Un altro Natale a Reggio Calabria

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 24 - 2008

Qualcuno di voi potrebbe avere una voce sul proprio calendario Outlook più o meno simile a questa “Compleanno Gesù Cristo” – evento “giornata intera“, pronto a scattare tra qualche minuto.

Quest’anno ho scelto di non inviare né e-mail, né sms di auguri. Ho risposto soltanto a chi non ha inviato catene di auguri scritti con fretta e superficialità. E poi non mi va, questa è la vera ragione, che le riflessioni – obbligate – che sento di esprimere subiscano l’indegna compressione del display di un telefonino.

Natale significa tante cose. E’ evidente che per molti, da quasi 10 anni, le feste natalizie rappresentino una sorta di “ammortizzatore sociale”. L’economia sta per raggiungere la maggiore flessione mentre i giornali credono (vorrebbero far credere) che ciò si possa percepire analizzando i consumi. Invece cresce il settore del lusso, l’elettronica ed anche quest’anno milioni di italiani si sono messi in viaggio per trascorrere altrove le feste di natale.

Dove sta, quindi, la crisi?

Sta nelle banche. Nella scarsissima propensione al risparmio. Quando i salari scendono i consumi (strano, ma vero) schizzano verso l’alto. Ma nessuno ha più un soldo da mettere da parte. E’ quello il parametro che ci consegna l’Italia della recessione.

Ho rotto con la tradizione (non è la prima volta) e non ho festeggiato questa vigilia. Ho cenato e portato a spasso il cane come ogni giorno. Come tutti gli altri giorni della settimana.

Che razza di natale è quello dove bambini per strada chiedono l’elemosina vestiti da Babbo Natale?

Credetemi non è retorica strappalacrime.

Potrei rendere la stessa idea raccontandovi di una mamma normalissima, con suo figlio in braccio, che indica un rom questuante travestito e gli dice: “Guarda che bello, Babbo Natale!”

Non c’aveva nemmeno la barba.

E’ natale sempre o non è natale mai, disse qualcuno. Ed è così.

In qualunque confessione religiosa voi crediatee (la più antica che festeggia il figlio di un dio nato da una vergine il 25 dicembre risale al 5000 a.C.) rimane sempre un ottimo momento per riflettere. Fare il sub-totale del totale che può tracciarsi a San Silvestro.

Rivolgere un pensiero a chi trascorrerà questa giornata negli ospedali calabresi; ai detenuti innocenti ed a quelli, pur colpevoli, in condizioni disumane; a chi ha perso il lavoro; a chi ha lasciato la Calabria, a chi ha perso qualcuno di importante; a chi vorrebbe essere altrove; a chi vive con la coscienza pulita; a tutti, magistrati e forze dell’ordine, che si sporcano le mani per ripulire questa terra; a chi ha lavorato il pane che avete mangiato anche oggi e che mangerete domani; a Reggio Calabria che un giorno, contrariamente ai desideri di qualcuno, cambierà, statene certi; a chi ha avuto un figlio o tra poco lo avrà; alle donne rimaste da sole; ai padri lontani dai figli; a chi vive con qualche amarezza il tormento dei sentimenti.

Natale è un momento anche per capire chi e che cosa siamo (siete) per gli altri.

In uno dei periodi più delicati di vicende molto intime cambia la percezione della realtà circostante e sembriamo molle pronte a scattare.

Un aneddoto.

A spasso per le vie del centro ho sentito parlottare due ragazzi (poco più giovani di me) con una certa verve. Da uno dei due origlio un: “Beh, sai, io con i rapporti lunghi“. E’ bastato sentire quest’incipit per drizzare le antenne e sporgere, in un istante, le mie orecchie qualche millimetro più in là. Ho pensato (ingenuamente) che parlassero di sentimenti, relazioni, turbamenti emotivi. Chiamato in causa mi sono sentito in imbarazzo sentendo la risposta dell’altro: “No, guarda, la porti in officina e ti fai cambiare la frizione“.

Parlavano di motociclette. La mia testa era – evidentemente – sintonizzata su Radio Cuore, non su Nuvolari Channel. Mi sono sentito un mezzo coglione. Cose che capitano a Natale.

Una cosa voglio dirla a quei fans che mi regalano, oramai con una certa regolarità, due o tre sputi sulla fiancata della macchina ed a quelli che col giubbino verde (di una speranza che per loro è costretta a cambiare colore) si prodigano in “calorosi” saluti in pubblico: se non vi piace quello che scrivo avete due alternative. La prima, facile, è non leggere quello che scrivo. La seconda, più ardita, è non fare stronzate.

Darsi una svegliata e rigare dritto.

Bando alle chiacchiere!

Comunque e con chiunque stiate trascorrendo queste festività vi auguro che possano essere momenti di semplicissima, banale, serenità. Non pensiate che sia poco.

antonino monteleone

p.s.: speriamo che il panettone vada storto a tutti quei latitanti che stanno, in questo momento, festeggiando il natale tranquillamente con la loro famiglia. Auguri alla ‘ndrangheta, insomma!

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6 Responses to “Un altro Natale a Reggio Calabria”

  1. Damiano Zito scrive:

    Senza parole Antonino, davvero senza parole…Ancora Buon Natale!

  2. kody scrive:

    Chiedo scusa per l’ignoranza, ma chi sono quelli “col giubbino verde”?

  3. Denise scrive:

    Ottimo articolo: l’esempio del rom che chiede la questua esemplifica – tragicamente – da solo tutto il resto.

  4. anna foti scrive:

    Se non conoscessi Antonino, queste parole dure ma vere, come poche cose ormai, avrebbero reso evidente una sensibilità che credevo quasi completamente perduta. Avendo invece la fortuna di conoscerlo, queste parole mi hanno commosso e confortato perchè anche alla sua amicizia devo il fatto di credere ancora nell’esistenza sempre più rara di questa sensibilità. Ancora qualcuno pensa. Ancora qualcuno crede in questa città, Ancora qualcuno sente che i sentimenti sono l’unico patrimonio irrinunciabile di una esistenza. Qualcuno rinasce, soprattutto a Natale, dalle proprie ceneri diventando ciò che sarebbe stato, senza l’assalto delle fiamme. Anzi migliore. Tutto questo è pura linfa di speranza. L’unico Senso che il Natale si ostina a custodire, per quanti vogliono schiudersi ad Esso, da poco più di due mila anni. L’unico Senso al quale ci aggrappiamo quando si continua a morire, quando una madre e un figlio di tre anni, di etnia rom, non sopravvivono ad un focolare domestico in una baraccopoli che, alle porte di Roma, si trasforma in un rogo mortale. Non sono stati resi noti i nomi di queste persone che non ci sono più. A loro è stato riconosciuto solo uno spazio informativo sul finire dei tg nazionali. Il senso del Natale, tanto tenacemente unico quanto progressivamente sottile. E’ sottile anche a Gerusalemme, terra patria di Gesù Cristo, dove due bambine palestinesi sono rimaste vittime del fuoco di Hamas. Anche di loro non conosciamo i nomi mentre Israele prepara il contrattacco. L’ennesimo massacro di innocenti proprio a Gerusalemme dove Gesù venne giudicato, condannato e crocifisso. Dove Gesù è resuscitato. Lì c’è una guerra infinita che dilania i luoghi stessi in cui visse Colui la cui nascita in questi giorni si festeggia. Lì, come in altre parti del mondo, c’è una guerra che qualcuno, pur avendone mezzi e potere, non ferma.

    Ed e’ per tentare di recuperare questo Senso che vorrei allungare la lista di Antonino e rivolgere gli auguri anche agli uomini e alle donne che in silenzio faticano per onorare le proprie responsabilità, quelle che nessuno ormai teme più, quelle che diventano solo un fatto di coscienza; ai bambini che conoscono troppo presto la sofferenza e a quelli che non hanno conosciuto altro; a chi è costretto a dimenticare di avere una dignità per sopravvivere alle violenze e alle ingiustizie; a chi diventa schiavo della libertà di essere, sentire e pensare ma, nonostante questo, ha il coraggio di non rinunciarvi; a chi si sente estraneo ovunque, a chi è solo; a chi attende e a chi non può più farlo; a chi cerca comprensione; a chi lavora per un cambiamento invece di parlarne; a chi crede ancora che la felicità esista e che la speranza sia un atto di responsabilità verso il respiro che nasce in petto; a chi semina pace in tempo di conflitti armati e a quei pochi, pochissimi, che avendone il potere fermano le guerre; a chi combatte contro la malattia ma con a fianco la sofferenza e l’ombra della morte; a chi è costretto a rinnegare fuori l’Amore per poterlo vivere intimamente; a chi parte e non si concede neanche il solo desiderio di ritornare; a chi rimane per ricominciare e a chi rimane e si sente diviso tra il conforto dell’attesa, la dolorosa dolcezza della nostalgia e l’amarezza dell’assenza; a chi ama senza dirlo, perchè in fondo questo poco conta; a chi ama in silenzio, da lontano; a chiunque, voi sappiate, viva e operi quotidianamente per rinvigorire questo Senso…. . La storia di ciascuno di loro è preghiera autentica, ecco perchè Natale non può che essere ogni giorno, altrimenti non è mai. Natale sarà nel cuore di chi accoglie tutta questa Umanità, amandola semplicemente come fosse la più preziosa. Perchè lo è.
    Auguri
    anna

    ps che il panettone vada semplicemente storto ai latitanti mi pare poco, auguriamo che sia per tutti loro l’ultimo Natale di libertà e auguriamoci che i figli un giorno capiscano la differenza tra mafiosi e onesti e scelgano

    ps a proposito di “civili tracce” non distrattamente lasciate sulla fiancata della macchina, direi che forse la saliva abbonda inutilmente nella bocca di chi parla meno di quanto sputa solo perchè non ha argomenti per affrontare ciò che non condivide

  5. Anna scrive:

    se ci fosse più empatia nel cuore di ogni essere umano il mondo sarebbe completamente diverso. se le persone fossero empatiche l’una con l’altra non si ucciderebbero,non si aggredirebbero,non si farebbero del male. l’empatia è un sentimento pacifico,forse il più pacifico dei sentimenti. più dell’amore. non puoi fare del male a qualcuno se senti la sua anima,se percepisci il suo dolore,se conosci la sua vita.l’empatia non è un semplice ascoltere gli altri.è piuttosto un sentire,un sintonizzarsi.ascoltare non è tutto.le persone ascoltano ma non sentono o sentono ma non ascoltano.seguono le tue parole,magari rispondono,ma non sempre pensano a cosa sarebbe per loro se gli capitasse quello che è capitato a te. c’è un ascolto emotivo,che è l’ascolto reale,che viene dimenticato.ed è poco praticato perchè è coinvolgente, muove i tuoi sentimenti,smuove quello che hai dentro.

    E questa è una cosa che le persone non vogliono fare.l’empatia si insegna.è un educazione affettiva, un modo di guardare al mondo, di mettersi in corrispondenza con gli altri.(questo è parte di un’articolo pubblicato su D di repubblica del 27/09/2008).

    ho voluto trasferirti queste parole,pechè se la tua macchina la sputano a me fanno di peggio(ed io non muovo critiche pubbliche.. ma sto cercando di fare una cosa che mi piace in una città o meglio in quartiere della nostra città che ho scoperto (troppo tardi) essere peggio del 208..

    Ma una cosa è certa se è vero che io credo e determino sinceramente di trasformare l’ambiente che mi circonda, devo partire da me.niente giudizi, niente chiacchere, ma coraggio unito a saggezza da trasformare in azione .ho letto lo scetticismo sia negli occhi di coloro che mi attaccano che in quelli delle persone alle quali mi sono rivolta perchè se non altro prendessero atto della situazione di degrado della zona… ma è stato come se mi dicessero senza dirlo : ma cosa credi di fare, cosa credi di ottenere… molla.. i primi perchè ritengono che la loro viltà sia invece forza… gli altri probalbilmente perchè in un mondo dove tutti sono delle veline… tutto ciò che non li fa apparire non li fa essere.

    Il mio non è un caso grave!? ma io non mollo…ciò che più conta è il nostro cuore.. e la vita è la nostra ,nessuno può dirci come dobbiamo viverla, i pensieri sono i nostri..nessuno può rubarceli.. tocca a noi sviluppare il coraggio di andare avanti in avanti, sempre un passo avanti!io cado…ma ridetermino in ogni istante di rialzarmi.. nella nostra vita nulla accade per caso…non capitiamo in un posto per caso o incontriamo una persona per caso,anche il nostro peggior nemico pùò dive ntare un occasione per allargare i nostri orizzonti, per trasformare il negativo in positivo…

    Auguri ,per un felice 2009!
    Anna

  6. sirk scrive:

    Ciao Antonio.
    Sono un lettore del blog da poco tempo, tuttavia trovo interessante e ammirevole il tuo lavoro.

    Volevo chiederti: cosa ne pensi di Zeitgeist?

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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