Entro natale Agazio Loiero & Co. dovrebbero riuscire a impacchettare un bel regalo per tutti i calabresi: la certificazione ufficiale di un deficit sanitario di 1,8 miliardi di euro.
Un buco nel bilancio regionale per il quale possiamo ringraziare gli ultimi 3 governatori (Nisticò-Meduri-Chiaravalloti).
Agazio Loiero non voleva deludere i suoi predecessori e infatti il debito del triennio 2006-2008 supera i 700 milioni.
La causa? Gli accreditamenti incontrollati, bilanci aziendali fasulli, forniture di servizi pagate il triplo del valore di mercato e più volte, migliaia (!) di assunzioni di personale medico, infermieristico ed amministrativo oltre il reale fabbisogno. E poi ci sono gli ospedali che non ricoverano nessuno, ma dove non macano di certo i primari.
E quando un ricovero serve davvero? Bisogna chiamare un “amico” che possa chiamare la persona giusta, spesso un politico, il quale a sua volta chiama il medico (un altro “amico”) che non potrà dire di “no” al politico che lo chiama perché deve fare un favore ad una persona che si sta “interessando” per il ricovero di un “amico”. Non potrà dire di “no” anche se c’è una lista d’attesa. E perché il medico non può “dire di no” al politico che gli chiede un ricovero perché chiamato da un amico che deve fare il favore ad un altro che gli ha chiesto un posto letto?
Semplice! Perché quel medico non sarebbe lì se non l’avesse piazzato…il politico. Che quando viene l’occasione giusta per conquistare una tacca di consenso in più non perde tempo e rinnova quel vincolo nato tanto tempo prima. In nome dell’amicizia, della politica e del merito. Di avere buoni amici.
Il ricovero, in Calabria, nel 60% dei casi ce l’hai così oppure aspetti. Che vuol dire non avere il ricovero.
Bello vero?
Se non doveste averne abbastanza aggiungete pure, a questo quadro impiastricciato e confuso, 15 morti. Eva, Federica, Flavio, Andrea, Alfonso, Vincenzo, Demetrio, Mimmo, Ernesto, Francesco, Giuseppe, Vito, Vittorio, Angela, Orazio.
Quindici storie, quindici drammi familiari, quindici sconfitte per la Calabria, quindici spettri che toglierebbero il sonno a chiunque.
Ma non ai padroni della sanità calabrese. Che la spingono sull’orlo del baratro, convinti di poterlo allungare ancora un po’.
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