Flavio Scutellà, un anno dopo

Posted by Antonino Monteleone On ottobre - 30 - 2008





E’ giovedì 25 ottobre 2007. Un giovedì pomeriggio come tanti altri. Flavio Scutellà è un bambino di 12 anni che vive a Scido. Poco più di mille anime nella Piana di Gioia Tauro. Ha finito i compiti. Esce e va a giocare, come ogni pomeriggio, poco lontano da casa. Il clima è mite anche ad ottobre. L’aria è fresca, ma i bambini ancora lasciano a casa i cappotti.


Flavio gioca come sempre, ma cade. Perde l’equilibrio e finisce a terra, batte la testa. Ah, i bambini! Quante volte a rimproverarli. Se cade e si rialza la cosa migliore è un buffetto sperando che non faccia niente di pericoloso.


Flavio questa volta non si rialza. Perderà e riacquisterà conoscenza due volte.


Giungerà nel pomeriggio all’ospedale di Polistena dove la TAC diagnosticherà un ematoma sottodurale. Otto millimetri appena, ma va portato subito in un ospedale. Nessuno, dei sei che insistono nel territorio della Piana, lo può ricevere.


Sei ospedali e nessun posto per Flavio.


La situazione sembra ancora sotto controllo. Continuano le chiamate. Vibo, Lamezia, Catanzaro, Cosenza, Reggio. Niente da fare. Non c’è un ospedale pronto e non c’è ancora un’ambulanza che possa trasportarlo in sicurezza. Si chiama Messina, lì il posto c’è. Ma il papà di Flavio non si spiega il perché di questi ritardi. Chiama il 113, chiede aiuto. Dopo l’intervento della polizia, a Reggio, trovano un posto per Flavio.


Manca ancora l’ambulanza.


Questa arriverà tre ore dopo. Parte il viaggio verso Reggio. Ma l’ambulanza anziché tirare alla massima velocità verso gli ospedali riuniti, imbocca lo svincolo del tragico, del ridicolo, del criminoso. E’ finito il turno di lavoro. E l’equipaggio che trasporta Flavio si ferma per dare il cambio.


All’arrivo a Reggio proseguono i convenevoli, la freddezza del medico del reparto di Neurochirurgia acuisce la tensione di Maria e Alfonso, mamma e papà di Flavio. Intanto l’ematoma ha triplicato le sue dimensioni. E Flavio sarà portato in sala operatoria all’una.


Otto ore dopo l’incidente. Uscirà in coma dall’operazione. Perderà la vita tre giorni dopo. Il 29 ottobre del 2007.


Ho raccolto la testimonianza della madre.


Ha il volto segnato da una tragedia ed un dolore troppo grandi per essere cancellati. Nonostante il peso dei ricordi e lo strazio subito traspare una dignità ed una compostezza davvero rare. Una umanità profonda che onora la memoria e la battaglia che lei, con suo marito, sta conducendo.


Chiede giustizia per sé e tutte le vittime della mala sanità calabrese. Vittime di una “pessima gestione della sanità sul territorio” e spesso di errori medici per i quali “vengono accertate responsabilità precise” senza “che vengano puniti i responsabili”.


Un anno dopo la scomparsa di Flavio, la madre Maria, ripercorre le tappe ed i momenti più significativi. Le false promesse, le relazioni nelle quali è scritto “chiaramente” chi sono i responsabili. La relazione di prefetti Achille Serra e Silvana Riccio che hanno parlato di “morte che si poteva e si doveva evitare“.


C’è un filo sottile che lega le vite delle famiglie della mala sanità calabrese. Un filo che unisce le vite spezzate ingiustamente e mantenuto da una politica sempre più invasiva. Dove il merito deve lasciare il posto alle appartenenze e, spesso, i deficit strutturali sono un alibi molto abusato.


“Non serbo rancore per nessuno” ha raccontato Maria Tocci Scutellà a SanitàCalabria ma “chi ha sbagliato deve pagare”. “Dobbiamo ottenere giustizia per Flavio. Lo dobbiamo a lui ed a tutte le altre vittime innocenti”.


La storia finisce anche sull’ultimo libro di Saverio LodatoIl Ritorno del Principe“.


“La malasanità è frutto della malapolitica” è scritto nelle pagine che ricordano cosa accadde un anno fa e sono le parole che rilegge la signora Maria.


Che a stento trattiene le lacrime perché, un anno dopo, nessuno le ha spiegato per colpa di chi, oggi, Flavio non c’è più.


antonino monteleone

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3 Responses to “Flavio Scutellà, un anno dopo”

  1. juan moreno scrive:

    Salve, sono veramente dispiaciuto per questo fatto, è davvero toccante, è poco immaginare il dolore e l’amarezza che lascia una fatto del genere, fa male al cuore pensare che come a Flavio ci potevo essere anch’io, e come i genitori di Flavio ci si potevano trovare i miei genitori.

    Sono un ragazzo 26 ennne che abita a Genova, condivido la mia storia in quanto simile e perchè solo ora mi rendo conto di quanto ho sofferto e quanto ho rischiato per la leggerezza di alcuni medici poco precisi e chiari, FORTUNA CHE NON SONO TUTTI COSI’.
    il 6/12/08 ore 23.00 circa ho fatto un banale incidente da solo in moto, fortuna che andavo piano e con il casco ben allacciato, fregato da un tombino e dal ghiaccio in strada, ho un vuoto di memoria di 4 ore circa, ero coscente ho camminato ma non ricordo niente, solo verso le 5 am sono tornato a casa in uno stato confusionale, sentendomi abbastanza bene sono andato al lavoro il giorno dopo, ma in giornata ho accusato fortissimi mal di testa e dolori corporei per la caduta. mi sono reccato al pronto soccorso, dove mi hanno fatto le lastre e dopo 4 ore di attesa mi hanno mandato a casa con due aspirine e un collare semirigido. 5 giorni dopo torna il mal di testa ma semprepiù forte, torno al PS dove dopo 8 ore mi fanno una TAC al encefalo dove troveranno una falda di sangue sottodurale di 4 mm.
    Il neurochirurgo: Niente di grave, una settimana di cortizone 10 giorni di riposo; La mia domanda: dopo posso tornare al lavoro?, posso tornare a guidare la moto?.
    Il neurochirurgo, titubante non mi da una risposta concreta, insomma il problema non è cosi’ grave basta osservare il riposo e stare attento a spostamenti bruschi della testa, ma in moto dopo ci posso andare e anche al lavoro!.
    Il 30/12/08 una TAC di controllo; Troveranno l’ematoma leggermente aumentato, nonostante il riposo e la terapia, comunque ancora da parte dei medici non è grave, nessuno che dica lascia perdere la moto, e sopratutto riposo, cosìchè turna a lavorare e sulla moto.
    Naturalmente alcuni medici sotto le feste non hanno lavorato non ricordo i motivi, a meta’ gennaio visita neurologica e neurochirurgica, e qui di nuovo per due volte cortizone e riposo in tutto 20 giorni, non saprei dire se avessero fatto effetto le terapie inquanto alternavo giorni di aparente benessere e giorni di inferno per i dolori alla testa.
    Verso il 15 un scivolone al lavoro, ho sentito uno strappo alla testa vado dal mio medico il quale mi consiglia un po di riposo e aspirine in attesa della
    Tac del 25/02/09 la quale grazie a medici cauti mi portò a un intervento chirurgico per asportare l’ematoma che da 4 mm era diventato di 2 CM il quale schiacciava il cervello e lo spostava dalla mediana di 1 CM verso SX, facendomi rischiare il coma e solo Dio sa quale altre complicazioni.
    Mi rimane solo di Ringraziare Dio per aver trovato quei medici e sopratutto il Neurochirurgo che nonostante essendo a fine turno lavorativo ha destato interesse e preoccupazione nel mio trauma cranico, mostratosi interessato e premuroso anche dopo l’intervento.
    Oggi è il 18/04/09 e piano, piano, torno anzi inizio a riprendere la mia vita. con la paura che possa riformarsi, l’esperanza che nel tempo svanisca.
    Ci vorrebbero assai medici così

  2. tino scutellà scrive:

    Grazie Antonio,il guaio di noi Calabresi è quello di dimenticare troppo presto e di sssere assediati da psudomedici,psudopolitici e da veri(purtroppo per noi) mafiosi…ma non mi riferisco quelli con la coppola e la lupara a tracolla.

  3. IPPOCRATI scrive:

    Conosco dei medici che guadagnano 5000.00 euro mese (straordinari e notturni esclusi) eppure il loro sport preferito è criticare i colleghi per 100,00 (SI CENTO EURO) in piu’ in busta paga quando c’è gente che campa la famiglia con 450 euro quando va bene. Lascio stare le porcate politiche (x me tutti al muro!!!) ma la quasi totalità di medici “IPPOCRITI” che ho conosciuto è solamente legata alla “professione” del portafoglio e tra loro….SI ODIANO A MORTE!!!Ovviamente immezzo ci siamo noi, gli agnelli sacrificali e spesso finisce proprio così.
    PS. Cane non morde cane…come per la mala giustizia anche per loro vige la stessa regola e sono comunque e sempre al loro posto….

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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