
Ho scritto a Giusva Branca, Direttore di strill.it – testata che mi ospita ormai da più di due anni – in seguito alla nota diffusa dalla Fondazione Mediterranea che comiunicava alla città – in pompa magna – che la querela contro il giornalista Curzio Maltese, a nome della Città, andava avanti. Ho sentito il dovere di escludermi da quei cittadini che tengono così tanto alle sorti della propria terra da querelare i giornalisti che ne descrivono i problemi.
Caro Direttore,
ho letto la nota divulgata dalla Fondazione Mediterranea che annunciava come “grande vittoria” un presunto “implicito” accoglimento delle controdeduzioni dell’avvocato della Fondazione a sostegno dell’esistenza – in capo alla Fondazione – di una legittimazione processuale ad agire a “tutela degli interessi della Città di Reggio Calabria e dei suoi abitanti” contro un “pericoloso” giornalista.
Prima di cominciare ad esporTi le mie perplessità mi sembra corretto spiegare ai lettori di strill.it che non intendo sostenere che i giornalisti non si querelano. Il nostro ordinamento tutela ampiamente l’immagine e la dignità delle persone ingiustamente diffamate. Nonostante le mie riserve sull’esistenza – nel nostro ordinamento – di c.d. “reati di opinione” ritengo che il giornalista bugiardo o che diffama e che non concede una replica deve pagare.
Veniamo a noi.
Il 25 aprile 2007 Curzio Maltese firmava, per Repubblica, una inchiesta sullo “stato” della Città dal titolo “La pax della ‘ndrangheta soffoca Reggio Calabria“.
Ebbe la sfortuna, nell’ambito della descrizione di un quadro tanto torbido quanto drammaticamente vero, di scrivere due vere e proprie “cazzate“.
La prima: “A Reggio Calabria siamo al 50 per cento, significa che una persona su due è coinvolta, a vario titolo, in attività criminali“. Si trattò di una errata intepretazione di un dato contenuto nel libro del PM Gratteri “Fratelli di Sangue”.
La seconda: “Quattro o cinque giovani, perlopiù eleganti e quasi cortesi, lo dicono chiaro: “Io sono della ‘ndrangheta”. Uno prende il volantino ridendo e saluta: “Buon vespero, saggi compagni”. La formula d’iniziazione degli affiliati“. Questa, invece, fu una vera e propria “sparata” di Maltese che egli stesso, forse, avrebbe evitato di scrivere.
Quell’articolo, che consiglierei a tutti di rileggere, raccontava una serie di circostanze allarmanti rispetto alle quali nessuno poté (sarebbe stato un vero e proprio azzardo!) esprimere valutazioni o presentare dati che smentissero – anche solo in parte – la base del ragionamento scritto da Curzio Maltese.
Ovvero che Reggio Calabria è una città soffocata dalla pax mafiosa.
Il Sindaco Scopelliti convocò i giornalisti, Te compreso, a Palazzo San Giorgio per esprimere indignazione. Contro la ‘ndrangheta? No! contro Curzio Maltese.
La Fondazione Mediterranea decise di sporgere querela a nome della città. Contro gli affaristi, i mafiosi, i politici collusi? No! Contro Curzio Maltese.
Di Reggio Calabria o si parla bene o si tace.
Perché una voce fuori dal coro non è gradita e se poi in mezzo a 20 “notizie” c’erano 2 (sic!) “cazzate”, ecco un motivo in più per sferrarci contro la voce stridula che interrompe il sordo silenzio imposto in città.
La querela ad un giornalista è sempre una sconfitta per la libertà di espressione del pensiero. Punire un reato d’opinione appare – oggi più di ieri – uno strumento d’intimidazione. L’eventuale condanna un monito: “attento a quello che dici”. Lo dico per esperienze personali (note anche ai lettori di strill.it) che qui non rilevano, ma dico questo anche e soprattutto alla luce di quanto recentemente ha stabilito la Corte di Giustizia Europea in materia di libertà di informazione, diritto di cronaca, diritto di critica e libertà di manifestazione del pensiero.
Le legge prevede il diritto alla rettifica, alla smentita. Che non fu esercitato. Nemmeno per quelle parti di articolo, che – ribadisco – non avevano motivo di esistere perché false.
La “Fondazione Mediterranea” – ho letto ancora nella nota – ha “ritenuto fortemente lesivo dell’immagine della Calabria e soprattutto di Reggio” l’articolo di Curzio Maltese per un “eccesso di critica” (che vivaddio deve essere ancora possibile esercitare!) decidendo di sporgere querela “a nome e per conto della cittadinanza reggina”.
“La Città e la cittadinanza tutta stanno esercitando la propria titolarità e capacità giuridica” – si legge – tramite la Fondazione Mediterranea.
Caro Direttore devo chiedere, a questo punto, alla Fondazione Mediterranea (che non mi risulta si sia mai costituita parte civile in processi contro le 73 (!) cosche mafiose della Provincia di Reggio Calabria, né pare abbia intenzione di farlo) di escludermi dal conteggio della “cittadinanza tutta”.
Non c’è bisogno della querela perché non sembra che Curzio Maltese avesse intenzione di infangare la città. Non ha diffamato proprio nessuno. C’è bisogno invece che quell’articolo si rilegga.
Va riletto calandosi nel contesto dell’aprile del 2007 cercando di capire quanto è cambiato e quanto, invece, è rimasto tristemente intatto (o peggiorato) e si solleciti – al più presto – un dibattito aperto con quella parte sana della Città che la Fondazione Mediterranea – con la propria, meritoria, attività – contribuisce a non far scappare da questa città.
La querela a Repubblica, a Curzio Maltese, a quanti si cimenteranno in un “eccesso di critica” contro la nostra città non serve. Dobbiamo difenderci da noi stessi.
Chiediamo ai danni alle 73 famiglie che controllano l’economia di questo territorio e non ai giornalisti che lo scrivono.
Curzio Maltese scriveva il 25 aprile del 2007 in quel “famoso” pezzo che
“La ‘ndrangheta era fino a quindici o vent’anni fa ancora una mafia rurale, specialista nei sequestri di persona. Oggi controlla 40 miliardi di euro all’anno, il 3,5 per cento del Pil italiano (Eurispes) e quasi tutta la cocaina d’Europa, possiede quartieri di città a Bruxelles e Toronto, a San Pietroburgo come ad Adelaide, da Reggio ad Aosta; siede nei consigli d’amministrazione d’innumerevoli multinazionali. Secondo la polizia tedesca, è il principale investitore italiano nella Borsa di Francoforte e controlla una quota rilevante del colosso energetico russo Gazprom. In una intercettazione del ‘96 uno dei Piromalli, i boss della piana di Gioia Tauro, confidava: “Abbiamo il passato, il presente e il futuro”.
Sul futuro, con molto ottimismo, si può coltivare una pallida speranza, ma sul passato e ancora di più sul presente, non vi sono dubbi. Al colosso nero della ‘ndrangheta lo Stato spara con fucilini giocattolo. L’antimafia di Reggio è un ufficio semi vuoto. In procura Salvatore Boemi, tornato da poco in fondo a sei anni di esilio, cerca di ricostruire brandelli di pool. In questura non hanno la benzina per le auto.“
Querelando il giornalista non abbiamo e non avremo risolto nemmeno uno degli altri problemi di cui ha parlato.
Sarà l’ennesima storia di qualcuno che accusa il termometro che gli diagnostica la febbre.
Caro Direttore chiedo scusa a Te ed ai lettori per il tempo sottratto. Torno al lavoro.
antonino monteleone
Accogliamo le valutazioni di Monteleone con grande piacere, anche se – ed i lettori più attenti lo ricorderanno – le sue opinioni non collimano esattamente con quelle di questo direttore, precisamente nella valutazione “matematica” che Maltese diede del coinvolgimento della popolazione reggina, latu sensu, nelle attività criminali.
Inutile – altresì – sottolineare che, per altre cose, mi trovo totalmente sulla linea del nostro brillantissimo collaboratore. Non stupisca i lettori che, come già accaduto su altre tematiche – vedi centrale a carbone – strill.it ospiti opinioni (talora anche di collaboratori interni alla testata) spesso totalmente difformi tra loro. Abbiamo la presunzione di pensare che proprio questo, al pari dello spazio riservato alle lettere dei lettori, costituisca valore aggiunto e momento di soluzione di continuità con quanto sentito e letto da queste parti da decenni.
Anche quando – è capitato – le critiche ed i “distinguo” dovessero riguardare scritti provenienti dalla direzione di testata. Noi abbiamo fatto questo tipo di scelta, secondo qualcuno incoerente.
Per noi altamente gratificante
Giusva Branca
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mi permetto di farti un appunto:
Maltese ha diffamato (secondo la Costituzione italiana XII disp transitoria) i 5 morti della rivolta, appioppandogli l’epitteto di “fascisti”(cosa che chi ha studiato un pò della storia della Rivolta sa completamente errata, essendo stati 2 poliziotti, un dipendente ama, un dipendente FS e un cameriere che nulla c’entravano con la destra o con il fascismo), cosa che nessuno ha contestato, quindi siamo a 3 inesattezze, e 3 indizi formano una prova.
[...] il bloggher reggino Antonino Monteleone analizza in maniera acuta la relazione tra società civile e giornalismo (e le relative conseguenze [...]
Antonino, non so perché ma non mi sorprende questa cosa, immaginavo che ti saresti dissociato e comincio a pensare che anche tu sia uno di quei reggini che “remano contro” la voglia di cambiare Reggio.
La questione di Maltese non può essere ridotta meramente a “si parla bene di Reggio o si tace”, questo sarebbe da ottusi ignoranti, oltre che superficiali (non tu ma chi appoggia al querela senza capirne il senso).
Maltese ha scritto delle falsità su Reggio, inoltre questo è stato fatto “strategicamente” proprio in periodo di elezioni. Il giornalista ha il compito di informare, a fare la propaganda ci dovrebbe pensare un’altra categoria professionale
Si scrive spesso male di Reggio, e il più delle volte mi trovo d’accordo con chi scrive, perché Reggio ha i suoi buchi neri, è innegabile, ma questa volta è diverso, non riuscirei a far finta di nulla, Maltese ha mentito, probabilmente sarà stato pagato per mentire chi lo sa, e lo ha fatto su un noto quotidiano nazionale, per me non può restare impunito, si assuma dunque le sue responsabilità, una querela mi sembra il minimo.
Cordiali saluti,
Saverio
Buongiorno, sono una giovane calabrese che vive in germania dove ho studiato.
Vorrei porre una domanda ai giovani ( entambi i sessi) calabresi, :
PERCHE´lasciate chi vi trattino come sudditi ?senza diritti e che il vostri DIRITTI VI vengono concessi come ” FAVORI” ?
PERCHE´ permettete a questi prepotenti, ignoranti, animali con la loro arroganza, ottusita´ di rubarvi il vostro futuro IN QUESTA VOSTRA REGIONE e siete COSTRETTI a lasciare SE volete vivere onestamente e non essere attivamente o passimante complici di costoro? Perche´non li sbattete fuori? PERCHE´??? SONO DESTINATI A MORIRE I CALABRESI ONESTI E SAGGGI ??? ditemi per favore cari coetanei giovani calabresi GRAZIE;
La strage di duisburg in germania e´stata eseguita da giovani ragazzi, io
allora mi chiedo che futuro si prospettano questi ragazzi con queste
premesse? e sicuro non hanno ucciso per la ” NOBILE ” QUESTIONE
D´ONORE ( non voglio essere cinica ma e ´chiaro come il sole che hanno
ucciso per soldi per dirla terra terra, e scommetto che questo ragazzino
giovanno o giuseppe STRANCIO che ha commesso l´omicidio per cui
viene ricercato,non ha nemmeno la licenza elementare , insomma
cio´che voglio rilevare e´che i giovani sopratutto al sud della penisola
non hanno NESSUN PUNTO DI RIFERIMENTO POSITIVO da nessuna parte
e seguono i pessimi esempi che gli si presentano o vengono dati da i
cosidetti “adulti “, E`la mia analisi ( anche se terra terra )sbagliata??