La notizia dei domiciliari ad un condannato all’ergastolo in attesa della pronuncia della Cassazione, evaso per la seconda volta non ha impensierito la stampa nazionale. Nemmeno la notizia degli arresti domiciliari “concessi” al ferroviere di Reggio Calabria che un anno fa uccise l’ex moglie a coltellate davanti alla figlia.
Almeno non tanto quanto la notizia che i molestatori di Michelle Hunziker sono di nuovo a piede libero.
Di chi invece “molesta” gli imprenditori che hanno denunciato le cosche non si occupa nessuno. Che fatica!
Che fatica parlare di Pino Masciari che vuole tornare a fare l’imprenditore in Calabria dopo che i clan – che lui ha denunciato – gli hanno distrutto tutto. Lo Stato gli offre un’elemosina per ricominciare e poco ci manca che gli neghino la scorta.
O di Bruno Fuduli, intervistato pochi mesi fa da Alessandro Sortino, imprenditore finito in mano agli usurai e costretto – per rientra dal debito – a trasportare la coca nei blocchi di marmo che lui movimentava per lavoro. Ha fatto arrestare 140 persone e fatto mettere le mani su migliaia di tonnellate di cocaina proveniente dalla Colombia.
E poi Gaetano Saffioti. Con il suo aspetto così burbero. Perché raccontare alla nazione come fare impresa dentro un ufficio che pare quello del direttore di Alcatraz. Filo spinato, telecamere, scorta armata per sé ed il figlio.
E tenere viva l’attenzione su Saverio Foti che sta testimoniando nel processo “Ramo Spezzato” contro Antonino Iamonte e Carmelo Iamonte. Un imprenditore che deve vivere nascosto mentre i suoi estortori possono tranquillamente uscire di galera per “decorrenza dei termini”.
Fanno notizia i ladri a casa di Fiorello o un depravato che da fastidio alla bella Michelle.
Poi gli stupri e le violenze. Ma solo se a commetterle sono stranieri (possibilmente rom) su italiani.
Se invece uno studio dell’Università di Verona certifica che nessun bambino italiano è mai stato rapito dagli zingari non c’è bisogno di discuterne.
Il compito di tenere viva l’attenzione su queste storie e su “certe” notizie rimane appannaggio della rete e dei piccoli blog. Di pochi, coraggiosi, cronisti locali e qualche associazione i cui iscritti – a differenza di certi partiti – sono selezionati e, per questo, sempre in diminuzione.
antonino monteleone
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