foto d’archivio
Due giorni fa il Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, per la seconda volta in pochi mesi, è intervenuto concretamente sulla rovente questione dei beni confiscati alla ‘ndrangheta.
A maggio la consegna dell’immobile confiscato alla famiglia Lo Giudice e destinato ad ospitare la sede dell’associazione “Riferimenti” di Adriana Musella assieme alla sede della Croce Rossa.
In un primo momento un intervento così inciviso, ancorché tardivo, non andò giù a qualcuno. Che, in una notte, prese a colpi di motopala l’immobile da poco restaurato. Nessuno vide nulla – a testimonianza del clima che avvolge anche i residenti del centro città – e fu necessario eseguire altri lavori.
Lo scorso martedì 9 settembre è stato annunciato un intervento sul bene confiscato registrato al numero 6133 dell’elenco dei beni definitivamente confiscati ed assegnati. Apparteneva al boss Domenico Libri (classe ’34).
Confiscato definitivamente con sentenza del 3 febbraio 1987, veniva – con decreto di destinazione n. 30669 – decretata la trasformazione di quel “terreno con fabbricato rurale” solo il 26 aprile 1999 e consegnato il 19 luglio dello stesso anno.
Dalla confisca alla consegna 12 anni. Dalla consegna questo bene ha attraversato l’amministrazione di Italo Falcomatà (1993 – 2001), quella temporanea di Demetrio Naccari Carlizzi (dicembre 2001 – maggio 2002), la prima sindacatura Scopelliti (2002-2007) fino a giungere al sedicesimo mese del secondo mandato perché si annunci (dal blog del Sindaco Scopelliti) che
“Ci siamo fatti carico, con un impegno finanziario importante, di circa duecento mila euro, di ristrutturarlo, intravedendo la possibilità di un recupero della struttura che altrimenti non poteva essere utilizzata. Una volta riqualificato, entro pochi mesi lo restituiremo alla parrocchia del Buon Consiglio, quale centro di aggregazione per tutte le attività, dagli scout a quelle teatrali. In sintonia con lo spirito che ha animato l’Amministrazione in questi anni. Tutti i beni confiscati che abbiamo ereditato, gradualmente li stiamo restituendo alla collettività”
Questo significa che ai 12 anni di prima (passando per Falcomatà, Naccari e Scopelliti 1 e primo anno dello Scopelliti 2) si sommano altri 9 anni.
Ventuno anni e qualche mese prima che si possa restituire alla collettività un bene che le appartiene.
A Scopelliti devo dare atto di “mettere mano” a roba che scotta. Mettendo da parte contestazioni circa altri aspetti della vita pubblica cittadina.
Come devo dare atto al ROS dei Carabinieri di avere svolto un lavoro meticoloso di ricerca e catalogazione dei patrimoni mafiosi. E di avere ampiamente descritto il passato – amministrativo e giudiziario – di molti amministratori comunali della Provincia.
Rimangono ancora un centinaio di beni confiscati in Città che attendono di essere consegnati. L’assurdo è che – potete leggerlo anche voi cliccando qui – alcuni immobili sono contrassegnati da questa dicitura “Trattenuto dallo Stato per motivi di ordine pubblico“.
antonino monteleone
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