calabresi. Meritava una punizione esemplare.
Riporto uno stralcio delle parole di Felice Lima, Giudice a Catania, su Luigi De Magistris
Citando lo Sciascia de “Il giorno della civetta”, in un mondo pieno di ruffiani e quaquaraqua, Luigi è un uomo.
E’ un uomo che ha fatto ciò che ha fatto nella piena consapevolezza dei prezzi da pagare, perché “il sistema” non tollera troppa onestà e la magistratura troppa indipendenza.
E’ un uomo che ha agito come ha agito non perché pensava che avrebbe vinto né perché pensava che sarebbe finita bene. Perchè a quelli come lui non è mai finita bene.
E’ un uomo che ha agito come ha agito perché alcuni non sanno vivere agendo male.
Perché alcuni stanno meglio perdendo, ma non perdendosi.
Perché alcuni stanno meglio sapendo di avere fatto tutto ciò che dipendeva da loro. Perché alcuni convivono meglio con una sconfitta che con il rimorso di un tradimento. Perché alcuni non riescono proprio a mentire agli altri e a sé stessi.
Perché alcuni credono – con Platone (Gorgia, 474) – che commettere ingiustizia sia peggio che subirla.
E – con Aristotele (Etica Nicomachea, III, 9, 1117 b 7-13) – che “la morte e le ferite saranno dolorose per l’uomo coraggioso, che le subirà contro voglia”, ma che egli “le affronterà perché è bello affrontarle, ovvero perché è brutto non farlo”.
E aggiunge Aristotele che “quanto più sarà completa la virtù che possiede”, tanto più quell’uomo sarà felice ed “è per un uomo simile, soprattutto, che la vita è degna di essere vissuta”.
Perchè la felicità, anche se spesso ce lo dimentichiamo, non è nel vincere, ma nell’onorare la nostra dignità di esseri umani, di uomini davvero.
Adesso Luigi soffrirà e magari piangerà.
Ma conserverà l’animo sereno, la mente chiara, lo sguardo limpido.


