Sanità in Calabria: gli ignavi di “Palazzo Tibi”

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 3 - 2008


di Antonino Monteleone per www.sanitacalabria.it


Un imbarazzante episodio, quello che si è svolto a cavallo tra luglio e settembre negli uffici dell’Asp, che descrive uno scenario dove “tutto o quasi” funziona in questo modo.


Si percepisce un sentimento di esasperazione dalle parole scritte ai dipendenti dell’azienda sanitaria di Reggio Calabria da parte della commissone straordinaria, guidata ormai da oltre 6 mesi, dal Gen. Massimo Cetola, secondo il quale alla base del lavoro di molti dipendenti vi sarebbe “ignavia, indifferenza e noncuranza”.


Di seguito il testo della missiva in esclusiva per i lettori di SANITACALABRIA.IT


Reggio Calabria 26/09/2008 – A TUTTE LE STRUTTURE DIPENDENTI – LORO SEDI


Affinché tutti abbiano cognizione dello sfacelo organizzativo di questa Azienda, alla cui base stanno l’ignavia, l’indifferenza e la noncuranza di molti dipendenti, si ritiene opportuno rappresentare un episodio che appare emblematico di quanto appena detto e che costituisce una sola delle numerose, quotidiane, disfunzioni registrate.


Il 29.05 si avviava una delibera per l’avviso di 4 posti di primariato.


Il 4.07, dopo già sofferto iter propositivo, la delibera trovava vita.


Solo il 21.07 (17 giorni dopo) la delibera veniva ritirata presso l’Ufficio Delibere dal competente ufficio. Solo il 31.07 (dopo altri 10 giorni) la delibera veniva registrata a protocollo di detto ufficio.


Il 24.09 questa Commissione si ricordava della pendenza e ne chiedeva conto all’ufficio competente che non trovava traccia della delibera.


In sostanza una delibera che aveva già richiesto due mesi di gestazione si era persa e non aveva avuto seguito senza possibilità di risalire ai responsabili di questa disfunzione.


Nessun commento al di fuori del fatto che in questa Azienda tutto o quasi funziona in questo modo.


LA COMMISSIONE STRAORDINARIA


Un episodio grave che testimonierebbe delle gravi responsabilità amministrative in capo a più di un dipendente. Rimane da scoprire se, e quando, sono state avviate le procedure disciplinari per punire i responsabili.


Per fare questo, a differenza di quello che pensa qualcuno, non servono “poteri straordinari“. Basta usare quelli conferiti dalla normativa vigente.


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3 Responses to “Sanità in Calabria: gli ignavi di “Palazzo Tibi””

  1. avv. antonino mallamaci scrive:

    Poichè non so come fare, non avendo la possibilità di raggiungerlo, vorrei che tramite il tuo sito – che seguo giornalmente e di cui apprezzo sempre di più il servizio- venisse comunicato al generale CETOLA la mia più completa approvazione per la lettera che ha fatto pubblicare.
    Sarebbe facile dire che abbiamo scoperto l’acqua calda, ma il generale l’ha scoperta! Facciamo di più ricorso ai procedimenti disciplinari, facciamo qualche licenziamento ……..la musica cambierà! L’ignavia ( che brutta cosa) alla fine sarà sconfitta. E lo dice uno che ha votato sempre a sinistra. Basta con questo modo di concepire il posto di lavoro, chi non lavora se ne deve andare a casa! Magari lasceremo spazio a giovani che hanno voglia e bisogno di lavorare.
    Ho una esperienza personale da racconatre : tre anni fa, reduce da un brutto intervento per adenomacarcinoma,fatto per fortuna a Verona, sono andato agli Ospedali Riunuti per la radioterapia. Mi è stato detto dall’incaricato del servizio ” ma che la fa a fare, se deve tornare il tumore ritorna lo stesso” L’ho ovviamente mandato a quel paese e sono andato per 30 giorni 30 a Taormina per fare la radioterapia con disagi, sacrifici e costi, ovviamente.
    Basta questo per commentare ulteriormente le parole del generale Cetola.
    Saluti.
    Avv. Antonino Mallamaci

  2. avv. antonino mallamaci scrive:

    A scanso di equivoci vorrei dire che condivido in piena la lettera del gen. Cetola,cui va la mia solidarietà totale. Bisogna stroncare i fannulloni.
    Saluti.Mallamaci

  3. luciano scrive:

    Al Commissario Sraordinario dell’ASP Reggio Calabria

    Oggetto: Considerazioni alla nota del 26-09-2008 prot. N°62948

    Da comune cittadino leggo e resto esterrefatto di fronte ad un atto di resa per insubordinazione dei propri sottoposti.
    Tenuto conto dei suoi trascorsi lavorativi e del suo passato di “uomo dello Stato”ed ancor piu’ di “uomo preposto alla difesa e tutela della legalità” , l’atto di cui all’oggetto suona come una sconfitta, una manifesta incapacità di cambiare il corso dei tempi e/o degli eventi, sicché a questo punto si può abbassare la saracinesca, apporre un manifesto listato a lutto su cui si possa leggere: “ addi 26-09-2008 lo Stato è Morto ! Si dispensa dalle attese e/o aspettative di legalità ! Si proceda per altre strade e/o altre vie !” eppure sotto le armi gli atti di “insubordinazione” venivano perseguiti e puniti in modo esemplare !! In una pubblica amministrazione è impossibile non individuare e risalire alle responsabilità dei singoli se compiti e ruoli sono stati definiti ed enucleati .
    La parte finale del suo “rilievo” lascia intendere che l’anarchia regna sovrana , sicché la realtà che emerge è una sola: la sua manifesta incapacità a far rispettare le regole, ed ora non bastasse, l’inerzia attivare quelle procedure che il legislatore ha messo in campo per perseguire condotte delittuose non ultima l’interesse privato in atti di ufficio( le nomine a primario potevano far gola a molti ).
    E chiaro che se l’obbiettivo non fosse quello sopra esplicitato, e verosimile ritenere che l’intento era quello di discreditare il ruolo e la figura del Commissario dell’ ASP di Reggio Calabria.
    Cosa altro aggiungere ?
    Recitare un “ de profundis” perché lo “ Stato di Diritto” è morto !!!!!

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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