Giusto per ribadire che “dei colleghi si deve parlare“. Sempre.
Mercoledì 30 luglio 2008 è stato l’ultimo giorno in cui il quotidiano “La Provincia Cosentina” è arrivato nelle edicole.
Il Giudice del Lavoro di Catanzaro ha da poco reintegrato 4 giornalisti di Telespazio Calabria.
Tra ieri ed oggi si è consumata una stucchevole polemica tra Sindacato dei Giornalisti e Comitato di Redazione de “Il Quotidiano della Calabria”(leggi comunicato 1 – leggi comunicato 2. Ma non cambia la sostanza delle cose. Anche la decennale esperienza del quotidiano di Castrolibero vive una profonda crisi. Oggi a pagina 10 c’era scritto, in un corsivo a fondo pagina che
L’assemblea ha respinto il piano di risanamento, ha proclamato da subito lo stato di agitazione e ha invitato il Comitato di redazione a proseguire le trattative al fine di verificare soluzioni alternative allo stato di crisi che garantiscano gli attuali livelli occupazionali, ispirandosi al principio di solidarietà e al contenimento dei costi.
In Calabria, forse più che altrove si senta un contratto che non viene rinnovato da 1318 giorni. Un mercato editoriale alterato. Editori con le pezze al culo che scaricano il rischio di impresa su giornalisti e collaboratori.
L’informazione in questa regione ha un valore compreso tra i 4 ed 10 centesimi al rigo.
E questo fa il gioco di chi l’informazione non la vuole al servizio della popolazione. Ma di interessi economici e di interessi politici. Che spesso coincidono.
Se non si viene fuori da questa catastrofe democratica si sbarra la strada al futuro di una comunità.
E concentrarsi sull’informazione in rete, forse, non sarà servito a nulla.
Già, dovrei occuparmi della imminente chiusura de “Il Manifesto”, e sempre io ho firmato un referendum che mira(va?) ad abolire il finanziamento pubblico all’editoria. Ce ne occuperemo più in la. Oggi ho parlato della Calabria.
E vorrei che i colleghi commentassero.
am
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Parto dal presupposto che quando chiude battenti un qualsiasi mezzo di comunicazione è un male per tutti. Un male per la gente, ma un male anche per l’informazione stessa. Sono convinto che la sana concorrenza tra giornali sia un bene per tutti.
Su due punti avrei invece qualcosa da ridire. Il primo è quando scrivi che “l’informazione in questa regione ha un valore compreso tra i 4 ed 10 centesimi al rigo”. Vero, verissimo. Ma siamo sicuri che la colpa è solo ed esclusivamente degli editori? Se c’è chi paga 4 centesimi a rigo evidentemente c’è chi accetta quella miseria. Ergo: Io ti sfrutto perché so che tu sei disponibile a farti sfruttare. Perché tanti giornalisti o aspiranti tali si rendono complici di questa situazione e non denunciano? Potrei capire gli aspiranti giornalisti, molto spesso ragazzini, che lo fanno per prendere il tesserino di pubblicista (è anche qui ci sarebbe da fare un discorso molto lungo e anche scomodo), ma i giornalisti professionisti con quale dignità accettano di scrivere per quella miseria?
Secondo punto. Scrivi: “… questo fa il gioco di chi l’informazione non la vuole al servizio della popolazione. Ma di interessi economici e di interessi politici. Che spesso coincidono”. Giustissimo anche questo. Ma dimmi quale giornale o altro mezzo di comunicazione non risponde a interessi economici-politico-affaristici. Non credo ce n’è siano, considerato che ormai è la pubblicità a dettare i ritmi delle notizie e dell’informazione. Compreso “il Manifesto”, visto che lo citi. Se io politico spendo un tot in pubblicità sul tuo giornale, è “normale” che tu non sei libero di scrivere in modo obiettivo su di me, ma scriverai solo in un’unica direzione.
Così come ci sono giornali che inevitabilmente sono legati a questo o a quella lobby politica e non potranno mai fare un’informazione obiettiva. E allora di che parliamo?
Ciao. Domenico M.
Una domanda: chi sono e quanti sono i “veri editori” in Calabria?
Grazie.
Massimo Vespia
[...] spunto da un’interessante riflessione di Nino Monteleone per parlare di giornalismo ed editoria in Calabria. Lo scorso 30 luglio si sono celebrate le [...]
beh, e se invece diciamo che a scrivere per più soldini sono solo pochi, pochissimi “eletti”..?!?pagati e contrattualizzati
e allora caro Domenico chi vuol -per passione e perchè dotato di grande talento (e ce ne sono….), scrivere, fare il giornalista, cosa dovrebbe fare?’????
tu me lo sapresti dire?!
Come dire…. o ti mangi sta’ minestra o ti butti dalla finestra!
Non entro nel merito della querelle tra giornalisti del Quotidiano ed editore poichè la mia incondizionata stima e solidaerietà va ai colleghi del giornale che stimo e rispetto. Il Quotidiano della Calabria, che da 12 anni è presente nelle nostre edicole, rappresenta una parte importante dell’informazione calabrese. La cosa che mi ha stupito è un’altra. Ricapitolo brevemente. Passo 1: redazione reggina si reca a Cosenza per riunione con la direzione editoriale. Passo 2: comunicato del segretario del sindacato giornalisti calabresi Carlo Parisi che parla di “solidarietà ai giornalisti e auspica che si possano scongiurare i licenziamenti”. Passo 3: sul quotidiano, edizione di martedì, pagine regionali, viene pubblicato un boxino in cui i giornalisti non accettano il piano degli editori. Passo 4: il comitato di redazione prende le distanze dal sindacato dei giornalisti e dal comunicato del sindacato. Passo 5: Carlo Parisi giustamente, dice: “Evidentemente il Sindacato dei Giornalisti della Calabria si è preoccupato per nulla. Al Quotidiano della Calabria son tutte rose e fiori e, a questo punto, il comunicato del Cdr apparso oggi (martedì) a pagina 10 diventa una burla”.
“L’informazione in questa regione ha un valore compreso tra i 4 ed 10 centesimi al rigo”.
L’informazione ha un valore così alto che è impossibile da quantificare.
Ma, rifletto, siamo sicuri che il 99% dei giornalisti calabresi meriti, per libertà, capacità, coraggio, una cifra superiore al “valore compreso tra i 4 ed 10 centesimi al rigo”.
Punto di domanda.
Rispondo a Damiana.
Gli “eletti” che scrivono per più soldini e contrattualizzati, hanno la fortuna di farlo perché evidentemente hanno alle spalle editori seri e responsabili. Spero che questa non sia una colpa, nè degli uni (giornalisti) nè degli altri (editori). Altra categoria sono gli editori farabutti di cui sia tu che Antonino (e purtroppo non solo voi) ne sapete qualcosa.
Chi vuole scrivere per passione o perché è dotato di grande talento, lo può fare tranquillamente anche a 4 centesimi a rigo se non addirittura gratis, ma poi non si lamenti degli editori. E questo quello che voglio dire io. Quindi, se ti mangi sta minestra, fallo ma non ti lamentare. Attenzione però, la mia non è una difesa a spada tratta nei confronti degli editori, ma un’accusa ai giornalisti che si prestano ad essere sfruttati.
Sull’argomento vi invito a leggere e commentare il post che trovate pingato.
Ciao. Domenico
Appare arduo a chi si accinge a scalare questo monte chiamato “giornalismo” interpretare le “regole del gioco” che questo ha.
Obbiettivamente credo che in Calabria si vive comunque una situazione “non delle peggiori”.
Mi spiego: vado a Messina all’Università, per l’appunto a “Giornalismo”. Siamo tutti rei confessi di pazzia, anche i docenti che ci insegnano. Non passa giorno in cui tutti ci sfornano la solita solfa: “Ma questo è un campo con pochi sbocchi, non ci stanno più posti…blablabla…”.
Va unito, a quanto detto, il fatto che il cosiddetto “tirocinio” è una vera e propria chimera, tanto da essere per molti il fatal passo per l’abbandono. Informandomi leggo spunti di riflessioni interessanti sulla situazione “editoriale”, allorché proprio Messina pare essere la città che versa nelle condizioni più infime, non con uno sguardo campanilistico, ma vedendo i fatti (soprattutto filtrati dai colleghi “disperati” per la situazione).
A questo punto chiedo a tutti i giornalisti – semigiornalisti – pseudogiornalisti, insomma a tutti: si può “essere” giornalisti oggi? si può essere “schiavi” di una passione al punto di credere di farne uno “stile di vita”?
Nonostante tutto, io credo di sì.
Non sapevo delle vicende della mia testata (quotidiano), so solo che il mio assegno trimestrale sta diventando quasi annuale(non ho ancora visto 1€ relativo alla collaborazione del 2008). Per quanto riguarda “la provincia cosentina” alcuni giornalisti sono stati integrati in Calabria Ora, altri in “mezzo euro” ed altri a spasso! C’è il sospetto che dietro la nuova testata sportiva cosentina (qualcosa come “la settimana sportiva”) ci siano vecchi marpioni che usano addirittura gli stessi pc de “la provincia”. Per quanto riguarda l’editoria ed il giornalismo, beh sai come la penso! Tanti editori e tanti redattori strumentali al potere ed alle amicizie interessate.
Altri che arrancano e una miriade di piccole case ed. o mini testate che lavorano il più delle volte a gratis (o quasi)..il v2 day doveva “far pulizia” ed invece non ha cambiato molto,purtroppo! Staremo a vedere, noi blogger, intanto, re-esisteremo!
[...] Anche per questo non mi scandalizzo quando Antonino Monteleone e Domenico Malara affermano (peraltro in maniera più che condivisibile) che che, in questa [...]