Lettere al blog – Gaetano Saffioti

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 15 - 2008




Non si è piegato alle pressioni mafiose dell’area nella quale insiste la sua impresa. Lì tra Rosarno e Gioia Tauro. Nel cuore della Piana famosa per essere la capitale della ‘ndrangheta “con cento anni di storia”. Così dicevano al telefono due super boss finiti nel mirino della dda di Reggio Calabria.


Ha denunciato i tentativi della ‘ndrangheta di impossessarsi della sua impresa. Ha fatto arrestare 43 persone con l’operazione “Tallone d’Achille” ed oggi vive scortato. Il suo ufficio sembra una caserma militare circondato da telecamere e filo spinato.


Lavora dal 1981 e prima di avere subìto l’infame attacco delle cosche la sua impresa dava lavoro a 60 famiglie. Realizzando il migliore cemento della regione. Quellu usato per un tratto della pista dell’aeroporto di Parigi. Quello che si sarebbe potuto usare anche per l’autostrada A3 se le ‘ndrine non gli avessero sbarrato la strada.


E così le strade in Calabria le costruiamo col cartoncino. Come si è scoperto essere stata costruita, ad esempio, la variante dell’abitato di Palizzi con l’operazione “Beddu Lavuru”.


Questo imprenditore si chiama Gaetano Saffioti. Uno che ne sa qualcosa di lotta al racket, del coraggio di denunciare. Dei sacrifici e delle rinunce.


Ha risposto alla lettera di Fortunato Pizzi con un commento sul blog.


Lo ripropongo per intero. Perché sappia che questo spazio è anche a sua disposizione.


Non conosco la vicenda del Signor Pizzi, ma comunque volendo esprimere comprensione per la sua amarezza per lo status nel quale oggi si trova e confermando che di fatto l’antiracket (succube della politica) e i politici sono solo facciate per creduloni (ammesso che ne esistano ancora) non posso capirlo e non posso condividere la sua opinione sulla questione “denuncia”.


Vero è che dopo aver denunciato (dovere di tutti i cittadini) si apre uno scenario da certi punti di vista terrificante, per la totale emarginazione anche da quelle persone che non ti aspetti, dalla gente “comune” che dovrebbe condividere una scelta coraggiosa.


Ma altrettanto vero è che questa scelta (nessuno ti obbliga a farlo) ti restituisce quella dignità, quella libertà di essere uomo, che non ha prezzo.


Bisogna rimboccarsi le maniche e lottare, in prima linea, nella nostra terra senza cercare nello stato quell’assistenzialismo alla stregua di quei collaboratori di giustizia che, di fatto, barattano le loro dichiarazioni solo per fini personali di lucro e/o sconti di pena.


Noi Testimoni di Giustizia siamo e dobbiamo essere altra pasta!!!


Ci sarebbe molto da aggiungere e dire.


Signor Pizzi non dia questa soddisfazione alla ‘ndrangheta.


Gaetano Saffioti
Imprenditore calabrese e Testimone di Giustizia


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2 Responses to “Lettere al blog – Gaetano Saffioti”

  1. A.N. scrive:

    Complimenti Sig. Saffioti … lei è un uomo da ammirare e da seguire come esempio per quello che ha fatto, fa e continuerà a fare … se solo un decimo della popolazione calabrese fosse come lei adesso saremmo tra le regioni d’Italia più avanzate sul piano del turismo soprattutto …
    Da calabrese posso dirle solo una cosa … GRAZIE !!!
    Siamo con lei anche se posso capire che in alcune circostanze ci si può sentire soli … Sappia che la Calabria buona e giusta fatta da onesti lavoratori, studenti e buoni politici (qualora ce ne fossero ancora), è tutta dalla sua parte … :)

  2. rosy scrive:

    Mi associo.

    La Calabria si è annodata su se stessa.

    Ognuno deve avere il suo spazio e di cose oneste da fare ce ne sono tante.

    E’ facile piegare gli onesti con una pistola in mano è facile dare fuoco con una tanica di benzina, è facile fare soldi con il lavoro degli altri ma … come possono essere definiti questi individui?

    Disonesti e vili, per non essere più volgari.

    E se proprio vi prude la mano andate via da questa terra così come lo fate quando vi sentite accerchiati come i cinghiali, NOI CHE ABBIAMO LAVORATO PIEGANDO LA SCHIENA, ANDANDO LONTANO DALLA NOSTRA TERRA, CHE NON ABBIAMO POTUTO ASSISTERE I NOSTRI CARI, CHE PER COLPA VOSTRA NON ABBIAMO UN OSPEDALE DECENTE DOVE CURARCI, CHE NON ABBIAMO NIENTE NON VI VOGLIAMOOOO!

    VIA!

    Andate a portare altrove la vostra superiorità magari dove veramente ci sono i soldi e così finalmente la Calabria potra inizire una nuova era partendo proprio dall’emigrazione della feccia della società!

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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