E’ bene ritornare sulla vicenda del sequestro di questo blog. E’ bene farlo ricordando una vicenda molto più grave che è capitata, anzi è il caso di dire “accaduta”, a Carlo Ruta. Un giornalista, uno storico. Un uomo che ha impartito a molti pennivendoli antimafia una lezione di stile ed a quelli come me lezioni quotidiane sul giornalismo d’inchiesta.
Aveva il sito accadeinsicilia.net . A causa delle pressioni subite dal Tribunale a causa dei pentoloni scoperchiati con il suo lavoro questo spazio viene sequestrato.
Tutto finisce sul sito www.leinchieste.com
Ho cominciato a leggere quello che scriveva nei giorni del sequestro del blog. Perchè fu in quei giorni che si diffuse la notizia della sua condanna con l’accusa di stampa clandestina. Un provvedimento assurdo quanto quello capitato a me. Ma estremamente più serio. Più grave.
Il precedente rischia di compromettere il livello di libertà che – in Italia – oggi è concesso al web.
E’ difficile credere che sia proprio questo governo a scongiurare i pericoli di una limitazione degli spazi di libero scambio di informazioni in rete. Impossibile credere che Sandro Bondi possa realmente capire che in rete le bugie hanno le gambe più corte di quelle del suo padrone. Che non esiste il pericolo di inattebdibilità della rete. Perché è la rete stessa ad essere dotata dell’antidoto a questo eventuale cattivo prodotto.
Questo è il comunicato ufficiale diffuso da accadeinsicilia.net
Le motivazioni della condanna non appartengono ai contesti di una vera democrazia. Secondo il giudice, il blog Accadeinsicilia era addirittura un giornale quotidiano. Per l’informazione in rete potrebbe essere l’inizio del countdown.
Il testo della sentenza emessa dal giudice Patricia Di Marco, che per la prima volta in Italia e in Europa ha condannato per stampa clandestina il curatore di un blog, non solo legittima la preoccupazione e la protesta che si sono levati dalle rete e dal paese negli ultimi mesi, ma offre ulteriori motivi di allarme.
Come attestano le carte processuali e le note informative della polizia postale di Catania, la periodicità regolare di “Accadeinsicilia” non è stata assolutamente provata. Non poteva esserlo del resto, trattandosi di un normale blog. Il giudice conclude nondimeno che il sito citato non era soltanto un periodico: era addirittura un giornale quotidiano, condotto in clandestinità. Un assurdo, evidentemente: ma per far quadrare il circolo di una condanna necessaria, a dispetto della discontinuità di pubblicazione che emergeva dai dati, non ci poteva essere altra soluzione.
Tale fatto giudiziario viene da un contesto difficile. Come testimoniano numerosi eventi, alcuni poteri forti della Sicilia, sottoposti a critica, stanno facendo il possibile per far tacere Carlo Ruta, reo solo di credere nel proprio lavoro di ricerca e documentazione. Basti dire che solo negli ultimi mesi sono state inflitte allo storico ben quattro condanne, a pene pecuniarie e risarcimenti ingentissimi, per complessivi 97 mila euro, presso tre tribunali della regione.
La gravità della condanna di Modica, pur rappresentativa del “senso della giustizia” che vige in taluni ambiti della frontiera siciliana, va comunque ben oltre gli scenari di riferimento, recando un naturale riscontro nell’attuale situazione politica, che sempre più pone in discussione le libertà sancite dall’ articolo 21 della Costituzione.
Lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche che vigono a Teheran e a Pechino, la sentenza siciliana apre di fatto un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i blogger scomodi, i siti che fanno informazione libera, documentazione, inchiesta. E’ quindi importante che la risposta a tale atto, già imponente in rete e significativa in altri ambiti, si estenda ulteriormente.
Scarica il testo della sentenza cliccando QUI
p.s.: un blogger russo, Magomed Yevloyev, oppositore del regime Mevdev-Putin è stato ucciso. Un colpo di pistola lo ha colpito su un’auto della polizia. Hanno parlato di incidente. Nessun media italiano ha ancora dato la notizia. Dal blog di Beppe Grillo, invece, la notizia del sequestro del blog di un cittadino malese.
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La rete è proprio … una trama pericolosa. Ho letto della tua vicenda, e di quella accaduta a Carlo Ruta. Per quel che può valere c’è il mio appoggio “virtuale”, e soprattutto il mio stupore a fronte di autorità che ben potrebbero occuparsi d’altro.
Ciao antonino
io sono proprio adesso in malesia e del blogger arrestato puiù volte se ne parla praticamente tutti i giorni sul giornale. Poi ci sono vignette satiriche, annunci, appelli dei politici nazionali ecc ecc tutte contro chi esercità la libertà d’espressione a mezzo blog. Quì, quella a mezzo stampa è molto limitata per cui i blog d’informazione e denuncia proliferano tantissimo e la popolazione li segue un sacco! Sto scrivendo un reportage dalla malesia in questi giorni e dedicherò un capitoletto anche alla questkione blog-informazione. Appena finito lo posterò per intero sul blog. non mancherò di farti sapere nel caso potesse interessarti.
(A)