
Mi sono occupato altre volte di Melito Porto Salvo. Cittadina che ospita poco meno di 5mila famiglie del versante ionico della Provincia di Reggio Calabria.
Diecimila abitanti ed una delle più feroci cosche della ‘ndrangheta che domina quasi incontrastata ogni settore vitale di quella comunità.
La cosca Iamonte, oggi, vede a piede libero anche i suoi capi carismatici. Antonino e Carmelo Iamonte sono stati di recente scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare nell’ambito di un processo che li vedrà quasi sicuramente condannati (prodigi del sistema penale italiano!), mentre Remigio Iamonte (indicato come il reggente nella relazione della Commissione Parlamentare Antimafia) era già un cittadino libero.
Inchieste come “Ramo Spezzato“, “Rose Rosse” e “Onorata Sanità” hanno evidenziato gravi elementi di contiguità tra pezzi delle istituzioni locali ed esponenti del malaffare.
Il Consiglio Comunale ha subìto già tre scioglimenti per infiltrazioni mafiose. Il terzo non è avvenuto per grazia di sua Eccellenza Luigi De Sena che lo considerava “una sconfitta per lo Stato“.
Il Sindaco è sempre uno. Giuseppe Iaria. Ex PCI e DS oggi eletto con una lista civica.
Nei consigli comunali non mancano scontri accesi tra la maggioranza ed una opposizione ridotta – spesso – ad una sola persona. La Margherita, che prima stava al governo della Città ed oggi è all’opposizione, ogni tanto serve un assist.
Le telecamere vengono tenute fuori dalle sedute. Il Sindaco non risponde alle già scarse interrogazioni consiliari. La Corte dei Conti ha ravvisato più di una anomalìa.
Mentre la ‘ndrangheta fa il bello e cattivo tempo. Controlla attività economiche a cui impone il racket. Ne gestisce direttamente altre grazie a prestanome.
Ma c’è una soluzione a tutto questo?
Sì. L’ha trovata il Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Salvatore Minniti.
Un tipo strano. Dall’indubbio spessore culturale, dicono.
La soluzione è IL SILENZIO!
Shhh! Tutti zitti. Serve concentrazione.
Il delirio è affidato alla Gazzetta del Sud che vanta una certa esperienza nel settore.
Ecco la via maestra per risalire la china in una città già bollata come “omertosa”. Il silenzio, appunto.
Vi ricordate la vicenda del piccolo Antonino Laganà? Il bambino ferito da un proiettile vagante, destinato ad un pregiudicato, il 6 giugno dello scorso anno? Quella storiaccia parzialmente conclusasi il 3 dicembre con la cattura dei mandanti di quel tentato delitto? Ecco.
C’è chi sostiene che dalle immagini, girate qualche minuto dopo il fallito agguato, si possa vedere la gente “preoccupata per l’incolumità dei figli“.
Le immagini dimostrano l’esatto contrario. Ovvero che il pregiudicato – obiettivo del (o dei) killer – non si trovava da solo mentre veniva colpito dalle pallottole.
In pochi secondi molti “curiosi” si fiondavano sul posto. Tra questi curiosi c’erano dei veri e propri guardoni i quali, però, stavano a debita distanza. Temerari.
Ma la reticenza dei melitesi (rectius di parte della popolazione!) non si ricava, oggettivamente, da questo episodio. Quanto dal contesto nel quale operarono i militari dell’Arma dei Carabinieri nelle settimane successive.
Tutti sapevano – ripeto, tutti! – chi poteva volere la morte di Antonio Borrello. Gli unici che da anni tentavano, inutilmente, di accopparlo.
Non vi fu nemmeno questa collaborazione. Specie in considerazione del fatto che il comandante della Compagnia di Melito Porto Salvo all’epoca dei fatti di sangue antecedenti l’agguato del 6 giugno scorso non era il Capitano Onofrio Panebianco (impegnato tra l’altro sul fronte Iracheno e Libanese negli anni scorsi).
Il Giudice per le Indagini Preliminari, Filippo Leonardo, ha evidenziato la “sconcertante” omertà, ovvero “l’assoluta reticenza dei potenziali testimoni“: “nessuno – è scritto nell’ordinanza di custiodia cautelare a carico di Antonino e Leonardo Foti - ha fornito elementi utili alle indagini pur avendo assistito alla sparatoria più di 500 persone“.
E nei processi contro la cosca Iamonte?
Ha testimoniato un solo imprenditore sul quale si regge buona parte dell’accusa.
E gli altri? Gli altri devono essere elettori di questo Giuseppe Salvatore Minniti. Hanno scelto il silenzio.
antonino monteleone
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L’anno scorso, nel campionato di serie C di Volley, c’era una squadra di Melito.. Non ha mai vinto una partita e sembrava una squadra da “parrocchia”.. I sospetti che la Melitese si fosse iscritta per riciclare denaro sporco l’ho sempre avuti, anche se comunque i giocatori erano (o sembravano) delle brave persone e quindi i miei erano solo “cattivi pensieri”..
Queste le parole scritte dal gip (e riportate da Calabria Ora) nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei due Foti
«Le indagini di polizia – è la premessa del giudice per le indagini preliminari – si presentavano sin dall’inizio particolarmente difficili per l’assoluta reticenza dei potenziali testimoni. Sul punto è sufficiente riflettere sulla sconcertante circostanza che nessuna delle circa cinquecento persone, presenti nel luogo della sparatoria, ha fornito un apporto minimo all’indagine».
Due giorni dopo, (su un altro quotidiano) il sindaco di Melito ha sostenuto che i melitesi non sono omertosi ma stavano cercando di proteggere i bambini….
Mah!!!!!!
Se non siamo disposti a collaborare con la giustizia, secondo me, non abbiamo a cuore la sorte dei “nostri bambini”…
Che razza di posto gli lasceremo??
Un luogo dove la mafia fa da padrona non è un luogo adatto ai bambini!!!
Non si può vivere nella paura di vedere.. di sentire.. di parlare..
L’omertà non salva la vita.. la svuota di ogni suo senso ..
e a quel punto, forse, non vale più la pena di essere vissuta..
Io abito a Melito da 50 anni: è semplicemente scandalosa la situazione che cè; ma ormai cè un intreccio di famiglie mafiose e di compari dei compari che rapppresentano la maggior parte degli abitanti e quindi Noi gente pulita siamo in minoranza (vedasi i voti del Sindaco-vicinisso alla cosca da lungo tempo 77%). Concludendo qua non cè più bisogno dello Stato – delle Istituzioni bla bla bla: il paese deve essere lasciato alla sua fine : è come un malato terminale. Certo della vostra pubblicazione
io sono un ragazzo di melito,ho 22 anni,e sinceramente mi sento abbandonato,dallo stato,dal comune,dalla giustizia,da noi patroneggia soltanto chi ha conoscenze,e alle persone come me,che hanno sempre cercato di camminare sulla giusta strada,nn resta niente,soltanto una vita fatta di incertezze di paura,e in un certo senso di rassegnazione…perche e proprio questo che ci hanno spinto a fare,a pensare che ormai la situazione è questa e nessuno,puo fare niente per cambiarla,ma in verita nessuno fa niente,nessuno,a tutti va bene cosi,nessuno parlera ne ora e ne mai,perche i primi ad abbandonarci sono i giornalisti….nessuno parla e c sarebbe tanto da dire…un saluto a tutti.