La verità su Obiettivo Occupazione

Posted by Antonino Monteleone On novembre - 6 - 2008



Siamo entrati a regime e questo non può che renderci sereni poiché il rispetto dei tempi e la conseguente erogazione delle mensilità ai lavoratori contribuisce all’affermazione piena del progetto. Siamo particolarmente soddisfatti poiché stiamo garantendo risposte importanti alle aziende ed ai trecento giovani impiegati con il progetto “Obiettivo Occupazione

 

Giuseppe Scopelliti – Sindaco di Reggio Calabria

Roto San Giorgio 6/11/2008


Vi ricordate l’estate del 2006?


Vi ricordate quando il Comune di Reggio Calabria ha deciso di spendere 100 MILIARDI di vecchie lire per fare assumere 300 (trecento) giovani disoccupati con un contributo da 1000 € al mese per 180 mesi ?


Era un caldo week-end di giugno. Il lunedì (19 giugno) si sarebbero aperti gli sportelli per accogliere le domande delle aziende che volevano accedere al bando.


Si trattava di compilare una domandina per richiedere l’erogazione di un contributo finalizzato all’ottenimento di un contributo che incentivasse l’assunzione di uno o più “nuovi” lavoratori. Le condizioni richieste dall’amministrazione comunale si esaurivano nell’essere l’azienda dotata di un certo organico, la stipula di un contratto a tempo indeterminato, il carico degli oneri previdenziali, etc.


Ma il bando, ad essere precisi, parlava di “incentivo all’occupazione”. Ed in una città che ha una fame mostruosa di lavoro l’intenzione è la più nobile che una amministrazione potesse perseguire.


E la buona fede del Sindaco di Reggio di Calabria, Giuseppe Scopelliti, non è messa in discussione. Solo che…


Solo che… tante cose.


Perchè nessuna commissione di valutazione? Perchè finanziare una assunzione e non l’avvio di una attività imprenditoriale rifinanziando, ad esempio, il progetto “Carpe Diem“? Perchè parlare di “incentivo” se il comune copre oltre la metà della retribuzione e per ben 15 anni? Quindici anni sono incentivo o vera e propria assistenza?


Si sarebbe potuto (e dovuto!) aumentare il numero delle aziende partecipanti, quindi dei posti di lavoro. Come? Restringendo l’arco temporale – ad esempio 5 anni, in questo caso si potrebbe parlare di incentivo – offrendo non 300, ma 900 opportunità di lavoro. Per cinque anni. Poi sarà il tempo a dire se il lavoratore era o non era utile all’impresa!


Parlavamo delle aziende. L’iter di presentazione delle domande, infatti avrebbe dovuto vedere loro, le aziende, presentarsi allo sportello. Ma, come era facile immaginare, queste hanno “delegarono” mettendo “chi cercava il lavoro” nella condizione di dover fare la fila.


E che fila!!!


Lo sportello apre il lunedì. Ma “alcuni” si danno appuntamento venerdì pomeriggio. Passaparola a circuito ristretto e, come per magia, spunta un comitato spontaneo che si fa carico, anzi si arroga il diritto di regolare la fila che parte, quindi, con gli amici degli amici.


IL COMITATO “SPONTANEO”




Chi si è presentato – così come scritto nel bando pubblicato – il primo giorno utile per la presentazione delle domande (ovvero lunedì 19 giugno) si è trovato la strada sbarrata dal comitato che si era “insediato” il venerdì. Chi ha protestato è stato “avvertito” con le buone (o con le cattive!) che ormai era troppo tardi.


Era “tutto già scritto” nei loro documenti.


E poi, il comitato, era stato aiutato… “economicamente” si lascerà sfuggire uno dei membri più simpatici!


Il comitato era davvero spontaneo?


Se fosse davvero spontaneo come spiegare che un assembramento, apparentemente sparuto, del venerdì pomeriggio riesca in poche ore ad organizzarsi così velocamente tanto da ritrovarsi con timbri, etichette adesive e badge di riconoscimento (adesivi anche questi) quando, solitamente, tipografie e timbrifici il sabato sono chiusi e comunque in meno di 24 ore?


Al Ce.Dir, in quello strano (e teso) week-end tra il 16 ed il 18 giugno 2006, giunsero le telecamere di tutti i tg nazionali. Comprese quelle di Riccardo Iacona e del suo W l’Italia.


Perché una fila così pasticciata, ai limiti dell’ordine pubblico? Per il  Sindaco Scopelliti perchè rappresentava “il metodo più trasparente“!


Il “comitato” è diventato un’associazione. Ma già da prima gli era stata conferita (dal Sindaco che li incontrava) una legittimità istituzionale che non avrebbero potuto avere in funzione della spontaneità (e quindi transitorietà) della costituzione del comitato stesso.


Secondo Michelangelo Tripodi, assessore regionale presente al Ce.Dir, fu “Scopelliti ad organizzare la pastetta”.





Può darsi.


Ma è certo che si poteva fare diversamente.


52 milioni di euro non si “spendono” in questo modo per dare lavoro. Ma si “investono” in maniera tale da creare occupazione. Più della metà dei 300 posti di lavoro non sono altro che emersione del lavoro nero.


Nonostante questo anche i critici più feroci dell’amministrazione hanno partecipato al bando.


Molte delle imprese in cima alla graduatoria (formata su base cronologica) erano collegate, direttamente o indirettamente, agli ambienti politici vicini al governo della città.


Il proposito dell’amministrazione comunale, non ne dubito, era certamente quello di adottare misure che potessero aiutare il tessuto economico a progredire. Ma si è trattato di uso improprio di un ingente quantitativo di risorse economiche.


La promessa dell’erogazione dei fondi, casualmente, avvenne a margine delle elezioni comunali del 2007. Da pochi mesi, però, il flusso dei pagamenti si è regolarizzato.


Ecco perché ho sempre pensato ad un altro nome per l’iniziativa. Molto più figo.


Obiettivo-rielezione.


Trecento posti di lavoro, trecento famiglie, moltiplicato per 5 (teniamoci bassi) fa 1.500 voti. A 52 milioni di euro.


Ma gli sforzi pagano: missione compiuta!


antonino monteleone

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8 Responses to “La verità su Obiettivo Occupazione”

  1. rosy scrive:

    ” … Secondo Michelangelo Tripodi, assessore regionale presente al Ce.Dir, fu “Scopelliti ad organizzare la pastetta…”.

    Se la memoria non mi inganna Riccardo Iacona, sbalordito di fronte a quella indegna fila, chiedeva qua e là: “ma chi ha organizzato tutto questo?”

    Dalla folla si udì “Io; il Sindaco della città” …

  2. Motociclista scrive:

    Beh,che dire Antonino,è putroppo la sacrosanta verità.
    Quando il Comune si muove nella nostra città con questi “progetti”mi si rizzano i peli.
    Tutto gira intorno al baricentro politico,dalla più apparentemente umile iniziativa sociale(vedi le 500 Euro per le famiglie bisognose)ai svariati milioni di Euro spesi per creare occupazione a chi fa comodo,alla ditta dell’amico del compare,o all’amico del politico di turno.
    Per le persone fuori da certi giri fortunati di raccomandazioni non c’è guardacaso mai niente di buono.
    Hai visto “Nonni a spasso”caro Antonino?
    Un’altra scenetta messa su da questa amministrazione non per dare lavoro a chi merita,ma a chi porta rispetto e voti.
    E gli altri guardano rassegnati.

  3. Antonio, io rimango del parere che spendere soldi per creare figure professionalmente qualificate qui (e dunque tenerle a lavorare qui) sarebbe stata una scelta decisamente migliore che rendere statali – ops mi correggo, comunali – le aziende reggine.
    Con questo “sistema del consenso” viene assunto personale spesso totalmente privo di quei requisiti professionali di cui Reggio ha bisogno, per dirla in lingua: “i rrunzùni”
    In questo modo non saremo mai in grado di competere con i sistemi economici e produttivi verso i quali i nostri concittadini continuano ad emigrare.

    cordialmente,
    Saverio Autellitano

  4. rosy scrive:

    Non dico proprio parità di trattamento ma quantomeno dare a tutti la stessa parvenza di possibilità ricorrendo ad una forma di selezione affidata ad una società, ad una commissione.

    La documentazione si spedisce, si porta a a mano entro una determinata data.

    Che vuol dire fare la fila dal venerdì pomeriggio (per i più informati) sino al lunedì mattina e chi tardi arriva male alloggia?

    La stessa fila me la raccontava mia nonna quando andavano a prendere il pane con la tessera. 150 gr di pane a persona e tutti si accalcavano per il timore che finissero le scorte …

    Che squallore!

    E con ciò non voglio dire che queste cose accadono solo a Reggio perchè altrove si consumano gli stessi rituali solo con metodi più raffinati.

    Che schifo!

  5. Mario scrive:

    Antonio il problema è che ho sentito pure dire che molti di questi “fortunati” non ci vanno nemmeno a lavorare e si pappano i soldi senza sforzi. Ma tanto i soldi sono nostri che ce ne frega? Siamo italiani (si minuscolo non meritiamo il maiuscolo, come sulle maglie della nazionale) mangiamo merda tutti i giorni da anni che vuoi che sia…
    A proposito: a quando un sindaco “abbronzato” a reggio calabria?

  6. Vikash scrive:

    Ennesimo inno alla politica clientelare… Ennesimo elogio del “do ut des”… Ennesima regalìa agli “amici degli amici”…

    Il Gran Sultano Scopelliti non è mica un fesso… :P

    vado a vomitare… è meglio… :)

  7. [...] 6 novembre 2008 -La verità su Obbiettivo Occupazione Il blog di Antonino Monteleone Ricordate nell’estate del 2006 quando a Reggio si aprì il bando per il progetto del comune “Obbiettivo Occupazione”. Al Cedir si creò una fila spopositata per 300 posti di lavoro finanziati con un sacco di soldi pubblici la cui modalità di elargizione ne mette in dubbio l’effettiva utilità e la trasparenza di assegnazione di questi fondi. L’interminabile fila che si creò in quei giorni attirò l’attenzione di tutti i media nazionali. Ma mentre si parlava dello scandalo nessuno si interessò di quel comitato spontaneo che nacque per gestire “l’attesa” ma che, grazie ad alcuni interessantissimi documenti video prodotti da Antonino, lascia qualche dubbio sulla sua effettiva spontaneità… [...]

  8. liberareggio scrive:

    ***********************
    Ciao
    Questo post è stato selezionato per la rubrica
    “La settimana della ReggioSfera”
    Del nuovo magazine online dei giovani reggini
    http://www.liberareggio.org.
    La rubrica raccoglie i migliori post dei blogger reggini
    della settimana appena trascorsa. L’obbiettivo
    è quello di dare più visibilità ai contenuti
    di qualità che noi reggini sappiamo produrre.
    Per cui, continua così e se hai voglia
    vienici a trovare!!!
    ***********************
    http://www.liberareggio.org

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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