L’amico Mario Mallone mi ha segnalato questa nota apparsa tra le “lettere” dei lettori de “Il Quotidiano della Calabria” (giornale al quale esprimiamo solidarietà per la perquisizione subita dal collega Paolo Orfino – un giornalista perquisito non è mai una buona notizia!).
Un ex testimone di Giustizia racconta la sua storia esortando chiunque dovesse subìre il racket dell’usura o del pizzo di NON denunciare. Ci sono tanti piccoli Pino Màsciari. Tanti piccoli Gaetano Saffioti. Tanti piccoli Bruno Fuduli. Uno di loro oggi dice di evitare l’ingresso in quello che sembra un girone infernale. Sì avete capito bene, non denunciare. La denuncia è passata in sordina. A me piacerebbe poter approfondire la vicenda, ma non ho ancora avuto modo di mettermi in contatto con l’autore della nota che qui propongo integralmente.
Da Il Quotidiano di giovedì 11 dicembre 2008
Chi denuncia è sedotto e abbandonato. Se potessi tornare indietro non denuncerei più. Adesso sono sul lastrico e senza lavoro. Non credo più alle battaglie per la legalità. Non credete all’antiracket e se dovessi fare un appello ai commercianti, direi loro di non denunciare. Sto vivendo un dramma insieme alla mia famiglia.
Ho denunciato ma visto quello che mi è successo sono quasi pentito e, forse, è meglio scendere a compromessi. Alla fine paghi e ti lasciano tranquillo”. Questa è l’ultima denuncia di Danilo Puma, fatta ieri, martedì 9 dicembre.
Testimone di giustizia che ha mandato in carcere i suoi estortori. Oggi è sul lastrico. Sono anni che il sottoscritto urla nel deserto queste cose. Non la mafia, ma il cosiddetto stato mi ha rovinato la salute, la famiglia, la mia azienda. Sono stato venduto e barattato. Non ho più pace o le più semplici gioie. Mi hanno ridotto, le istituzioni, a vivere come uno zombie.
E dopo tutti i calci in bocca che mi hanno dato, le porte sbattute in faccia, le minacce di stare zitto, con metodi da terzo mondo hanno avuto il coraggio (forti con i deboli) a sequestrare quel poco che la mafia non è riuscito a togliermi. Si dovrebbero vergognare! Vergognarsi per le passerelle antimafia, vergognarsi perché continuano a ripetere di denunciare estortori ed usurai in quanto lo Stato “ti è vicino e ti aiuterà”.
Bugiardi farisei, chiedetevi il perché tutti i testimoni di giustizia, dopo aver fatto il loro dovere e creduto alle vostre favolette, sono sul lastrico e con i beni sequestrati dallo Stato! E ripeto sempre di vergognarmi di essere cittadino italiano.
Fortunato Pizzi – Ex testimone di Giustizia
In attesa di conoscere più da vicino la storia di Pizzi, ricordo che già all’indomani delle elezioni regionali del 2005 ebbe modo di attirare l’attenzione sugli scarsi segnali di interessamento del mondo politico rispetto alle problematiche da lui – e molti altri – vissute.
Mentre denunce come queste sono relegate a piccole rubriche dei quotidiani locali, le associazioni di categorìa dei commercianti protestano contro il pane venduto ad 1€ al Kg.
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Non conosco la vicenda del Signor Pizzi,ma comunque volendo esprimere comprensione per la sua amarezza per lo status nel quale oggi si trova e confermando che di fatto l’antiracket (succube della politica) e i politici sono solo facciate per creduloni (ammesso che ne esistano ancora) non posso capirlo e non posso condividere la sua opinione sulla questione denuncia.
Vero è che dopo aver denunciato (dovere di tutti i cittadini) si apre uno scenario da certi punti di vista terrificante,per la totale emerginazione anche da quelle persone che non ti aspetti,dalla gente “comune” che dovrebbe condividere una scelta coraggiosa;ma altrettanto vero è che questa scelta (nessuno ti obbliga a farlo) ti ridà quella dignità,quella libertà di essere uomo,che non ha prezzo.
Bisogna rimboccarsi le maniche e lottare,in prima linea,nella nostra terra senza cercare nello stato quell’assinstenzialismo alla stregua dei collaboratori di giustizia che di fatto barattano le loro dichiarazioni solo per fini personali di lucro e/o sconti di pena.
Noi Testimoni di Giustizia siamo e dobbiamo essere altra pasta!!!!!!!!
Ci sarebbe molto da aggiungere e dire …………………….
Signor Pizzi non dia questa soddisfazione alla ‘ndrangheta.
Gaetano Saffioti
imprenditore calabrese
Testimone di Giustizia
Io rimango sempre dello stesso parere.
Lo Stato “allo stato” non c’è o meglio esiste una evidente, voluta dai nostri governanti e comoda a chi delinque, spartizione geografica.
Roma si mantiene lontana da qua e la classe politica locale latita o è in tutt’altre faccende affaccendate e se qualcuno glielo fa notare lo Stato viene fuori solo come deterrente “la legge … i soldi non ci sono…”
Dobbiamo risorgere e per far ciò occorre carne sana e di vitello giovane locale nutrito genuinamente e non con mangimi che ingrassano con poco ed in poco tempo ma che ammalano la società.
Dobbiamo mandare via chi consente o non è in grado di evitare situazioni come quella denunciata e non è questione di destra o di sinistra è questione di Uomini.
L’uomo giusto al posto giusto e senza strapparsi i capelli dietro balorde convenzioni politiche perchè tanto sono tutti uguali.
Uomini e/o Donne che si prendanno a cuore le sorti della nostra terra vlutamente martoriata, volutamente abbandonata, volutamente tenuta in coma …
Ma non è che dici che il governo ed il governino latitano in situazioni gravi e complesse come questa denunciata, latitano anche nelle piccole cose.
A livello nazionale la spartizione tra nord e sud.
A livello locale stessa ed identica situazione, quartieri privilegiati e zone completamente abbandonate a se stesse!
E siamo tutti cittadini italiani e siamo tutti abitanti dello stesso comune.
Paghiamo le tasse e ci rechiamo alle urne a votare e veramente girano un po’ le scatole quando vedi i tuoi soldi canalizzati verso mete lontane dall’urna dove hai delegato qualcuno che ha il compito di gestire l’intero territorio che rappresentano.
O no?
ho visto in giro per la città dei bei manifesti dell’antiracket, dove si invitavano le persone a denunciare eventuali richieste di pizzo, così ho pensato, che bello potersi affidarsi allo stato in un momento così drammatico! Invece le suddette testimonianze raccontano una realtà tutta diversa. Così mi viene una domanda, ma qual’è il lavoro del antiracket, qual’è la sua funzione, chi lo gestisce, chi lo finanzia, o è un’altra ente di solo facciata come ne conosciamo tante. qui a Reggio si dovrebbe copiare Palermo dove i negozianti, che si sono opposti al pizzo, espongono un marchio, così l’utente, oltre a comprare prodotti ecosolidali o ecologici, può scegliere di comprare merce “pulita” da gente “pulita”.