I magistrati di Catanzaro ricevettero nel febbraio e nel marzo del 2008 una richiesta formale, da parte della Procura di Salerno, di copia degli atti relativi alle inchieste “avocate” a Luigi De Magistris, Poseidone e Why Not.
Non si trattava di una arbitraria ingerenza nelle attività investigative svolte dalla Procura Generale di Catanzaro, quanto di un passaggio necessario per lo svolgimento di un’altra indagine.
Salerno ha dovuto indagare il PM De Magistris in seguito alle decine di denunce inoltrate a quella Procura. Anziché rilevare indizi di colpevolezza a suo carico, però, la Procura di Salerno si è trovata davanti numerosi elementi che invece avvaloravano quelle segnalazioni che fece proprio De Magistris a Salerno circa l’atteggiamento fortemente ostruzionistico nei suoi confronti posto in essere dai suoi colleghi.
Dunque era necessario capire il contenuto delle inchieste avocate, fare luce sui legami e sugli interessi di quei colleghi di De Magistris che avevano “qualcosa” in comune con alcuni dei principali indagati.
Catanzaro rispondeva picche. L’inchiesta veniva smembrata, il materiale probatorio – con una nuova gestione processuale – perdeva ogni giorno di più il proprio valore, sulla stampa tornava il silenzio.
La Procura di Salerno, in silenzio, continua la propria indagine. De Magistris va via da Catanzaro. Lo costringono ad un “anticipato possesso” facendogli – di fatto – perdere anche l’inchiesta “Toghe Lucane” che pure era conclusa. Già notificati gli avvisi di conclusione delle indagini. Ad un passo dalla formulazione delle richieste di rinvio a giudizio.
La Procura di Salerno dopo avere raccolto elementi sufficienti da ritenere compromesse le inchieste, accertate le “patologiche interferenze” nel lavoro svolto dall’originario titolare decide di disporre il sequestro del materiale di indagine, notificando un avviso di garanzia a 7 magistrati catanzaresi.
E’ il caos. In preda al panico il Procuratore Generale di Catanzaro, Enzo Jannelli, urla contro “un’inchiesta eversiva”. Paventa una interruzione delle inchieste in corso e dispone un contro-sequestro.
Perché un atto illegittimo (sui magistrati di Salerno è competente la Procura di Napoli!) e illecito? Per proteggere cosa?
Dopo gli accordi sul dissequestro degli atti ecco che Catanzaro chiude l’inchiesta. Così come è stata “ridotta” da Dolcino Favi, prima, ed Enzo Jannelli, dopo.
Revocati gli incarichi di consulenza, stravolto il quadro probatorio impostato da De Magistris, disposte alcune “strane” archiviazioni.
Di oggi la notizia della chiusura dell’indagine.
L’avvisto (per 106 indagati) contiene i nomi, tra gli altri, del presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, dell’ex vice presidente, Giuseppe Chiaravalloti, del sindaco di Cosenza Salvatore Perugini, del deputato Giovanni Dima, del Pdl, ex consigliere regionale calabrese di An, del capogruppo del Pd alla Regione ed ex vice presidente della Giunta, Nicola Adamo e della moglie Enza Bruno Bossio; del consigliere regionale ed imprenditore Sergio Abramo, candidato del centrodestra alle presidenza della Regione nelle elezioni del 2005; l’ex consigliere regionale Domenico Basile, di An; il consigliere regionale dell’Udc Dioniso Gallo (condannato in primo grado a 4 anni di reclusione ed attualmente sospeso dalla carica); del consigliere regionale di Fi Giuseppe Gentile; gli assessori regionali Luigi Incarnato dello Sdi e Mario Pirillo del Pd; dell’ex assessore alla sanità Giovanni Luzzo, dell’Udc; del consigliere regionale di An Franco Morelli; dell’ex parlamentare dell’Udeur Ennio Morrone; del consigliere regionale di Fi Antonio Pizzini; del consigliere regionale di An, Alberto Sarra; dell’ex assessore regionale all’ambiente dei Verdi Diego Tommasi, dell’ex assessore regionale dell’Udeur Pasquale Maria Tripodi (arrestato e scarcerato dal Tribunale di Perugia, ancora indagato in quel procedimento); del segretario generale della Giunta Loiero, Nicola Durante; ovviamente di Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria e principale indagato (definito dagli inquirenti il “centro di gravita’ del sistema trasversalmente condiviso e quindi permanente copertura politica in seno agli enti”), per proseguire con il nome presidente di Despar Italia, Antonino Gatto.
L’accusa dei magistrati catanzaresi ruota attorno a quel sistema stabile, messo insieme trasversalmente dai politici regionali, ”mantenuto ed alimentato”, insieme ad Antonio Saladino, “al fine di conseguire un clientelare consenso elettorale, assicuravano delittuosamente a strutture societarie di fatto governate da Saladino fondi pubblici per l’esecuzione di lavori prospettati come di pubblica utilita“. In cambio Saladino, “su segnalazione dei politici, assumeva o faceva assumere, sotto varie forme contrattuali, tutte comunque caratterizzate da precarieta’, un rilevante numero di persone“.
Quella che si veniva a costituire, spiegano i magistrati catanzaresi, era una vera e propria “pletora permanente di aspiranti lavoratori sempre in attesa di una stabilità” che i politici non avrebbero voluto o attuato. Inoltre si costituiva “un vasto e reiterato flusso, anch’esso clientelare, di finti lavoratori per opere e servizi mai realizzati o realizzati solo in parte o apparentemente“.
Ma se fosse vero quello che hanno scritto i magistrati di Salerno (e si tratta, perlopiù, di elementi reali e concreti) l’accusa così impostata non reggerà.
L’inchiesta era di Luigi De Magistris, gli è stata strappata di mano, rimaneggiata e conclusa in tutta fretta.
Se l’accusa fallità di chi sarà la colpa?
Di Luigi De Magistris, ovviamente!
antonino monteleone
p.s: domani sarò ad Annozero (diretta su Rai2 alle 21:00) ospite dello spazio di Generazione Zero a raccontare la mia esperienza di blogger (già censurato), giornalista e studente con l’aspirazione di vincere il concorso in magistratura.
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Allora guardero’ la puntata di stasera con piu interesse!!! in bocca al lupo!
Solidarietà dalla parte buona della nostra Calabria e da chi sa leggere, da chi sa ascoltare, da chi sa guardare …
i ricordate i caporali che al mattino “raccoglievano” i lavoratori per “portarli” a lavorare dal padrone, lucrandoci su …in soldi e consenso prepotente..???
ma questi parlamentari, politici mestieranti e periferici fiancheggiatori, non saranno i “caporali” del 2000 ??? eletto questo ruolo a sistema, acquistano cosi il consenso. loro non sono precari, ma del “precariato clientelare” ne fanno una ragione di vita. vogliamo discuterne di questa regressione partecipativa alla vita politica del paese?
saladino l’industriale del caporalato.
più che why not l’inchiesta bisognerebbe chiamarla “compagni di merende”….
ma nelle inchieste possibile che gli inquirenti non richiedano i certificati di famiglia dei magistrati????
vogliamo approfondire il rigassificatore e come mai è stato localizzato a gioia tauro?
mentre la procura di salerno chiedeca gli atti di why not a catanzaro; scajola e galati presentavano un consorzio chiamato tecnesud come partner di una accordo di programma per investimenti tecnologici a Lamezia (i fondi sono quelli che la biofata non è riuscita a truffare e che era peccato lascialrli non spesi!!!!!) ovviamente parliamo sempre di ex dirigenti finmeccanica….