
La Francia ha proposto, ad inizio del mese di dicembre, all’Organizzazione delle Nazioni Unite, che concede al Vaticano lo status di Observer Member, una depenalizzazione universale dell’omosessualità da sottoporre al voto degli stati membri. Chiedere dunque che venga cancellato, dall’ordinamento di stati rimasti al medioevo, il “reato” di omosessualità.
Molto semplice. Quasi sbalorditivo che esista uno Stato che creda di poter perseguitare un individuo per i costumi sessuali.
Il Vaticano si è opposto. Il motivo? Un esercizio di retorica sprezzante dell’intelligenza. Di chi ne è dotato, ovviamente.
«Aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione» – secondo il Vaticano - creerebbe «nuove e implacabili discriminazioni – ad esempio - nei confronti di quegli Stati che non riconoscono il matrimonio gay».
E se questa non vi sembra una cazzata, non so quali siano – per voi – le cazzate!
Ma andiamo avanti.
L’8 maggio 2008 è entrata in vigore la Convenzione ONU per i diritti dei disabili. Il Vaticano non l’ha firmata, come annunciato al momento dell’entrata in vigore.
«Un passo importante» secondo Radio Vaticana «sulla via delle pari opportunità per i 650 milioni di disabili del mondo, circa il 10 per cento della popolazione globale, molti dei quali si vedono ancora negare i diritti fondamentali, quali il pari riconoscimento davanti alla legge, la libertà di espressione e di opinione, l’esercizio del voto e altre forme di partecipazione alla vita politica e pubblica».
Un passo importante, ma anche no. Secondo l’arcivescovo Celestino Migliore, osservatore del Vaticano all’Onu,
«È?tragico che in una situazione in cui una imperfezione del feto può essere una condizione per praticare un aborto, la stessa Convenzione creata per proteggere le persone con disabilità da tutte le discriminazioni riguardo all’esercizio dei loro diritti possa essere usata per negare il basilare diritto alla vita delle persone disabili non ancora nate».
Secondo il Vaticano un disabile che rischia di mettere al mondo un figlio disabile non deve fare nulla per impedire ad un altro essere umano analoghe sofferenze.
Sarebbe un cliente in meno per le “speranze” vendute a buon prezzo dalla Chiesa.
Oggi la sparata migliore.
Con data 1° ottobre 2008 (cfr. Acta Apostolicae Sedis [Aas], anno lxxix, n. 16, pp. 655 ss.) il Papa ha promulgato la Legge numero lxxi sulle fonti del diritto, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2009. Tale strumento legislativo sostituisce la Legge tuttora vigente del 7 giugno 1929 n. ii (cfr. Aas, anno i, n. 1, pp. 5 ss.).
Dalle colonne de L’Osservatore Romano, José María Serrano Ruiz, Presidente della Corte di Appello dello Stato della Città del Vaticano e Presidente della Commissione per la revisione della Legge sulle fonti del diritto Vaticano, spiega il mutato orientamento della Santa Sede.
In soldoni, dal primo gennaio 2009, il Vaticano non recepirà più le leggi dello Stato Italiano, così come avveniva dal 1929.
La nuova legge sulle fonti del Diritto, già firmata da Papa Benedetto XVI, stabilisce che la legislazione italiana diventa “fonte suppletiva”.
Ad avviso della Santa Sede “le leggi italiane sono troppe, mutevoli e spesso contraddittorie tra loro, per non parlare di quelle norme che di fatto contrastano con la morale cristiana“.
E poi – ha aggiunto il cardinale Roger Mahoney – “c’è quella cazzo di legge che punisce i pedofili!”
Ora voglio sentire qualcuno che parli di violazione dei Patti Lateranensi…
antonino monteleone
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Tutto ciò che riguarda il buon comportamento, la morale, il vivere in pace con tutti gli uomini, avere rispetto della natura, insomma tutto quello che è in armonia con le scritture, la Parola di Dio, il cittadino può godere pienamente attraverso leggi emanate dallo Stato, in cui vive. Sono un lavoratore dipendente da oltre 36 anni, pago tutte le mie brave tasse, non ho bisogno di uno Stato religioso per dirmi cosa fare, il mio credo è in Gesù Cristo, l’ unigenito figlio di Dio, che può salvare l’uomo che crede in Lui, dal proprio peccato.