Archive for settembre, 2008

Da Crotone a Reggio: le scorie sotto il naso

Posted by Antonino Monteleone On settembre - 30 - 2008


Dall’inchiesta sullo smaltimento illegale di scorie tossiche provenienti dall’Ilva di Taranto e dallo smaltimento dell’Pertusola Sud emergono particolari inquietanti. Gran parte di ciò che si apprende oggi era già scritto in alcuni atti parlamentari della precedente legislatura.


A Crotone hanno ficcato le scorie sotto strade, piazze e nelle fondamenta di alcune scuole.


A Reggio Calabria hanno utilizzato il materiale di risulta di molti cantieri per il prolungamento della pista aeroportuale.


Insomma c’è chi pensa ad avvelenare la Calabria. Ci pensano le aziende che tentano di colonnizare il territorio con inceneritori, centrali a carbone, centrali turbogas. Ci pensano i business-man dei rifiuti. Che, ogni tanto, hanno anche qualche amico che fa il procuratore della Repubblica.


Ci sono voluti nove anni di intense indagini per scoprire che migliaia di bambini e ragazzi, quelli delle elementari della scuola “San Francesco”, dell’ Istituto tecnico per ragionieri “Lucifero” di Crotone e quelli delle elementari nel rione Pozzoseccagno di Cutro erano circondati da zinco, piombo, indio, germanio, arsenico e mercurio.


Con l’operazione Black Mountains si è scoperto che oltre 350mila tonnellate di rifiuti tossici provenienti dallo smantellamento della Pertusola Sud, miscelati ad altri provenienti dall’Ilva di Taranto, venivano sapientemente miscelati a materiali da costruzione.


In Africa costruiscono il manto stradale riciclando sacchetti di plastica. A Crotone si costruivano le fondamenta di scuole e abitazioni, il fondo di strade e piazze, con calcestruzzo misto a veleno.


Centinaia di bambini hanno studiato per 9 mesi all’anno dentro un edifici fatti di scorie tossiche. Quelli che non hanno potuto permettersi una vacanza lontano da Crotone in estate hanno fatto il bagno nelle acque contaminate.


Sette le persone iscritte nel registro degli indagati dal PM Pierpaolo Bruni: il legale rappresentante pro-tempore della Pertusola Sud, Vincenzo Mano; Giovanni Ciampà, rappresentante legale delle imprese Ciampà; Paolo Girelli, rappresentante legale dell’impresa Bonatti; Alfredo Mungari, rappresentante legale Costruzioni Leto; Domenico Colosimo, dipendente dell’ ex Azienda sanitaria 7 di Catanzaro; Francesco Ruscio, dipendente dell’ex presidio di prevenzione dell’As 7 di Catanzaro; e Domenico Curcio, dipendente dell’As 7 di Catanzaro.


In un filmato era possibile vedere “come gli operai delle imprese Controscavi e Ciampa’ miscelavano i rifiuti tossici che poi sotterravano nei cantieri. L’attenzione degli uomini del Nucleo investigativo sanità e ambiente (NISA) dei Carabinieri si era soffermata su quel materiale scuro e granuloso, che nulla aveva a che fare con la malta cementizia”.


Peccato che questo filmato, ecco la notizia del giorno, sarebbe stato sparito, mentre un altro è stato cancellato. Al suo posto un quadro bianco.


Per il PM Bruni, il filmato “non è detto che sia stato sottratto” e sarebbe non più “essenziale” ai fini del processo che è ancora lontano dall’instaurarsi.


Ma sembra che questa sia semplice prudenza. In Calabria chi tocca il ciclo delle scorie tossiche o radioattive, muore.


E questa storia sembra avere molti punti di analogia con le inchieste condotte dal PM Francesco Neri.


Quelle che tentarono di evidenziare quel sottilo filo rosso che collegava lo smaltimento delle scorie nucleari, con la Somalia, l’assassinio di Ilaria Alpi, la ‘ndrangheta e gli affondamenti controllati delle navi a largo delle coste calabresi. Rigel e Jolly Rosso le più note.


Negli atti della Camera dei Deputati stava già scritto che


(…) si rilevano indagini attivate dall’autorità giudiziaria che riguardano gli impianti di Pertusola Sud, che meritano una doverosa attenzione. Una prima indagine, tuttora in corso, si riferisce all’irregolare utilizzo di un materiale denominato « conglomerato idraulico catalizzato » prodotto dalla società Pertusola Sud di Crotone, che avrebbe consentito alle ditte « Craton Scavi Costruzioni Generali SpA » e « Ciampà Paolo srl », l’approvvigionamento del predetto materiale da utilizzare come sottofondo e/o rilevato per opere pubbliche.


I rifiuti pericolosi prodotti e illecitamente smaltiti «scorie cubilot» sono il frutto di una miscela denominata «cascoril» e «conglomerato idraulico catalizzato», utilizzato per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali di opere pubbliche (scuole – strade – ponti e viadotti) e private, nonché dalla stessa Pertusola Sud utilizzati per la bonifica in discarica a mare sita in località Armeria di Crotone. Per tale utilizzo la società Pertusola Sud è ricorsa all’applicazione del decreto ministeriale ambiente del 5 febbraio 1998 nella procedura semplificata per lo smaltimento di rifiuti.


Dagli accertamenti effettuati dal consulente tecnico incaricato dall’autorità giudiziaria, tale rifiuto pericoloso non era ammissibile alle procedure semplificate. Per detti reati sono indagati i vertici dello stabilimento ed i titolari delle ditte interessate allo smaltimento illecito.


Dai dati acquisiti risultano smaltiti in cantieri di proprietà «Craton Scavi» «scorie cubilot» per kg 127.890.147 ed in cantieri di proprietà «Ciampà Paolo srl» altri kg 83.387.125. Smaltimento che ha comportato rilevanti utili alle predette società e notevoli danni alle ditte concorrenti, costrette a comprare a costi più alti materiale di cava, mentre per le « scorie cubilot » le ditte venivano addirittura sovvenzionate per il relativo ritiro.


La dirigenza Syndial, ex Pertusola Sud, in merito all’indagine di cui trattasi ha dichiarato di poter documentare l’estraneità della società da comportamenti illegali(…)


Altra indagine che investe lo stabilimento industriale Pertusola Sud trae origine da accertamenti effettuati dal settore ambiente della provincia di Crotone circa la gestione dei rifiuti pericolosi quali «ferriti di zinco». Tali rifiuti sono classificati ai sensi del decreto legislativo 22/97 come rifiuti pericolosi derivanti da processi idrometallurgici dello zinco, con classi di pericolosità identificati come «irritante», «nocivo», «tossico», «corrosivo», «sorgente di sostanze pericolose».


Quello che però non vi hanno detto è che a Reggio Calabria


la società appaltatrice dei lavori per il prolungamento della pista aereoportuale ha utilizzato, per la costruzione del sottofondo dell’area di sicurezza della pista, materiali di risulta provenienti da demolizioni di opere pubbliche cittadine e, pertanto, non idonei a sopportare le sollecitazioni fisiche degli aerei, nelle operazioni di atterraggio e decollo“.


Ora che si è scoperto tutto questo l’angoscia non può che essere più asfissiante. Quelle scuole, quelle piazze, quelle strade come le eliminiamo? Come ripariamo a questo danno?


L’inchiesta per punire chi ha prolungato la pista dell’Aeroporto dello Stretto quando partirà?


antonino monteleone



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Storie di ordinaria Calabria

Posted by Antonino Monteleone On settembre - 28 - 2008

di Antonino Monteleone per Dolce Vita


Quando il 23 luglio scorso la Squadra Mobile di Catanzaro catturava, in un appartamento a Vibo Valentia, il ventottenne Francesco Fortuna, la notizia, nei primi minuti, è passata quasi inosservata.


Fortuna è ritenuto l’elemento più carismatico ed emergente del clan Bonavota di Vibo Valentia. Era latitante dallo scorso ottobre perchè il G.I.P del Tribunale di Catanzaro aveva ordinato, accogliendo le richieste della DDA, il suo arresto nell’ambito dell’operazione “Uova del drago”.


In quell’appartamento gli agenti trovano una vera e propria “Santa Barbara”: un kalashnikov, un revolver calibro 357, una carabina Winchester, un fucile calibro12 semiautomatico, un fucile a pompa a canna corta, un migliaio di munizioni e un lampeggiante di quelli usati dalle scorte oltre a 2 milioni di euro in contanti.


Mentre potevano apprendersi le generalità dei proprietari dell’appartamento, parenti del latitante, che si trovavano da tutt’altra parte, rimaneva (scrive l’ANSA)


“invece, il riserbo assoluto sull’identità di un’altra persona, l’unica presente con il latitante al momento dell’irruzione della polizia: gli investigatori hanno preferito non dare ulteriori informazioni.”


Chi meritava mai questo tipo di trattamento?


Si trattava della dottoressa in mediazione culturale Francesca Bruni, 31 anni. Denunciata per favoreggiamento.


Ma chi è Francesca Bruni?


E’ la figlia di Ottavio Gaetano Bruni.


Due volte presidente della Provincia di Vibo Valentia. Nel corso dell’ultimo mandato, durante il quale la Provincia è finita in fondo alle classifiche nazionali per vivibilità, si rese protagonista di un formidabile balletto prima delle sue, annunciate, dimissioni: lascio, non lascio, lascio, ci ripenso.


Diventa coordinatore del Partito Democratico per la provincia di Vibo Valentia.


Agazio Loiero lo aveva da poco chiamato, nominandolo Sottosegretario, ad assumere le funzioni di responsabile dell’unità organizzativa della Presidenza della Giunta calabrese.


Si è dovuto dimettere dichiarandosi “addolorato” ed al tempo stesso “ignaro” della relazione tra Fortuna e sua figlia.


Ma entrambi si conoscevano fin da ragazzini: gestire la cosa pubblica, “mai sfiorato da un avviso di garanzia  in un territorio difficile come il mio” – ha scritto nella sua lettera di dimissioni – e non sapere cosa succede in casa propria.


Vorrei che il racconto si chiudesse così. Con la narrazione di una vicenda che potrebbe rimanere confinata nella vita familiare di una persona qualunque.


Vorrei vedere, nella storia appena narrata di due fidanzati alle prese con una disavventura, il livello massimo di imbarazzo politico per la Calabria.


Invece non è così.



E la vicenda “Bruni” non è la famigerata “punta”. Nemmeno una goccia di condensa dell’iceberg rappresentato dalle implicazioni della politica regionale con la giustizia.


Le pagine dei giornali sono piene, dall’inizio di questa legislatura datata 2005, dei casi di Consiglieri Regionali indagati.


Tanti, talmente tanti da costituire il vero partito di maggioranza. Altro che destra e sinistra.


Cominciamo avvisando il lettore che il quadro che segue non sarà esauriente, ma basta a far venire i conati di vomito, e cominciamo con quello che accade a pochi giorni dall’uscita di questo numero (settembre-ottobre ndr) di Dolce Vita.


Il 10 giugno del 2008 il Tribunale di Crotone infligge 4 anni di carcere a Dionisio Gallo, Consigliere Regionale dell’Udc, già arrestato quando era Assessore alla Forestazione nella Giunta Chiaravalloti e, cosa ancora più grave, già vice-Presidente, nella corrente legislatura, della commissione regionale antimafia, per voto di scambio politico-mafioso.


Nello stesso processo, denominato “Puma”, sarà condannato anche l’ex Presidente (le sue dimissioni, dopo la rituale “auto-sospensione”, sono di qualche giorno fa) degli Industriali di Crotone, Raffaele Vrenna.


Modifiche risalenti al 2004 della legge 55 del 1990 dispongono la “temporanea sospensione” dei Consiglieri Regionali colpiti da una condanna, anche non definitiva, per la durata di 18 mesi dalla pronuncia della sentenza.


Un bene? Non proprio.


Perché Il 2 febbraio del 2007 il Tribunale di Crotone, sempre lui, emette una sentenza di condanna a carico di Vincenzo Sculco.


Sette anni e mesi 8 di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per la durata della pena, incapacità a contrattare con la Pubblica Amministrazione per tre anni a seguito di una “modesta” serie di reati commessi tra il 2001 ed il 2005: frode in pubbliche forniture, truffa, tentata truffa, falso ideologico, concussione, abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, corruzione, turbata libertà degli incanti.


Vincenzo Sculco era il capogruppo della Margherita nel consiglio regionale calabrese. Scatta anche per lui, marzo del 2007, la sospensione dall’incarico.


Ma, dicevamo prima, la legge prevede una sospensione “temporanea”.


E infatti a 18 mesi dalla condanna, nel più rigoroso rispetto delle norme, il magnifico Enzo,  definito da alcuni il Papa di Crotone, torna in aula il 7 agosto reclamando la forza del “mandato conferitomi da tanti calabresi”.
Non ha avuto lo stesso buon gusto (per un fatto molto meno grave) di Ottavio Bruni e non si è dimesso.


La legge stabilisce che in caso di rigetto del ricorso in appello la sospensione viene irrogata per altri 12 mesi, ma – e questo è uno scandalo ulteriore  – dopo un anno e mezzo dalla conclusione del processo di primo grando, l’appello non ha avuto nemmeno un’udienza.


Lo stesso giorno del rientro di Sculco il Presidente del Consiglio, Giuseppe Bova, ha proclamato l’uscita – ripetiamo “temporanea” – di Dionisio Gallo.


Che farà rientro nell’Astronave (paradossale soprannome della struttura che ospita il Consiglio a Reggio Calabria) nel gennaio del 2010.


Salvo fine anticipata della legislatura.


Spesso proclamata, specie dalla opposizione fantasma di centro-destra. Invocata, richiesta, annunciata, mai concretamente configurabile.


Ci provò l’Udc, raccogliendo le firme per una mozione di sfiducia, il gruppo all’epoca era di 8 consiglieri, ne servivano 11, ma non arrivarono le firme né di AN né di Forza Italia.


Le cronache nazionali continuano ancora a ricordare l’assassinio di Franco Fortugno.


Il delitto politico-mafioso che ha “battezzato” una legislatura iniziata sotto il peggiore dei segni.


Il 16 ottobre del 2005 il medico, primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Locri, città dove viveva con la sua famiglia, viene freddato all’uscita del seggio delle Primarie de L’Unione.


Era all’epoca Vice-Presidente del Consiglio Regionale.


In Corte d’Assise si sta celebrando il processo a carico dei presunti mandanti ed esecutori materiali del delitto.


Alla sbarra non c’è Mimmo Crea.


Era il primo dei non eletti nella lista del partito di Rutelli. Subito dietro il compianto Fortugno. Che con la sua morte lascia il posto libero in Consiglio.


Ed i malumori, per la notorietà delle sue “ambigue”  amicizie non sono pochi.


Lascia il centro-sinistra aderendo alla DC per le autonomie di Rotondi.


Mimmo Crea è talmente chiacchierato per vicende legate alla sanità, quella stessa sanità in cui Fortugno, ficcava il naso denunciando alcune zone d’ombra che avvolgevano l’intero comparto, che il 18 gennaio del 2008 scatta l’operazione “Onorata Sanità” che porterà al suo arresto – è ancora detenuto – con l’accusa di associazione mafiosa finalizzata a condizionare il dipartimento della Salute della Regione Calabria per garantire la sopravvivenza della sua clinica privata. Villa Anya a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria.


Ci sono i politici che finiscono dentro e ci rimangono.


E’ il caso appena citato di Crea che al fine di ottenere la scarcerazione ha fatto pervenire le sue dimissioni affinché i legali facessero venire meno le esigenze cautelari. Non ha funzionato.


Quelli che invece vengono arrestati e prosciolti perché completamente estranei ai fatti.


Nella notte di ferragosto del 2006, mentre si trovava in vacanza in Sardegna, la Guardia di Finanza accalappiava come il più pericoloso dei terroristi l’allora capo-gruppo DS Franco Pacenza con l’accusa di avere pilotato la destinazione di alcuni fondi europei ad aziende fantasma in cambio di “opzioni” sulle assunzioni da effettuare.


Sette giorni in carcere prima di ottenere gli arresti domiciliari ed essere prosciolto. Innocente. Ma dal punto di vista penale, non dal punto di vista etico. “Si è macchiato di pressanti raccomandazioni”. Solo quello.


Quelli arrestati e scarcerati per un quadro probatorio altamente carente.


E’ il caso di Pasquale Maria Tripodi che viene arrestato il 13 febbraio 2008 su ordine del Tribunale di Perugia e scarcerato l’8 marzo. Viene individuato come lo “strumento” politico di un gruppo affaristico che operava in Umbria e Calabria nel settore dell’energia.


Ma nelle 392 pagine dell’ordinanza di custiodia cautelare il nome di Tripodi è solo citato in alcune conversazioni telefoniche. Niente che dimostri un contatto dell’ex assessore regionale ai Trasporti, al Personale e da ultimo al Turismo, con i principali indagati.


Loiero lo scarica dicendo che la revoca delle deleghe a lui conferite era stata decisa “il giorno prima” del suo arresto.


Tripodi non si perde d’animo e passa nell’Udc.


Più o meno come non si perse d’animo quando arrestarono, nel 2005, Fortunato La Face.


Era spesso in macchina con Tripodi, in molti lo davano come suo autista.


Lo fermarono i Carabinieri con una 7,65 con matricola abrasa, silenziatore e munizioni.


Sotto il sedile della sua BMW nascondeva una calzamaglia nera.


A casa gli hanno trovato un fucile a canne mozze col numero di matricola cancellato, un revolver cal.16 ed una bomba a mano perfettamente efficiente.


Tripodi ex Udeur, dopo l’arresto (“Mastella mi ha scaricato!”) passa nell’Udc e costituisce, lo scorso 10 luglio, il gruppo “Calabria Popolare Democratica”.


Quelli per i quali la procura chiede l’arresto e l’ufficio GIP nega.


Capita all’indomani del rientro in Consiglio proprio di Tripodi. Ed al suo ex compagno di partito Franco La Rupa.


Già sindaco di Amantea, in provincia di Cosenza, è ritenuto espressione dell’influenza politica della Cosca Gentile che opera nel tirreno Cosentino. Per due volte la procura di Catanzaro aveva chiesto la detenzione.


Era infatti già indagato nell’inchiesta “Omnia“.


Qualche giorno prima del Natale 2007 scatta l’operazione “Nepetia”.


Non subì la custodia cautelare: a suo favore la Corte di Cassazione si era già pronunciata per la non carcerazione nell’ambio di un altro procedimento.  Così il 19 marzo finisce ai domiciliari.


Per due settimane scarse.


Il Consiglio dei Ministri, l’1 agosto, ha sciolto il consiglio Comunale di Amantea per infiltrazioni mafiose proprio a causa dei risvolti di quella stessa inchiesta. Ma La Rupa continuerà a legiferare in Calabria.


Spariscono anche i partiti


Il neo segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, aveva vietato ai deputati regionali calabresi di fare ingresso nella Giunta Loiero. Voleva salvare la faccia. Dopo un tira e molla patetico Rifondazione, in Calabria, aderisce alla proposta del governatore.


Di “tesseramenti fantasma” in RC parla un recente articolo del “Manifesto” che ha scatenato furiose polemiche. Da Cosenza a Reggio Calabria.


Tutto falso. In questa regione anche le leggi newtoniane, ad esempio la gravità, possono essere “interpretate”.


Articolo trasmesso il 15 agosto 2008



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Giovani estromessi e giovani famigli

Posted by Antonino Monteleone On settembre - 27 - 2008


A cosa serva ancora discutere sul perché il Partito Democratico abbia perso le elezioni credo possa considerarsi argomento piuttosto esaurito.


C’è di mezzo un circuito dell’informazione alterato in modo grave, un clima di incertezza diffusa ed a questo si è scelto di rispondere con messaggi sibillini e scelte disastrose.


Per non parlare delle persone. In Calabria, ad esempio, Veltroni ha fatto “nominare” senatrice Daniela Mazzuconi. La commercialista di Rosi Bindi che, nella sua vita, in Calabria c’è stata, ad occhio e croce, un numero di volte per le quali bastano le dita della mano di un mutilato.


Pazienza.


Oggi il PD riperderebbe per la sua credibilità è inferiore a quella dei calzini di Berlusconi.


La pubblicità ingannevole non sempre paga.


In questi giorni il Partito tradisce un’altra promessa.


Decide di ghettizzare la componente giovanile del PD in un movimento separato dal partito degli “adulti”. Proprio una delle cose che andavano invece scongiurate. Almeno con il rispetto dovuto a tutti quei sedicenni che hanno partecipato alle primarie per eleggere alcuni giovani, “ma anche” degli adulti. I quali danno il ben servito.


A riveder bene le mie parole ho commesso un errore. Ho detto “eleggere” dovevo dire ancora “nominare”.


Le liste erano bloccate.


Fortunatamente le elezioni per le assemblee del movimento giovanile si svolgon con liste aperte.


Il Partito ha nominato in questi giorni i comitati promotori regionali per le elezioni dei giovani pidini.


Li hanno estromessi dalla gestione del partito e nessuno ad alzare la mano, chiedere la parola, e mandare a cagare Veltroni.


Comuque sia


Il Comitato Nazionale promotore delle elezioni primarie dei giovani democratici nella riunione del 19 settembre, secondo quanto previsto dall’art. 3 del regolamento nazionale approvato dal Coordinamento Nazionale del Partito Democratico, ha approvato all’unanimità dei presenti i comitati promotore regionali.


I magnifici 9 in Calabria non rimarranno tali. Saranno presto affiancati da altre unità volute da Roma perché il parito deve essere aperto a tutti, ma anche blindato. Servono più “bravi bimbi” veltroniani il più vicini possibile a Fausto Raciti.


Tanto che, a circa 10 giorni dalla nomina, il Cpr non si è riunito e non lo farà prima di questo “ritocchino”.


Intanto, in Calabria, strada spianata per:


Luigi Guglielmelli, già segretario regionale della Sinistra Giovanile e leggermente trombato alle primarie del 14 ottobre 2007.


Giuseppe Arfuso, già segretario provinciale della Sinistra Giovanile a Reggio Calabria.


Antonio Vittimberga, nell’esecutivo Regionale della SG da Crotone.


Francesco Chiaravalle, già coordinatore provinciale a Cosenza dei giovani DL;


Giovanni Russo, ex segretario regionale giovani DL, aderente alla corrente di Beppe Fioroni, “Quarta Fase“, già candidato non eletto alla Provincia di Vibo Valentia, lo si vede spesso vicino al consigliere regionale Pietro Giamborrino.


Francesco Pirillo, segretario regionale dei giovani PdM (erano quattro) dunque un loieriano, famiglio del più noto assessore Regionale PdM Marione Pirillo detto “Papa Giovanni”;


Luigi Cacculi, della corrente Ecodem.


Francesco Mirabelli, da Rende, ex socialista, come Sandro Principe.


Antonino Castorina, attualmente rappresentante degli studenti della Università Mediterranea di Reggio Calabria, in seno alla soppressa A.R.Di.S; già iscritto della Margherita, Rutelliano-Giachettiano-Naccariano; portavoce del circolo “I Care” della Margherita (oggi avrebbe lo stesso nome e sarebbe del PD).


A proposito dei due reggini, Arfuso (non chiedetegli cosa ne pensi di come viene gestita la “cosa” giovanile) e Castorina (che si dice “pronto a candidarsi” e lasciare il suo posto nel comitato), sono apparse delle note di compiacimento alla loro nomina.


Memo Musolino e Antonio Billari considerano, in particolare, la presenza del loro portavoce una “garanzia”. Probabilmente non di coerenza. Questo lo spiega bene Claudio Cordova.


Con la considerazione di Francesco Gatto (Rifondazione Comunista) abbiamo la misura del perché questo partito sia scomparso dalle aule parlamentare.


E, dulcis in fundo, non ho potuto fare a meno di notare questa nota:


elemento che non va sottovalutato è la presenza all’interno di questo comitato promotore di due ragazzi del reggino, Giuseppe Arfuso e Antonino Castorina.


Questo non può che essere motivo di vanto e soddisfazione per il nostro partito provinciale e ci fa ben sperare rispetto alle potenzialità che può esprimere la nostra provincia.


Firmato Avv. Angela Laganà, Presidente Provinciale del PD a Reggio Calabria.


Mi chiedo, a questo punto, se fosse stato più opportuno che Nino Castorina, i complimenti per la sua nomina, li ricevesse dalla mamma magari a tavola, anziché sui giornali.


Ma, si sà, alcune cose sono “affari di famiglia“.


Largo ai giovani. Che, a volte, sono peggio dei grandi!


antonino monteleone


p.s.: se dovessi tifare per qualcuno tiferei per Giulia Innocenzi

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Opinioni coraggiose

Posted by Antonino Monteleone On settembre - 26 - 2008

Ricevo una simpatica lettera da qualche affezionato lettore di questo blog che ho deciso di ri-pubblicare.


caro monteleone sei solo un poveretto. ti credi di fare politica ma sei solo un volgare omino. dovresti vergognarti, le tue non sono denunce ma maliziose illazioni. sei una vergogna non solo per reggio di calabria ma per l’italia intera! – endless


Senza avere bisogno di spiegare al nostro amico, che si firma Endless, che non faccio politica la scelta di dare ampia visibilità a queste amorevoli considerazioni prende spunto dal coraggio del nostro amico.


Che sceglie l’anonimato (forma espressiva che rispetto e tutelo in questo blog) utilizzando una mail, che dopo una consueta verifica (spedisco una mail per avere conferma del suo funzionamento) si è rivelata non esistente.


Perché certe opinioni forti, necessitano coraggio. E chi non ce l’ha, non se lo può dare.



am

AnnoZero in tono minore

Posted by Antonino Monteleone On settembre - 26 - 2008





Più morbida la scenografia, più luci, un po’ di verde che fa molto soft-loft, e un riadattamento (peggiorativo) della splendida sigla di Nicola Piovani rendono l’edizione 2008 di AnnoZero un po’ più easy dell’anno passato.


Sarà meglio accontentarsi, come ha detto lo stesso Michele Santoro, in apertura di puntata – prima di lasciare la parola a Marco Travaglio -  “che in Rai possa farsi ancora un programma irriverente come AnnoZero che può permettersi di ospitare Travaglio”.


Come sembra altrettanto vero che con Berlusconi più caimano che mai è meglio evitare di farsi epurare alla prima puntata.


Non comprendo la scelta di Margherita Granbassi che riesce a farmi rimpiangere Beatrice Borromeo che nel giro i qualche puntata era riuscita a trovare una dimensione migliore del suo esordio. Ma per la fiorettista triestina vedo molte meno chances di emergere in una trasmissione che ha un target ben preciso.


Preferivo AnnoZero dello scorso anno, anche se è presto per dirlo.


Ultima cosa. Marco Travaglio, dalla prossima puntata, facciamolo parlare alla fine. Prima di Vauro.


Farlo parlare all’inizio lo sottopone alle precisazioni confusionarie del Castelli di turno. Farlo parlare alla fine, invece, facendogli tirare le conclusioni darebbe un po’ più di nerbo ad una trasmissione che sembra avere scelto la linea morbida.


Ma la Grambassi, fiorettista anche lei come la Vezzali, da chi si farebbe (o si è fatta) toccare per finire da Santoro?


Di sicuro non da Cossiga.


am

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Antonino Monteleone on Facebook

VIDEO

Sponsors

About Me

Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

Twitter

    Photos

    Activate the Flickrss plugin to see the image thumbnails!