da Roma – La capitale di Berlusconia
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Siamo fortunati. Nel senso che porto sfiga a furfantelli.
Ho parlato di una vicenda interna a Forza Italia e con l’operazione della Polizia di Stato che ha portato agli arresti dei sindaci di Rosarno e Gioia Tauro abbiamo avuto una conferma, ulteriore, di quanto sostenuto.
Ho parlato dei latitanti calabresi che mancano all’appello e, nel giro di due giorni, tre notizie importanti.
La cattura di Antonino Labate. La Guardia di Finanza la notte tra il 21 e il 22 ottobre ha messo le mani su quello che è considerato il reggente della “cosca” che domina la zona sud della città di Reggio Calabria, ricercato dal luglio scorso in quanto sottrattosi alla cattura nell’ambito dell’operazione “Gebbione” che ha decapitato la cosca.
La cattura di Domenico Morabito. I Carabinieri lo hanno sorpreso alle 4 del mattino del 22 ottobre. Il cagasotto – impaurito – avrebbe esclamato “non sparate, sono un latitante“.
Via la patria potestà dei figli di Giuseppe De Stefano. Secondo Panorama, in edicola domani, il Tribunale per i minorennidi Reggio Calabria avrebbe revocato la patria potestà per evitare che la condizione di latitanza determini “l’asseverimento dei figli alle logiche di conservazione e predominio del potere mafioso“.
Ma su questo provvedimento, ineccepibile sotto alcuni aspetti, devo esprimere una riserva.
I due figli del latitante De Stefano, uno di 2 l’altro di 1 anno, sono stati concepiti proprio durante la latitanza. Continueranno a stare con la madre che – non deve escludersi – continuerà ad incontrare il latitante eccellente.
Quando i questi bambini avranno qualche anno in più lei racconterà loro che le “guardie” e lo “stato”, cattivo, ha detto che “papà non può stare con loro”.
In buona sostanza un provvedimento di revoca della potestà ad un soggetto che, comunque, continuerà a fare il “papà” contribuirà ad innescare, nella mente dei figli, il concetto di uno stato “che vuole male a papà”. Li educherà la madre. Quella che – avendoli concepiti negli ultimi quattro anni – favorisce la latitanza di un mafioso sul quale pende una condanna a 10 anni di reclusione.
Una donna che favorisce la latitanza di un mafioso si occuperà, per decreto in via esclusiva, di educare una “prole” per la quale la parola “Stato” significherà, per sempre, “quella cosa che tiene lontano papà”.
antonino monteleone
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Togliere la patria potestà a qualcuno per motivi di opinione è un abuso intollerabile.
I mafiosi devono finire in galera ma lo Stato non ha il diritto di togliere loro i figli per motivi “ideologici”. Mettiamo che questo Antonio Labate venga preso e sconti 10 anni, in linea di principio quando uscirà avrà saldato il suo debito con la società, con quale diritto non sarà più padre dei suoi figli?
Queste iniziative erodono le libertà civili senza fare nulla di utile per il contrasto alla criminalità.
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno:
infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto.
Dopo di che, forti del consenso popolare
picchiare i anifestanti e picchiare anche quei docenti che li fomentano.
Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
Cossiga
ti chiedo:
ci sono gli estremi per una denuncia?
Ahh ho capito anche am vuole “Salvare l’Italia”.