Trecento disoccupati in più

Posted by Antonino Monteleone On agosto - 8 - 2008


Mentre fuori dal Consiglio Regionale la disperazione dei precari “Why Not” per otto anni di promesse mai mantenute ed un paventato licenziamento era palpabile, Enzo Sculco tornava, da condannato in primo grado ad oltre 7 anni di carcere, dietro il suo banchetto e sulla sua comoda poltrona in pelle blu.

Nel post precedente una lettrice ha riportato le parole del suo intervento in aula. Non sono riuscito ad intervistarlo.

Eccole…


Sono qui, dopo lunghi mesi di assenza, non a dispetto di qualcosa o di qualcuno, ma per ragioni di diritto e in forza della mia rappresentatività e per volontà di migliaia di cittadini che hanno liberamente scelto di farsi rappresentare dal sottoscritto in questa Istituzione regionale” .

 

Mi domando se quei settemila voti li avrebbe raccolti comunque senza commettere i reati per i quali ha già una condanna di primo grado.

“In questi lunghi mesi, non ho mai rinunciato a svolgere le mie prerogative e le mie funzioni politiche sul territorio, con i cittadini e in Calabria. L’ho fatto, come sempre, in ossequio e in coerenza con i principi ed i doveri riconosciuti e richiesti dalla Carta Costituzionale. Torno, ora, ad esercitare, legittimamente, i miei doveri e le mie prerogative di rappresentanza istituzionale nel Consiglio regionale; continuerò a  farlo nel solco della mia tradizione d’impegno,  con tutta la mia esperienza,  ed in coerenza con la mia storia e la mia identità politica e sociale”.

 

Se le premesse sono quelle contenute nella sentenza…

 

“Ho interrotto e sospeso la mia attività da capogruppo della Margherita: esperienza che ho vissuto con passione e impegno, insieme a tanti meravigliosi amici che oggi ritrovo in quest’Aula. Scelgo di appartenere al Gruppo Misto, che non è per me un punto d’arrivo ma semplicemente un punto  di passaggio.

Faccio questa scelta  perché la ritengo, al momento,  la più giusta e la più  corretta, per me e per tutti.  In attesa, naturalmente, di concludere una dolorosa vicenda giudiziaria il cui esito, sono certo, restituirà tutto e per intero. Questa decisione  non m’impedirà, e spero non impedirà a nessuno, di dialogare e confrontarsi e soprattutto collegarsi e ricollegarsi, non solo idealmente ma anche sulle tante e complesse questioni che saremo chiamati ad affrontare in quest’Aula. E’ mio forte desiderio offrire il  contributo e tutto il mio impegno, come sempre, e senza risparmio alcuno”.

 

Un passaggio, visto che in galera non ci sono gruppi di partito. Ma solo sodomizzati e sodomizzatori.
E poi non è una scelta. Chi se lo prende un condannato a parte l’Udc?

 

“Io non dimentico, né voglio in alcun modo dimenticare, che sono qui in rappresentanza dei miei elettori, del mio territorio e dei calabresi tutti. Per loro e a loro sarà dedicato  ogni mio sforzo istituzionale,  nella speranza che da questo lavoro in comune la Calabria e i calabresi possano trarre vantaggi e nuove prospettive”.

 

Caro Sculco, non si dispiaccia, ma lei non mi rappresenta affatto. Dalla sua attività stiamo traendo, invece, una forte compromissione di una immagine già ridicola.

 

Non mi sorprende che non sia andato lui a dare spiegazioni ai precari incatenati fuori Palazzo Campanella.

Non ci è andato lui. Ma non ci è andato nessun altro. Da destra a sinistra. Lunedì il Consiglio dovrebbe occuparsi di loro. Di dare una prospettiva di vita ad oltre 600 lavoratori. Molti dei quali con figli a carico.

 

A Reggio Calabria oltre 270 dipendenti Telecom Italia fanno parte dei 5000 esuberi disposti in tutto il paese.

Al Centro Commerciale “La Perla dello Stretto” sono già esecutivi 52 licenziamenti di personale.

 

Mentre nella frazione Mortara, a Sud di Reggio Calabria, sta per sorgere (in maniera illegale) un mega centro commerciale a ridosso del litorale costiero. Più un’autorimessa che costeggia la statale.

 

Cemento su cemento. Mafia su mafia. Soldi su soldi.

 

Ho chiesto ad una donna incatenata se fosse stata ricevuta almeno dal Consigliere Regionale che ha votato. Vi lascio immaginare la risposta…

 

antonino monteleone

 



 

One Response to “Trecento disoccupati in più”

  1. Angela scrive:

    Carinissimo…complimenti!

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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