da Roma – che è molto meglio di Casal di Principe
Una volta c’era la favola dell’agnello e del lupo. C’è un passaggio che tutti ricordano:
A un rio medesmo, dalla sete spinti, l’Agnello, e’l Lupo eran venuti.
Il Lupo al fonte più vicin; da lunge assai bevea l’Agnello: allor che ingorda fame punse il ladron a ricercar tal rissa: perché l’acqua, a lui dice, osi turbarmi?
L’Agnel tremante: intorbidar poss’io l’onda, che dal tuo labbro al mio trascorre?
Era una favoletta con la morale semplice semplice, ma molto attuale. Il più forte che vince sul più debole con gli strumenti della prevaricazione. Con l’arroganza, l’inciviltà, l’argomentum “ad baculum“.
L’agnello, secondo il lupo, intorbidiva l’acqua. Anche se l’acqua “scorre da me a te”.
Invece in Calabria le favole non sono mai esistite. E l’acqua non è la materia del contendere tra l’agnello ed il lupo.
Diventa merce di scambio. Un prodotto che deve realizzare utili. L’acqua in Calabria è dei francesi. Delle multinazionali e – se nessuno interverrà a cancellare alcuni assurdi provvedimenti normativi regionali – tra meno di 10 anni pagheremo un litro d’acqua più caro di un litro di coca-cola.
Ne parleremo più in avanti.
Vi racconto, oggi, un’altra storia. La Storia del Maiale e dell’Acqua.
A Gioia Tauro, infatti, la Polizia Provinciale ha scoperto cinque allacci idrici abusivi nella villa della famiglia Molè a Gioia Tauro. Quattro allacci per l’uso domestico ed uno per la maestosa fontana presente nel giardino della mega villa del rione “Mazzagatti” a Gioia Tauro in cui visse il boss Rocco Molè.
Assassinato l’1 febbraio del 2008.
Rocco Molé, buonanima, è il maiale che rubava l’acqua alla sua città. La rubava, senza pagarla, per dissetare sé stesso, i suoi famigliari ed abbellire la sua villa in stile “Scarface“.
Se non è colpa della politica, impegnata a rivendere la nostra pioggia alle multinazionali estere degli inceneritori, c’è la ‘ndrangheta che fa da sé e ruba quello che le serve.
Un semplice furto d’acqua. Ma non del disperato che vive in una casa popolare occupata abusivamente. Ma di uno spregevole criminale che guadagna sulla pelle degli onesti e – proprio come un maiale – non è mai sazio.
antonino monteleone
p.s.: come faccio a sopportare tutto questo? Ho un mio sistema… La satira. Tra pochi minuti sarò ad assistere alla prima dello spettacolo Decameron di Daniele Luttazzi. Visto che in TV non posso più vederlo ho fatto 800 kilometri per una boccata di aria fresca, libertà e critica al potere. Contro “il pensiero unico reazionario e guerrafondaio”. Appuntamento al Gran Teatro di Viale Tor di Quinto ore 21:30.
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Amara fonte!
Beh proprio rubare. Forse a monte c’è stato un contratto … tre quarti agli abitanti e tre quarti all’impresario!