Ricchi premi-pexolo

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 3 - 2008


Un carrarese di 56 anni, che voleva curare il Parkinson, ha perso giocando a Poker oltre 300mila euro. La causa? Il farmaco con il quale è stato curato.


Si chiama Premipexolo. E fa parte della categoria dei c.d. Dopaminoagonisti. L’effetto è similie alla dopamina: si lega alle sinapsi neuronali e, tali farmaci, vengono utilizzati nelle fasi iniziali della malattia prima della terapia a base di Levodopa.



Solo che Premipexolo ha delle controindicazioni scritte in corpo 5 nel foglietto illustrativo:


casi di ipercinesia;

sogni anomali;

pulsione patologica al gioco d’azzardo;

sindrome da alimentazione incontrollata;

peggioramento paradosso della sindrome delle gambe senza riposo:

alterazioni della libido;


Adesso l’uomo ha deciso di citare in giudizio l’ASL di Viareggio nel tentativo di recuperare parte di quanto dilapidato in giocate a poker e slot machine.


Ancora è presto per sapere come andrà a finire questa storia.


Ma corre voce che – a breve – sarà autorizzata la vendita del farmaco in tutte le ricevitorìe del Lotto. Sarà, invece, offerto in omaggio ai giocatori di “super-sistemoni” per il Superenaolotto.


am


p.s.: ancora oggi il Morbo di Parkinson è una malattìa sociale che colpisce un numero sempre crescente di persone e nonostante siparietti e promesse di impegni concreti da parte del mondo politico, poco si è fatto e si sta facendo. Un po’ come avviene per un’altra odiosa malattìa che è l’Alzheimer. Le prime vittime, dopo chi ne soffre direttamente, sono i familiari. Ed ignorare questi drammi sociali è vile.


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2 Responses to “Ricchi premi-pexolo”

  1. Sono d’accordo con te, ignorare questi drammi sociali è vile. Ma come titolo, quello su Pizza è …. più capriccioso…

  2. rosy scrive:

    Albero senza memoria

    Mio astro che brilla
    anche nella tenebrosa notte
    mia stella
    che orienta nello smarrimento
    tu mammina mia
    Ed ora che lo smarrimento è nella tua mente
    sei il mio albero senza memoria
    ed ora tu la bambina mia …
    Mi cerchi come un bimbo la sua mamma,
    un bimbo che ancora non conosce la differenza
    tra le tante persone che gli stanno attorno
    ma che istintivamente allunga le braccia verso la sua mamma.
    Anche io ho bisogno di te
    pur nei tuoi dissipati ricordi.
    I tuoi occhi brillano di dolcezza
    quando mi sai figlia accanto a te
    quando ritorna la tua fermezza
    prerogativa del tuo ruolo di mamma
    ora tranquillità nella reciproca vicinanza.
    Anche io ho bisogno di te …
    e ti inondo di tutto quel bene
    di tutti quei baci e carezze
    che curano più di ogni medicamento
    la tua strana malattia.
    Ti amo e ti amerò per sempre
    e ti condurrò finché forza avrò
    in questa assurda ricerca della casa tua.

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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