Archive for ottobre, 2008

Dolcetto o scherzetto?

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 31 - 2008

Era il 3 novembre del 2006 quando il Consigliere Regionale dell’Udc, Franceco Talarico, all’ingresso della propria abitazione trovava due proiettili.


A distanza di due anni la minaccia diventa più grossa. Questa volta, a sera inoltrata, mentre il consigliere regionale Udc si trovava in casa con la famiglia, vengon esplosi alcuni colpi di pistola contro la porta di casa.


Che mi sembra un po’ esagerato come “scherzetto” la viglia di Halloween se qualcuno non vuole darti le caramelle.


Una battuta per non lasciare che dopo la girandola delle “solidarietà” la vicenda venga dimenticata. L’area di Lamezia Terme, notoriamente, si trova al centro di forti interessi criminali e non è un caso che il Sindaco Gianni Speranza, eletto dopo uno scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose, viva da tre anni sotto scorta.


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Flavio Scutellà, un anno dopo

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 30 - 2008





E’ giovedì 25 ottobre 2007. Un giovedì pomeriggio come tanti altri. Flavio Scutellà è un bambino di 12 anni che vive a Scido. Poco più di mille anime nella Piana di Gioia Tauro. Ha finito i compiti. Esce e va a giocare, come ogni pomeriggio, poco lontano da casa. Il clima è mite anche ad ottobre. L’aria è fresca, ma i bambini ancora lasciano a casa i cappotti.


Flavio gioca come sempre, ma cade. Perde l’equilibrio e finisce a terra, batte la testa. Ah, i bambini! Quante volte a rimproverarli. Se cade e si rialza la cosa migliore è un buffetto sperando che non faccia niente di pericoloso.


Flavio questa volta non si rialza. Perderà e riacquisterà conoscenza due volte.


Giungerà nel pomeriggio all’ospedale di Polistena dove la TAC diagnosticherà un ematoma sottodurale. Otto millimetri appena, ma va portato subito in un ospedale. Nessuno, dei sei che insistono nel territorio della Piana, lo può ricevere.


Sei ospedali e nessun posto per Flavio.


La situazione sembra ancora sotto controllo. Continuano le chiamate. Vibo, Lamezia, Catanzaro, Cosenza, Reggio. Niente da fare. Non c’è un ospedale pronto e non c’è ancora un’ambulanza che possa trasportarlo in sicurezza. Si chiama Messina, lì il posto c’è. Ma il papà di Flavio non si spiega il perché di questi ritardi. Chiama il 113, chiede aiuto. Dopo l’intervento della polizia, a Reggio, trovano un posto per Flavio.


Manca ancora l’ambulanza.


Questa arriverà tre ore dopo. Parte il viaggio verso Reggio. Ma l’ambulanza anziché tirare alla massima velocità verso gli ospedali riuniti, imbocca lo svincolo del tragico, del ridicolo, del criminoso. E’ finito il turno di lavoro. E l’equipaggio che trasporta Flavio si ferma per dare il cambio.


All’arrivo a Reggio proseguono i convenevoli, la freddezza del medico del reparto di Neurochirurgia acuisce la tensione di Maria e Alfonso, mamma e papà di Flavio. Intanto l’ematoma ha triplicato le sue dimensioni. E Flavio sarà portato in sala operatoria all’una.


Otto ore dopo l’incidente. Uscirà in coma dall’operazione. Perderà la vita tre giorni dopo. Il 29 ottobre del 2007.


Ho raccolto la testimonianza della madre.


Ha il volto segnato da una tragedia ed un dolore troppo grandi per essere cancellati. Nonostante il peso dei ricordi e lo strazio subito traspare una dignità ed una compostezza davvero rare. Una umanità profonda che onora la memoria e la battaglia che lei, con suo marito, sta conducendo.


Chiede giustizia per sé e tutte le vittime della mala sanità calabrese. Vittime di una “pessima gestione della sanità sul territorio” e spesso di errori medici per i quali “vengono accertate responsabilità precise” senza “che vengano puniti i responsabili”.


Un anno dopo la scomparsa di Flavio, la madre Maria, ripercorre le tappe ed i momenti più significativi. Le false promesse, le relazioni nelle quali è scritto “chiaramente” chi sono i responsabili. La relazione di prefetti Achille Serra e Silvana Riccio che hanno parlato di “morte che si poteva e si doveva evitare“.


C’è un filo sottile che lega le vite delle famiglie della mala sanità calabrese. Un filo che unisce le vite spezzate ingiustamente e mantenuto da una politica sempre più invasiva. Dove il merito deve lasciare il posto alle appartenenze e, spesso, i deficit strutturali sono un alibi molto abusato.


“Non serbo rancore per nessuno” ha raccontato Maria Tocci Scutellà a SanitàCalabria ma “chi ha sbagliato deve pagare”. “Dobbiamo ottenere giustizia per Flavio. Lo dobbiamo a lui ed a tutte le altre vittime innocenti”.


La storia finisce anche sull’ultimo libro di Saverio LodatoIl Ritorno del Principe“.


“La malasanità è frutto della malapolitica” è scritto nelle pagine che ricordano cosa accadde un anno fa e sono le parole che rilegge la signora Maria.


Che a stento trattiene le lacrime perché, un anno dopo, nessuno le ha spiegato per colpa di chi, oggi, Flavio non c’è più.


antonino monteleone

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Le bugìe di SEI, le omissioni di Catanzaro

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 29 - 2008

di Antonino Monteleone per www.strill.it


E’ passato poco più di un mese dall’annuncio di SEI Spa che, in un comunicato, rendeva noto di avere chiesto la sopensione della procedura autorizzativa per la costruzione della Centrale a Carbone di Saline Joniche.


I fatti dicono che la macchina, in realtà, è ancora in moto. Ecco perché.


Il 19 settembre, accertata la contrarietà degli enti territoriali coinvolti, la Sei Spa scriveva al Ministero per lo Sviluppo Economico, dell’Ambiente, dei Beni Culturali ed alla Regione Calabria per comunicare che “alla luce delle osservazioni emerse anche nel corso della Conferenza di servizi tenutasi in data 18 settembre ultimo scorso” la società chiede la sospensione della procedura autorizzativa”. Questo perché – scriveva ancora la SEI – è necessaria una ricalibratura di progetto e/o integrazioni eventualmente neessarie”.


Che non è proprio quello che il comunicato diffuso alla stampa, accolto con gli applausi dalle associazioni e da una fetta di politica, firmato dall’amministratore delegato della partecipata elvetica, lasciava intendere.


Il motivo è presto detto.


E’ lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, che il giorno successivo risponde a SEI ricordando che “il procedimento in essere presso questo Dicastero è già “di fatto” sospeso, in attesa delle risultanze del procedimento di valutazione d’impatto ambientale, il cui esito positivo costituisce parte integrante e condizione necessaria del procedimento autorizzativo”.


Lo stesso Ministero dell’Ambiente, che non ha partecipato alla conferenza dei servizi, ha comunicato che “in relazione all’istanza della Società SEI Spa, del 19/06/2008 (prot. DSA-2008-0017241 del 23/06/2008) di pronuncia di compatibilità ambientale ai sensi del D.lgs n. 152/2006 come modificato dal D.lgs n. 4/2008, (…) sono state completate positivamente le verifiche preliminari di competenza della Divisione III di questa Direzione in merito alla procedibilità della detta richiesta di riavvio del procedimento.


Dall’accesso agli atti depositati presso il Ministero dello Sviluppo Economico, quindi, la conferma che la procedura non si è interrotta, ma la palla è passata al Ministero dell’Ambiente che dovrà pronunciarsi in sede di Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale.


La Sei, in modo equivoco, ha annunciato – o voluto far credere – che un progetto da 1,1 MLD di euro fosse stato appallottolato e scaraventato dentro la pattumiera al primo ostacolo concreto.


Non è così. E la famosa delibera risolutiva (il “no” definitivo) della Giunta Regionale della Calabria, hanno spiegato da Via Molise, sede del Ministero dello Sviluppo Economico, non è ancora pervenuta.


Dal verbale della conferenza dei servizi, infatti, leggiamo – con un po’ di stupore – che Giuseppe Graziano, in rappresentanza dell’assessorato all’Ambiente della Regione Calabria ha dichiarato che “non c’è ancora un atto formale di denegata intesa da parte della Giunta Regionale in quanto nessun soggetto aveva ancora provveduto a chiedere formalmente un pronunciamento della Regione in tal senso, pronunciamento che avverrebbe con una delibera di Giunta Regionale”.


Che è come ammettere di non avere mai conosciuto come si sviluppa l’intera procedura autorizzativa dell’impianto ex legge 55/2002. Posto che gli atti depositati dalla Regione non bastano a qualificarsi come “no” in termini di legge.


Il rinvio alle determinazioni della Giunta Regionale non deve essere considerato come un rinvio di merito, ma è un rinvio legato esclusivamente alla non configurabilità dell’atto depositato dalla Regione Calabria nella riunione odierna quale formale atto di intesa negativa“.


Per questo motivo “il procedimento viene “di fatto” sospeso in attesa della VIA, a meno che la Regione non provveda nel frattempo a formalizzare la denegata intesa all’iniziativa, nel qual caso il procedimento si concluderebbe ai sensi di quanto disposto dalla legge n. 55/2002.


Difficile, peraltro, che i 12 (dodici!) rappresentati di SEI intervenuti nella prima parte dei lavori della conferenza dei servizi del 18 settembre scorso (non avrebbero – formalmente – dovuto prendere parte ai lavori, ma hanno esposto una sintesi del progetto da realizzare) avessero intenzione di perdere del tempo.


E il tempo si traduce in quattrini. Una montagna di quattrini che gli investitori hanno puntato sul progetto.


Fino ad oggi le uniche informazioni relative alla composizione societaria di SEI Spa si limitavano alla circostanza che questa fosse  una società di scopo di proprietà di Ratia Energia.


Saline Energie Ioniche Spa è costituita da 4 società.


Ratia Energie, la cui proprietà è suddivisa tra partner industriali (al 46%), il Cantone dei Grigioni (46 %) e la borsa di Zurigo (8%), con la quota del 57,5%.

GruppoHERA, società quotata in borsa e seconda “multiutility” in Italia per capitalizzazione (fatturato di 3 MLD di €) con una quota del 20%.

Foster-Wheeler, società di ingegneria e costruzione specializzata, che ha realizzato il progetto definitivo della mega centrale da 1320 MWe, con una quota del 15%.

APRI Sviluppo, società servizi nel campo della “promozione industriale, assistenza finanziaria” specializzata “nell’assunzione di capitale di rischio in aziende italiane all’estero e in aziende straniere in Italia”, che con una quota pari al 7,5% ha “scommesso” sulla centrale qualcosa come 60 milioni di €.


Avere appreso la composizione societaria di SEI Spa consente di notare che è proprio una delle società che la controllano, il Gruppo HERA, a sostenere sul proprio sito internet l’uso del gas naturale contro altre fonti energetiche facendo presente che “produce circa il 25-30% in meno di emissioni di CO2 rispetto al quella dei prodotti petroliferi e addirittura il 40-50% in meno rispetto alla combustione del carbone”.


Sulle emissioni HERA argomenta in modo piuttosto efficace che “un ciclo combinato a gas consente di ridurre le emissioni di CO2 del 52% rispetto a un impianto tradizionale alimentato a olio combustibile e del 62% rispetto a un impianto alimentato a carbone”.


Caldeggia, insomma, l’uso del gas naturale con lo stessa tecnica don ila quale SEI vorrebbe accreditare il carbone come fonte energetica del “futuro”: “la domanda di gas naturale dell’Europa a 25 dovrebbe passare dai 436 miliardi di metri cubi circa del 2002 ai 524 nel 2012 per raggiungere i 633 miliardi nel 2030, con una crescita media annua tra il 2002 e il 2010 del 2,3%”.


La Sei, contrariamente a quanto affermato dal suo secondo socio ufficialmente, sostiente che “il repentino aumento del costo del petrolio, il cui trend di crescita è confermato dalle previsioni per i prossimi anni, contribuirà ad aumentare il ricorso al carbone in quei Paesi, quali Stati Uniti, Cina e India, in cui si trovano le maggiori riserve mondiali. Una lieve inversione è invece attesa da parte dell’Europa e Giappone, e in generale si stima una diminuzione di 2-3 punti percentuali della frazione di carbone sul consumo totale di energia”.


A proposito di emissioni è di questi giorni la notizia della firma di un “accordo strategico” siglato tra tra Eni e Enel  e Ministero dell’Ambiente, alla presenza del ministro Stefania Prestigiacomo.


L’accordo strategico prevede la cooperazione per lo sviluppo delle tecnologie di cattura, trasporto e sequestro geologico dell’anidride carbonica (CO2) e la realizzazione congiunta del primo progetto italiano per la sperimentazione dell’intero processo, dalla cattura della CO2 all’iniezione nel sottosuolo, al monitoraggio e alla verifica della stabilità e della sicurezza del deposito.


Contestualmente alla firma dell’accordo strategico, Eni, Enel e Ministero dell’Ambiente hanno firmato un Protocollo d’Intesa finalizzato alla verifica e diffusione delle tecniche di cattura della CO2 e alla promozione delle fonti rinnovabili.


La tecnologia che SEI si dice pronta ad adottare per contenere le emissioni. Questa prevede l’immissione, in appositi contenitori  installati nel sottosuolo, della CO2 prodotta dalle centrali. Con rischi, specie di tipo geologico, non ancora accertati.


Nel documento più recente ed importante sul sequestro della CO2, pubblicato dall’IPPC, un organo della Commissione Europea dedicato alla prevenzione ed al controllo dell’inquinamento, si afferma che “l’applicazione di questa tecnologia aumenterebbe il costo della produzione di energia dal 35 al 70 %.”


Anche se dal punto di vista ambientale preoccupano molto, molto di più, le emissioni di particolato di tipo PM 2,5 impossibile da filtrare e letale per l’uomo.


Da quando è stata annunciata la “richiesta di sospensione” delle procedure la Sei è entrata in uno strano “silenzio stampa”. Alla luce di questi fatti non si può che ritenerlo strategico.


Visto che la partita è ancora aperta e l’attenzione degli “attori” coinvolti va scemando.


antonino monteleone

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Pericolo di infiltrazioni dello Stato

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 28 - 2008








Fa piacere che qualcuno possa accorgersi di quello che, circa un anno fa, ho raccontato.


E’ di oggi la notizia che l’On. Angela Napoli, attraverso un’interrogazione parlamentare, abbia chiesto al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di attivare tutte le procedure necessarie – ove ne ricorrano i presupposti – per un nuovo accesso al Comune di Melito Porto Salvo.


Comune già sciolto due volte per infiltrazioni mafiose.


Il sindaco è sempre lo stesso. Giuseppe Iaria.


A quasi due anni di distanza appaiono inquietanti le dichiarazioni rese dal Prefetto Luigi De Sena in commissione Affari Istituzionali della Camera dei Deputati sotto la presidenza di Luciano Violante.


Camera dei Deputati – Indagine conoscitiva – XV LEGISLATURA — I COMMISSIONE — SEDUTA DEL 30 GENNAIO 2007


Luigi De Sena: Il comune di Melito di Porto Salvo, in base al rapporto presentato a suo tempo  dalla commissione di accesso, avrebbe dovuto essere sciolto.


Il prefetto Balsamo, direttore centrale delle autonomie locali, e il gabinetto del ministro hanno seguito con molta attenzione la situazione. Il comune è stato sciolto già due volte, ma su tutto l’arco degli anni abbiamo avuto le stesse presenze.


Sarebbe stato quindi perfettamente inutile scioglierlo per la terza volta: non avremmo ottenuto alcun risultato.


E’ in corso, quindi, un monitoraggio con diffida al sindaco – è un comune che, peraltro, in primavera andrà alle elezioni e anche per questo motivo non è stato sciolto – da parte della prefettura, nei settori dell’anagrafe, elettorale e dei tributi, che sono i settori più delicati, oltre a quello, ovviamente, dell’urbanistica.


Sciogliere il comune di Melito di Porto Salvo per la terza volta sarebbe stata, comunque, una sconfitta per lo Stato.


Angela Napoli, rilevando inoltre, che


con nota prot. n. 1174/RS/12/6 del 4.12.2007 la Corte dei Conti di Catanzaro ha trasmesso al Sindaco del Comune di Melito la relazione relativa al rendiconto dell’esercizio 2006, elencando una lunga serie di irregolarità ed invitando a fornire chiarimenti ed alligazioni documentali entro il 12.12.2007;


con nota prot. n. 1841/PS/62-2 del 25.06.2008 la Corte dei Conti di Catanzaro ha trasmesso al Sindaco del Comune di Melito la relazione relativa al Bilancio di previsione 2008, elencando una lunga serie di irregolarità ed invitando a fornire chiarimenti ed alligazioni documentali entro il 4.07. 2008;


in data 28 luglio 2008 la Corte dei Conti di Catanzaro trasmetteva la deliberazione, assunta il 25 luglio 2008 contro il collegio dei revisori ed il Sindaco del Comune di Melito Porto Salvo per non aver adempiuto a quanto previsto dall’ art. 1, comma 166, della legge 23 dicembre 2005 (legge finanziaria 2006), contravvenendo in tal modo ad un preciso obbligo di legge;


soltanto nella seduta del Consiglio Comunale del 23 settembre 2008, e su esplicita richiesta di un consigliere comunale di minoranza , il Sindaco del Comune ha presentato le determinazioni alle tre deliberazioni della Corte di Conti;


le irregolarità riscontrate dalla Corte dei Conti sono state sempre tenute nascoste al Consiglio Comunale della Città;


sono state, altresì, denunziate, da un consigliere di minoranza alcune deliberazioni di Giunta, assunte in violazione delle norme vigenti e dei regolamenti dell’Ente Comune e qualche deliberazione sarebbe stata votata da un assessore, beneficiario della decisione assunta;


il Comune di Melito Porto Salvo pur risultante inadempiente rispetto al dettato dell’articolo 53 del D.Lvo. n. 165 /01 per il 2006, ha affidato incarichi di consulenze e di collaborazione per il 2007 (vedi atto ispettivo dell’interrogante n. 4-00594 del 10.07.08; peraltro, qualcuno dei consulenti risulterebbe indagato nell’operazione “Onorata Sanità”:

 

 

chiede al Ministro dell’Interno se  “non ritenga di dovere autorizzare le procedure per un nuovo accesso al Comune di Melito Porto Salvo;

 

Potremmo aggiungere che alla luce delle scarcerazioni di Carmelo ed Antonino Iamonte, organici alla cosca mafiosa che detiene il controllo del comprensorio di Melito Porto Salvo, la situazione potrebbe essere ancora peggiore di come ipotizzato.

 

Di queste cose ne parlavo un anno fa e, per fortuna, qualcuno se n’è accorto.

 

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Il supermarket del credito

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 27 - 2008


Buongiorno signore possiede già una carta di credito VISA….?


Vi hanno mai fatto questa domanda all’interno di un centro commerciale? Magari a qualcuno è successo all’uscita. Subito dopo essersi accorto che con 50 € non riempi più nemmeno due buste di spesa. Come sarebbe bello poter spendere di più, vero?


E allora quello che dice il “promoter” sembrano parole di un aladino del ventunesimo secolo pronto a realizzare i desideri di ognuno. Ma in realtà si tratta di una pura illusione. Aladino non esiste e quelli che realizzerete non sono sogni, ma necessità che avrete soddisfatto arricchendo banche senza scrupoli.


Userà la carta per tutti i suoi acquisti, poi sceglie se rimborsare a saldo oppure a rate!


Che detta così sembra un affare. Ma leggendo le condizioni generali di contratto, alla fine, sembra tutto una truffa legalizzata.


Anzi siamo più espliciti. Una usura legalizzata.


La legge 108 del 1996 (aldilà dei paventati dubbi di costituzionalità – discussi in dottrina – di una legge di tale portata approvata a camere sciolte e dunque competenti ad occuparsi solo di “ordinaria amministrazione”) ha segnato la svolta in materia di usura, reato previsto dall’art. 644 del codice penale, stabilendo in quali casi la percentuale applicata per la restituzione di una somma di denaro ottenuta in prestito raggiunge una soglia usuraria.


Una tabella periodicamente aggiornata del Ministero dell’Economia, ci spiega che il tasso di usura si calcola così:


ai fini della determinazione degli interessi usurari ai sensi dell’articolo 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, i tassi (…) effettivi globali medi, riferiti ad anno, praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, determinati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n. 108, relativamente al trimestre corrente devono essere aumentati della metà.


Detta in soldoni si fa la media dei cosìdetti TAEG. Tale media, aumentata della metà, costituisce la percentuale oltre la quale siamo di fronte ad U-SU-RA!


Vediamo le tabelle.


Al 30 giugno 2008 i tassi medi rilevati – per la categoria “CREDITO FINALIZZATO ALL’ACQUISTO RATEALE E CREDITO REVOLVING” (ovvero le carte di credito vendute in aeroporti, stazioni e centri commerciali) – sono i seguenti:


fino a 1.500 € TAEG medio 16,20 %

per un tasso usurario del 24,3 %


oltre 1.500  e fino a 5.000 € TAEG medio 16,78%

per un tasso usuraio del 25,17 %


oltre 5.000 € TAEG medio 10,60%

per un tasso usurario del 15,9 %.


Prendiamo ad esempio Barclay Card.


Sapete con quale tasso di interesse viene rimborsato il credito concesso?


TAN 19,99 % e TAEG 21,93 %


Avete letto bene. Pochi punti percentuali sotto la soglia di usura.


Non scherza nemmeno la famosa Carta Aura di Findomestic.


TAN 18,72%  TAEG 20,41%


Quella che invece fa rabbrividire è CartAttiva di AGOS-ITAFINCO.


Nelle condizioni generali di contratto non viene specificato esattamente né il TAN né il TAEG, ma viene utilizzata una formuletta molto, molto ambigua.


Tasso di interesse annuo nominale TAN: minimo 0% – max mai superiore al TAEG

TAEG min. 0% – max 24,705 % e comunque entro il tasso soglia come determinato ai sensi della L. 108/96 (ovvero di usura ndr) e successive modifiche (la rilevazione trimestrale aggiornata può essere consultata sul nostro sito internet www.agosweb.it ovvero presso tutte le nostre filiali).


Il TAEG massimo che può raggiungere (perché non dovrebbe?) il rimborso del credito con CartAttiva può essere, badate bene, del solo 0,465 % inferiore al tasso di usura!


A tutto questo aggiungeteci la gravità del fatto che gli istituti di credito consentono, anzi favoriscono, la vendita di prodotti finanziari da parte di soggetti privi di qualsivoglia competenza in materia, ma certamente bravi, bravissimi, a vendere.


Mentre tutti parlano della “grande crisi finanziaria”, del crollo delle borse, dei risparmiatori presi per il culom, non possono ignorarsi – oggi come ieri – gli avvertimenti di Beppe Grillo (detto il visionario), che consigliava ai lavoratori di mantenere il TFR in azienda (guadagnandoci oggil il 3,5 %) anziché ficcarlo in un fondo pensione (rimettendoci il 20 %), e non prendere atto dei una situazione, così come riportata in questo articolo di Fabrizio Zampieri, che non potrà che peggiorare nei prossimi anni:


E’ sempre maggiore il numero di clienti che non riescono a far più fronte ai pagamenti, in un’unica soluzione e rateali, sulle carte di credito. E forse non tutti sono a conoscenza che, nei giorni scorsi, mentre al Congresso Usa si votava il piano di salvataggio di Paulson, è stata approvata, sempre dal Congresso, una Legge a favore dei detentori di carte di credito, in difficoltà nei pagamenti, che impedisca alle Compagnie Finanziarie e assicuratrice di alzare indiscriminatamente gli interessi retroattivamente, senza preavvisare la clientela.


Dopo le segnalazioni di migliaia di clienti, la stessa Federal Reserve ha dovuto ammettere che queste rappresentano pratiche “ingannevoli”.
Ed i numeri di tale fenomeno non sono per niente incoraggianti: nel solo 2007 ed inizi 2008 il tasso delle insolvenze è aumentato in maniera vertiginosa e si stima che circa 2.5 milioni di cittadini rischiano il fallimento personale.


Adesso che siete un pochino più informati, al prossimo “promoter” che sorridendo cerca di rifilarvi una “vantaggiosa” carta di credito, potete rispondere che non siete interessati ad un altro “cappio” al collo.


antonino monteleone

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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