da Roma - dove a Ghandi sarebbe bastato un clacson
Gioacchino Genchi è stato ascoltato dai membri del COPASIR per 7 ore circa. C’erano piduisti, trombati e indagati. Audizione a ritmo serrato, dal clima per lunghi tratti teso, che si è conclusa certamente meglio di come è inizata.
Sono stati spiegati i dettagli del lavoro svolto negli anni (a chi non conosceva ancora la differenza tra tabulato e intercettazione è state tenuta una brevissima lezione!) ed in particolare i motivi in forza dei quali, durante le indagini Why Not e Poseidone, i tabulati telefonici di utenze riconducibili a soggetti collocati ai vertici delle Istituzioni sono finite nella “rete” del consulente.
Tutto legittimo. L’anomalìa sta inevitabilmente nei rapporti poco chiari che alcuni pezzi delle istituzioni intrattenevano con i principali indagati dell’ex PM di Catanzaro.
Dettagli dell’audizione riservatissimi, come riservata sarà la relazione che il COPASIR inoltrerà ai Presidenti di Camera e Senato.
Poco dopo la conclusione dell’audizione di De Magistris, varcata la soglia di Palazzo San Macuto da parte di Genchi, le agenzie riportavano una dichiarazione di Francesco Cossiga, che tornava sull’ormai famoso “archivio Genchi” dopo la precedente di due giorni fa.
Francesco Cossiga si fa delle domande:
1 - “Perché la responsabilita’ di tutto ciò viene attribuita al solo magistrato Luigi De Magistris, mentre decine sono state le Procure della Repubblica ed i giudici a conferire al dott. Gioacchino Genchi l’incarico, da consulente o da perito, di esaminare, correlare, interconnettere e valutare le centinaia, sembra anzi migliaia, di tabulati telefonici e informatici acquisiti per ordine dell’autorità giudiziaria, ma non solo del detto De Magistris?”
2 – “Ma come mai negli ultimi anni tutta la sinistra e la stampa ad essa collegata ha considerato del tutto legittimo, anzi doveroso ed al limite ‘virtuoso’ che la Procura della Repubblica di Milano facesse intercettare le utenze telefoniche e telematiche, porre microspie, far pedinare, agenti del Sismi, mentre ora scomoda addirittura il Copasir gridando allo scandalo in relazione ad attività sulla cui legittimità pende un giudizio presso la Corte Costituzionale, il cui indirizzo è a favore di un giudizio non di illegittimità ma di piena legittimità della Procura della Repubblica di Milano e per incarico della stessa delle Digos delle Questure di Milano e di Roma?”
3 - “E come mai se ci si trova di fronte al «più grande scandalo della vita della Repubblica», non si è mossa nessuna Procura della Repubblica?” ***
4 - “E non sarebbe stato meglio che su operazioni compiute da un funzionario o da più funzionari della Polizia di Stato fosse dato l’incarico per indagare al Servizio Centrale Operativo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza che dipende dal Ministero dell’Interno, dicastero competente in materia di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica e non dal Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, che dipende dal ministero della Difesa, che in materia non ha nessuna competenza, anche se da anni cerca di esercitarne una in concorrenza o addirittura in sostituzione del Viminale?”
Sarebbe utile, molto utile, riflettere sui quesiti posti dal Presidente Emerito della Repubblica.
Altrettanto utile sarebbe una risposta da parte di chi volutamente, o “consigliato”, si benda gli occhi o fa finta di non vedere.
antonino monteleone
*** - La procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo, una volta ricevuta la denuncia della Procura Generale di Catanzaro (indagata in blocco per “corruzione in atti giudiziari“), come “atto dovuto”. Nessuna autonoma iniziativa (pur in presenza dell’obbligatorietà dell’azione penale) tanto che, al momento, non è stato formulata nessuna ipotesi di reato commessa da Gioacchino Genchi.
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