Pietro Criaco: il topo killer

Posted by Antonino Monteleone On dicembre - 28 - 2008
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“Pietro Criaco è un ragazzo che sicuramente è migliore della persona che viene descritta. Pietro non è mai stato accusato di un omicidio quindi l’anima, con il sangue, non se l’è mai sporcata“.

Parola dell’avvocato Gioacchino (sì, un altro Gioacchino!) Criaco, autore del libro “Anime Nere” edito da Rubettino, nel quale parla dell’ipotetico destino di giovani di malavita nati nella locride narrandone l’ascesa criminale, e fratello di Pietro Criaco.

Pietro Criaco, classe 1972, era latitante da 12 anni. Considerato “killer efferato” e “braccio armato della cosca Cordì” pupillo del boss Cosimo. Per la Giustizia italiana già condannato a 19 anni di reclusione.

Le considerazioni del fratello devono essere frutto di scarsa informazione. Anche perché, da avvocato e scrittore, sembra proprio che – se avesse saputo – non avrebbe avuto difficoltà ad avere parole di maggiore biasimo per un fratello così birbante.

Si sentiva invincibile, con un’arma in pugno. Nel 1999 sparò contro i Carabinieri che durante un pattugliamento erano arrivati ad un passo dal consegnarlo alle patrie galere.

Braccato alle prime ore del mattino, senza un’arma, ha tentato di fuggire. Come un vigliacco, come un topo occhialuto, ha cercato una via di fuga, in pigiama, sui cornicioni dei palazzi contigui.

Lui si trovava nella mansarda, con la porta sbarrata dai suoi favoreggiatori, di una di quelle palazzine non rifinite leggermente abusive (ma i comuni fan finta di niente!) nella sua Africo Nuovo.

Piccolo centro abbandonato da uno Stato che ogni tanto si ricorda di battere un colpo.

Lo stesso paesino piccolo, grigio e brutto con la Caserma dei Carabinieri che proprio tra tre giorni rimarrà chiusa mentre fuori ragazzini, adulti ed anziani daranno libero sfogo alle armi per festeggiare il nuovo anno.

Non semplici petardi. Ma armi da fuoco, anche da guerra. Sfoggiate liberamente. Tanto chi dovrebbe controllare si volta dall’altra parte.

Non sparerà un colpo nemmeno al cielo, Pietro Criaco, questo capodanno. E’ probabile che due giorni fa abbia guardato su Rai 3 “Il Padrino” lasciandosi trasportare dal fascino della mafia old style. Giovedì potrà guardare il seguito, comodamente, dalla sua cella.

Un’altro colpo, questo sì, di Renato Cortese che chiude in bellezza un anno di importanti successi.

antonino monteleone

p.s.: come accaduto nel caso del più famigerato (e acclamato!) Giuseppe De Stefano, il TG1 “buca” il servizio nell’edizione delle 20:00.

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2 Responses to “Pietro Criaco: il topo killer”

  1. achille scrive:

    Senta, per sbaglio mi sono trovato nel suo sito e leggendolo, mi sono chiesto: ma come fai a scrivere male e criticare persone senza conoscerle,e senza dargli il sacrosanto diritto di difendersi e rispoderti? E nello stesso tempo, nel tuo blog compare una publicità, di come raggirare la legge, le regole, per il superamento dell’esame di avvocato in italia, recandosi semplicemente in Spagna?
    E’ facie, predicare bene, quando uno ha le spalle coperte e il culo seduto su una scrivania come Lei. Spero che i meridionali come Lei vengano trasferiti sulla Luna, cosi la finiscono di “bla bla bla” (cioè dire Cazzate). Ergo, le volevo solo dire che se i meridionali sono come lei li descrive, sono cosi, grazie alle persone mediocre come Lei. N.B. la mattina prima si guardi allo specchio della sua memoria ”

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    La pubblicità che appare su questo blog non è scelta dal sottoscritto, ma da google in base a parole chiave contenute sul blog. Se avesse dimestichezza con internet lo saprebbe da sé. Ma il contenuto del commento lascia poco spazio a dubbi in proposito.

    am
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  2. chiriaco pietro scrive:

    a me da fastidio solo una cosa, io sono calabrese di reggio e dell’aspromunti mia nonna è di africo ho parenti in tutta la calabria come vedi il mio nome e molto simile anke se credo non centriamo niente o forse alla lontana, qll ke nn capisco e ke mi da fstdio è come fai a giudicare ahahha una persona un topo se cerca di scappare dalli gendarmi chiunque lo farebbe soprattutto senza un arma in mano

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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