Una linea “Comune”

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 13 - 2008


C’è un mafioso, Gioacchino Piromalli, condannato a risarcire i comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando. Deve versare 10 milioni di euro nelle loro casse. Una cifra che, copione che si ripete, il mafioso – formalmente – non detiene. E riesce a dimostrarlo.


Ma è un’avvocato e si offre di prestare la propria opera professionale per conto della amministrazioni che avrebbe dovuto risarcire. Insomma vuole ripagarle con il lavoro.


In questo modo, però, il boss si aggira negli uffici comunali dimostrando – uso le parole del Procuratore Capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone – “chi è che comanda a Gioia Tauro”.


Il sindaco, s minuscola, che ha permsesso tutto questo è Giorgio Dal Torrione. Non solo il viso, ma anche la sua voce mefistofelicamente rauca, tradisce la tendenza ad una condotta che viene documentata dalla DDA di Reggio Calabria.


Finiscono in manette Giorgio Dal Torrione, Rosario Schiavone, Carlo Martelli, Giacchino Piromalli classe ’34 e Gioacchino Piromalli classe ’69.


Questo uno stralcio della ricostruzione dei Giudici


In questo panorama storico la costituzione di parte civile dei Comuni di Gioia Tauro, San Ferdinando e Rosarno contro esponenti dei clan Piromalli e Bellocco e’ stata, o avrebbe dovuto essere, uno smacco per le cosche, una sorta di sconfessione pubblica della loro capacita’ di piegare la Pubblica Amministrazione agli interessi mafiosi dei gruppi radicati in quelle aeree come le numerose sentenze passate in giudicato attestano.


Di qui l’assurdita’, la valenza beffarda e irridente nell’ottica del buon senso del comune, onesto cittadino della vicenda del parere favorevole sull’istanza di Piromalli Gioacchino cl. 69, tanto beffarda, tanto irridente verso  principi di legalita’, tanto paradossale da imporre la segnalazione alla Procura della Repubblica.


E dunque una volta ottenuta la condanna di Piromalli Gioacchino cl. 69 a risarcire i Comuni di Gioia Tauro e Rosarno del danno cagionato dal suo agire secondo condotte sussunte sotto i paradigmi di cui agli artt. 416 bs cp e 629 c.p., una volta che un procedimento e una sentenza penali, lunghi e costosi per lo Stato, hanno bollato e  stigmatizzato come reato il sopruso e lo sfruttamento, l’intimidazione e l’abuso, l’arroganza mafiosa, una volta che una sentenza civile stava traducendo in termini monetari il danno cagionato alle collettivita’ di Gioia Tauro e Rosario( una richiesta quantificata dalle parti lese in ben 20 milioni di euro) dalle attivita’ illecite di Piromalli Gioacchino come si determinano i Sindaci di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando?


Esprimono parere favorevole su una istanza che e’ una vera e propria abnormita’ giuridica, un monstrum secondo l’etimologia latina del termine, una beffa odiosa secondo la logica del comune cittadino.
Gli elementi materiale e psicologico del reato contestato di cui al capo C), elemento costitutivo a sua volta delle condotte contestate ai capi A) e B) in relazione ai quali si pone in rapporto di concorso formale, si annidano  tra le pieghe della procedura esaminata, emergono dalle clamorose contraddizioni in cui indagati e alcune persone informate sui fatti sono caduti.


E’ indubbio che sulla richiesta di parere del 27\10\06 del Tribunale di Sorveglianza , pervenuta e protocollata dal Comune di Gioia Tauro l’8\11\06 l’annotazione “ufficio legale, sentirsi con il Comune di Rosarno, seguire una linea comune” fu apposta da Giorgio Dal Torrione.


Vi e’ la  firma di Dal Torrione; l’Avv. Musitano, in servizio presso l’ufficio legale del Comune di Gioia Tauro, ha riconosciuto la grafia ( cfr. dichiarazioni del 22\1\08).



A fronte di tutto questo non sia mai che i partiti, per una volta che sia una, prendano le distanze in maniera netta. Senza tentennamenti.


No. Bisogna essere solidali. Come se, oggi più che mai, si trattasse di congetture. Quando sciolsero il Consiglio Comunale di Gioia Tauro, Dal Torrione parlò di “una macchinazione di Marco Minniti”.


E infatti si tratta di “allucinazioni” delle solite “toghe rosse” non c’è dubbio.


Per questo Rosario Schiavone riceve la solidarietà di Luigi Tuccio, segretario provinciale di AN, mentre Carlo Martelli incassa quella de La Destra di Rosarno.


Maledetta antipolitica!


antonino monteleone


p.s.:

Mentre ieri Report, con la grande Milena Gabanelli, ha smascherato la CAI di Colaninno che sarebbe nata quattro anni fa con oggetto sociale “passamanerìa”. Che si è guardato bene dall’imporsi 5 anni di divieto a cedere l’Alitalia. Con una serie di speculazioni e cattive gestioni tale da fare finire in manette decine di “patrioti”, Bruno Vespa di cosa parla a Porta a Porta?


Ma è ovvio della spesa sempre più cara. Ma non troppo. Ci penserà il Governo a sistemare le cose.

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3 Responses to “Una linea “Comune””

  1. chi era che diceva “reggio calabria è tranquilla a parte la ndrangheta” ??

    Qualcuno anni fa, poi morto ammazzato, disse su Gioia Tauro “per quanto ne so io, i Piromalli sono persone per bene” e ancora “Gioia Tauro è tranquilla” …

    e si … i politici, i SINDACI sanno parlare .. siamo noi che non sappiamo ascoltare

  2. Claudio Cordova scrive:

    Come disse l’ex sindaco (anche qui con la s minuscola) Vincenzo Gentile, freddato nel 1987, “a Gioia Tauro la mafia non esiste” e “i Piromalli, per quel che ne so, sono brava gente”.

    Sarà stato ucciso anche lui da un fan impazzito: come John Lennon e Salvo Lima.

  3. [...] *Tema trattato dai blog di Claudio Cordova e Antonino Monteleone. [...]

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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