Lo sanno tutti.
La Chiesa Cattolica è contraria all’uso del preservativo. Anche i preti missionari in Africa, che toccano da vicino le devastazioni delle epidemie di AIDS che colpiscono interi villaggi, uomini, donne, bambini e nascituri – a parte rare e prontamente zittite eccezioni – sono scettici.
Milioni di persone che ogni anno muoiono di AIDS. Mentre altre nascono con il virus già incorporato.
L’uso del preservativo ridurrebbe le nascite tra persone infette, la trasmissione del virus ed arginerebbe le morti.
Invece no. L’astinenza è l’unica soluzione per non “offendere la castità” è scritto nel compendio al Catechismo della Chiesa.
E infatti i preti di Boston, quelli condannati per le violenze sui bambini, non usavano il preservativo. Loro sì, bravi e obbedienti.
Libera Chiesa in Libero Stato. E’ un motto attualissimo dal 1800. Dai tempi di Charles de Montalembert sopravvive nonostante, nel 2008, in Parlamento ci sia la Binetti con il suo cilicio.
Ricordo un monologo di Daniele Luttazzi. Ne mutuo una parte riproponendo la battua finale.
“La Chiesa Cattolica è contraria all’uso del preservativo, ritenendolo illecito sia come strumento di prevenzione dell’Aids che come mezzo per evitare gravidanze indesiderate. Questo perché, secondo il Vaticano, il rapporto sessuale sarebbe lecito solo se consumato all’interno del matrimonio e, soprattutto, perché – dice anche il Papa – con il preservativo non si sente un cazzo!
Ecco in questo video una storia tutta calabrese.
A Diamante, località turistico-balneare del tirreno cosentino, una delle tre farmacie del paese non vende i preservativi “per motivi religiosi”. Confermerà una vecchina, la titolare, ai ragazzi che si fingono turisti.
Per avere l’amara conferma dell’esistenza di una concezione medievale del servizio (che è svolto in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale) farmaceutico rivolto al pubblico laico.
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Antonino…..ma uno sarà padrone di vendere cosa cazzo (visto che siamo in tema…) vuole nel suo esercizio commerciale??
Non entro nel merito religioso perchè dell’argomento non mi frega na mazza.
@Identità!
Concordo ma … la farmacia non è un semplice esercizio commerciale!
E’ come se andassi da un medico e non ti volesse prescrivere la pillola del giorno dopo dicendo: “motivi religiosi”
Tutte CAZZATE (sempre per restare in tema)
Bah!
Caro Antonino,
il fatto stesso che ci siano tre farmacie in un paese tutto sommato piccolo, a mio avviso, rende la scelta della vecchina pienamente libera, sia sotto il profilo della coscienza individuale e della sensibilità religiosa che sotto quello più prettamente commerciale.
Come dire: fatti suoi, ci sono altre farmacie.
Ci vediamo lì, ovviamente.
Rocco
Mettevi in testa che intorno alla parola “preservativo” si è ingenerato un equivoco impenetrabile che è di difficile intendimento o spiegazione!
La Chiesa Alta quando parla di preservativo non lo fa con riferimento al sostantivo maschile (da encarta: sottile guaina di gomma usata come profilattico e come anticoncezionale maschile), bensì all’aggettivo vale a dire “atto a preservare” ossia tenere lontano o salvaguardare da danni, pericoli. Es. preservare i ragazzi dai pericoli, dalla pedofilia, etc.
Ed è per questo che quando il Primo Ministro di Dio in Terra dice: “adottate un preservativo” scoppia il caos perché ancora nessuno ha spiegato bene questa differenza ai ministrini che subito pensano a c … ehm al sostantivo maschile.
E poi caos su caos: a Boston non lo usano, a Diamante non lo vendono …
Per portare chiarezza una buona volta per tutte si dovrebbe sradicare l’equivoco di fondo!
Beh … di mezzo …
Se torni a scalea ricordati di fare scorta lì a Riggiu! uomo avvisato mezzo salvato! non è che poi devi trasferirti qui ed inizi ad occuparti della mala dell’alto tirreno? molto meglio altre “male”
Ahah, questa mi mancava! Incredibile. Come l’obiezione di coscienza che, misteriosamente, dal campo della leva si è trasferito al campo degli aborti e poi, sempre misteriosamente, al campo delle prescrizioni della pillola del giorno dopo ed infine , ancor più misteriosamente, alle farmacie.
Questa nuova moda fa forse sentire i funzionari che rendono questo o quel servizio più “umani”, pensando che finalmente possono dire la propria in contesti che non lo richiedono… Ma come qualcuno scriveva sul Quotidiano, è come se un impiegato delle poste ateo si rifiutasse di far fare ad un cliente un versamento ad un’associazione cattolica, proclamandosi così obiettore di coscienza…
Credo si tratti anzitutto di una questione “deontologica”: bisogna capire le finalità e i modi della propria professione, per non cadere nella suddetta confusione. Se la propria professione dovrebbe includere la prescrizione di determinati prodotti ai pazienti quando lo richiedano e quando ce ne sia bisogno – cosa che la professione medica “dovrebbe” comprendere -, il compito di fornire un servizio per il quale si è peraltro pagati (specie negli ospedali pubblici…ricordiamoci che paghiamo le tasse, e che quindi ci aspettiamo che i servizi per cui le paghiamo vengano indistintamente assolti) non dovrebbe esser messo in discussione così deliberatamente.
Nel momento in cui si “prescrive” si è medici, non tizio o caio con proprie opinioni.
Per quanto riguarda la farmacia…non credo che la si possa paragonare a un negozio di abbigliamento, dove il rivenditore sceglie a proprio gusto la merce. La farmacia non èun negozio come un altro, essa svolge una funzione per così dire “sociale”, e non la si può perciò abbandonare all’arbitrio del proprietario solo perché nata e cresciuta privatamente. La sua funzione, infatti, è essenzialmente pubblica.