Giuseppe Di Matteo era un bambino a che amava andare a cavallo. E chi ne ha sentito parlare al telegiornale, anche solo una volta, non può non ricordare la foto Peppino a cavallo che salta un ostacolo. Amava i cavalli e passava intere giornate al maneggio di Altofonte, in provincia di Palermo.
E’ proprio in quel maneggio, il 23 novembre del 1993, che Giuseppe Di Matteo fu rapito per ordine del boss di Cosa Nostra, Giovanni Brusca.
Non aveva nessuna colpa se non quella di essere il figlio di un boss che aveva deciso di collaborare.
Santino Di Matteo “mezzanasca“, infatti, aveva cominciato a raccontare ai Giudici di Palermo come maturò la strage di Capaci e l’omicidio di Ignazio Salvo. Brusca doveva impedirlo.
Rapirono Giuseppe il 23 novembre, ma la madre, Francesca Castellese, denunciò la scomparsa solo il 14 dicembre. Tredici giorni prima ricevette un primo messaggio “Tappaci a vucca!“.
Dopo la denuncia gli “avvisi” arrivarono a casa del nonno paterno. La collaborazione con la Giustizia non si interruppe e Brusca decise che si doveva liberare di quel bambino, ormai strumento inefficace.
Così, 779 giorni dopo il rapiimento, lo fece prima strangolare e poi sciogliere nell’acido.
Dodici anni dopo quella tragedia, a San Giuseppe Jato, presenti il Ministro della Giustizia, Alfano e dell’Interno, Maroni viene inaugurato il “Giardino della Memoria“. Un centro di aggregazione sulle terre dei boss a pochi passi dal luogo in cui il piccolo Giuseppe trascorse quei giorni orribili culminati in una fine ancora più atroce e disumana.
Per la signora Castellese, donna che ha perso prima il marito (detenuto) e poi il figlio (ucciso), quella di oggi è stata la “vittoria di Giuseppe sulla mafia“.
Sarebbe stato ancora più forte, Giuseppe – che oggi non c’è più – se anche la madre, che attese 21 giorni prima di denunciare allo Stato il rapimento del figlio, si fosse dissociata dall’antistato in maniera netta.
Da chi ha ucciso suo figlio e da chi, putroppo, quel figlio glielo aveva dato e che lei sposò. Pensando che la mafia, in fondo, fosse una cosa buona.
Giuseppe ha vinto, sì. Ha sconfitto la mafia e dato una lezione alla madre.
antonino monteleone
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Ti sei ricordato di pagare le tasse? Bene! Sappi che un millesimo di quei soldi TUOI forse servirà per sfamare il povero Brusca, lui ringrazia e se potesse ti manderebbe una testa di cavallo per natale!
Ciao Antonino