Oggi è il 2 settembre. A differenza dello scorso anno non sono stato al Santuario di Polsi.
Ci andai con due giornalisti della stampa estera che preparavano degli approfondimenti televisivi sulla ‘ndrangheta, San Luca e la Madonna della Montagna.

Rimasero impressionati dell’aria che si respirava. Della devozione e del fanatismo. C’era chi pregava e chi partecipava ad una gara. Una gara che si giocava sul confronto del peso dell’oro portato al collo, dei carati degli anelli alle dita e con la profondità di alcuni sguardi.
Ad essere guardati di traverso, oltre ai Carabinieri, l’anno scorso c’erano i giornalisti. Di mezzo mondo e di tutta Italia.
Sarà anche troppo facile dire che San Luca è ‘ndrangheta. Che la Madonna di Polsi è un culto inquinato dalla fede che gli uomini del disonore in lei ripongono.
Mi incuriosì quel cesto di rose rosse che si trovava ai piedi dell’altare. Più in alto degli altri. Ci fu vietato di fotografare le coriste durante la messa. Erano sorelle e cugine di vittime e carnefici della faida. Non si dovevano riprendere. Nemmeno guardare. Quindi mi concentrai su quei fiori.
Mi avvicinai e lessi questa frase
x la Madonna a devozione della fam. Pesce Giuseppe di Rosarno
Ed io, ieri, come oggi mi convinco che, quello, è un caso di semplice omonimia.
antonino monteleone
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.





…e il vuoto riempì tutto lo spazio circostante. Il pubblico rimase muto e si calò il sipario…
“la stampa persegue una missione estremamente utile, estremamente grave e faticosa quella di una censura sugli atti del potere” (j.michelet)