Il male minore e il peggio peggiore

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 19 - 2008


La riflessione di ieri, rinviata ad oggi, prende spunto da alcune considerazioni maturate a seguito della pubblicazione di uno dei miei articoli che ha affrontato la questione della centrale a carbone di Saline Joniche (ricordate che il pericolo non è ancora scongiurato!).


Nel pezzo mettevo in evidenza alcune pericolose analogie tra le vecchie “occasioni di sviluppo” e le nuove.


Lo zampino della ‘ndrangheta nel ciclo del cemento, le infiltrazioni negli appalti pubblici, il condizionamento dell’iniziativa privata attraverso le forniture “consigliate”, rischi di ripetersi. Una mano, forse due, che ci aiuta a capire – stimolandoci ad arginare in anticipo le possibili conseguenze – il problema ce la regala Nicola Gratteri. Il PM antimafia, da poco nominato Procuratore Aggiunto, qui a Reggio Calabria, nel suo “Fratelli di Sangue” racconta come la cosca Iamonte di Melito Porto Salvo, con il supporto dei Santapaola di Catania, avesse messo le mani sulla Liquichimica, prima, e sulle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, dopo.


Quindi “attenzione”, ho ritenuto opportuno scrivere, che con questa centrale a carbone rischiamo di correre lo stesso rischio. Arricchire le cosche e non ricavarci nulla di buono.


Perché se è vero che la Liquichimica non ha mai funzionato, che le OGR lo hanno fatto per qualche tempo, è chiaro che bruciando carbone si somma arricchimento delle mafie a danni irreparabili per la salute.


Qualcuno, oggi dico giustamente, obiettò. In particolare Lorenzo Suraci, Vice Presidente provinciale di AN, disse che la ‘ndrangheta non può essere un “alibi per “giustificare l’incapacità del contesto socio-economico di stare al passo coi tempi” perchè il “fenomeno criminalità” è diffuso in tutto il mondo.


Ma quello che maggiormente nell’articolo mi fa riflettere è l’ardito parallelo secondo cui qualsiasi investimento nelle nostre terre servirebbe a favorire lo sviluppo della criminalità organizzata. A questo punto, non è più una questione di “carbone”, anche se si costruisse un parco acquatico o un complesso residenziale, la possibilità di infiltrazioni della ‘ndrangheta, secondo Monteleone, sarebbero comunque elevate e quindi se la sua tesi risultasse veritiera, vorrebbe dire, senza ombra di dubbio, che lo Stato in Calabria è stato sconfitto e che anche la speranza per questa terra è finita.


Ed infatti Suraci non è il solo a credere che lo Stato, qui, sia forte e presente.


Non credo affatto si potesse parlare di “ardito parallelo” tra ieri ed oggi ma di inquietante possibilità.


Ma non posso non ammettere che non è comunque possibile fermarci perché c’è la ‘ndrangheta. Bisogna invece stimolare una presa di coscienza collettiva che rinnovi, anzi elimini, una certa fetta di imprenditorìa malata che purtroppo è quella che grazie a certi “supporti” ha sempre messo le mani su quelle due o tre cose che contano.


La centrale a carbone porterà tanti posti di lavoro. Lo ripeteranno all’infinito. Perché è vero. Ma a che prezzo? Possiamo permetterci, ripeto io ancora una volta, di ipotecare la salute dei nostri figli? Possiamo accontentarci di barattare quaranta denari e tradire, interpretando ciascuno la parte del Giuda Iscariota, questo territorio?


Tra gli anni ’80 e la fine degli anni ’90 questa città ha subito, dopo la Campania, una delle più brutali aggressioni al patrimonio paesaggistico. Fatta a colpi di cemento armato. Di terrazzine. Scheletri. Non è un mero problema di “facciate non rifinite”, di “case a mattoni”.


Interi quartieri, intere colline, sono state violentate. La ‘ndrangheta mette il cemento. Quando non può mette il terreno. Sennò le mattonelle dei pavimenti. O gli infissi. Chi può ha messo su tre quattro piani.


Il resto? Si vedrà. Domani alzeremo un altro piano. E se a vedersi da fuori fa un po’ schifo l’importante è che sia arredata bene la casa.


E così Spirito Santo, Cannavò, Condera, San Sperato, Modena, Archi, Gallico, Catona, offrono l’indecorso spettacolo al turista che viene a visitare la Città. La statale 106, tra Arangea e Saracinello, si restringe provocando un paio di morti l’anno proprio perché abitazioni, centri commerciali, concessionarie di automobili, sono state costruite a ridosso della strada.


Oggi è impossibile ripensare il tracciato. A macchia di leopardo degli “stronzi” di cemento infestano il paesaggio. Anche l’ANAS, negli anni, ha chiuso un occhio sulle oltre 11 immissioni abusive sulla statale. Il Comune, negli ultimi vent’anni, gli occhi li ha chiusi entrambi. Terreni agricoli sono divenuti edificabili dopo la costruzione di una villetta. Giusto perché era necessaria la prova che lì si potesse costruire. Il terreno è agricolo? Ma come, ci ho appena costruito! E così si ottiene il condono o la sanatoria.


La causa di tutto questo?


Una risposta semplice e drammatica. Ma letta con lo sguardo a quegli anni comprensibile.


Sai quante famiglie vivevano con l’unico stipendio del muratore che costruiva case abusive, quelle che oggi vedi senza facciata?


Me lo ha detto più di qualcuno. E tutte persone che con certi ambienti non hanno mai avuto a che fare.


E così, tollerando il male minore, oggi ci confrontiamo col peggio peggiore!


antonino monteleone


p.s: Antonio Aprile mi segnala che quest’anno il *Festival dello Stretto*, la manifestazione di musica etnica che si svolge ogni anno sul lungomare di Reggio Calabria, è stato selezionato tra i migliori festival europei a concorrere per il Best European Festival Awards 2008, che si svolgerà a Londra il 30 Ottobre.


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3 Responses to “Il male minore e il peggio peggiore”

  1. Mario Mallone scrive:

    Propongo un nuovo slogan per la pubblicità di Reggio: “Reggio Calabria… ma dove cazzo dobbiamo andare!”

  2. reggiosud scrive:

    FIRMATE LA PETIZIONE “NESSUNA STRADA PER GIORGIO ALMIRANTE A REGGIO CALABRIA”. CLICKATE SUL LINK CHE VEDETE QUI SOTTO (SE NON SI APRE COPIATELO E INCOLLATELO) E REGISTRATEVI PER POTER SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE, SERVONO POCHI SECONDI E LA CAUSA è DAVVERO IMPORTANTE.

    http://www.sottoscrivo.com/22_nessuna-strada-per-giorgio-almirante-a-reggio-calabria.htm

  3. Santino scrive:

    Complimenbti Antonino per l’ottimo articolo e sopratutto per l’impegno che metti per far venire a galla la verità. Ho visto tanti tuoi video e sopratutto ho letto qualche tuo articolo e devo dire che sei veramente una persona in gamba e sai quello che dici. Io ti conosco da tanto perchè frequentavamo lo stesso istituto scolastico che ben ricordi. E già li dimostravi di essere una persona di grandi livelli continuerò a seguirti nella speranza che anche tu continuerai il tuo ottimo lavoro. Un Saluto Da Santino da Saline che come te è contrario alla centrale.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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