Diavolo d’un Sindaco

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 5 - 2009

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Un pensierino rivolto a tutti quelli (PD – PdL) che hanno bollato come forcaioli manettari i Giudici di Pescara che avevano messo agli arresti Luciano D’Alfonso, il Sindaco del Partito Democratico, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

Le grida di scandalo per gli arresti e quelle ancora più acute a seguito della scarcerazione oggi dovrebbero essere rivolte al furbetto D’Alfonso.

Che per evitare il commissariamento del Comune, a sorpresa (ma neanche tanto!), ha ritirato le dimissioni nell’ultimo giorno utile producendo una certificazione medica di impedimento a svolgere le funzioni di Sindaco.

Così facendo si posticipa, furbescamente, la chiamata alle urne dei pescaresi.

La motivazione è quella di “non lasciare la città in un momento difficile”. In realtà si è impedito l’insediamento del Commissario Prefettizio.

Il Testo Unico sugli Enti Locali, infatti, in caso di morte o grave impedimento del Sindaco conferisce pieni poteri al Vice-Sindaco – che, giova ricordarlo, non viene eletto ma è persona di fiducia del Sindaco pro tempore – fino ad elezioni.

In caso di dimissioni, quelle che Luciano D’Alfonso ha annunciato per ottenere la scarcerazione e poi ritirato, invece la legge prevede che a traghettare l’ente sia un commissario nominato dal Prefetto.

Per questo D’Alfonso dovrebbe, se non sbattuto di nuovo dentro, almeno sentirsi dire una parola. Prima che si concluda l’inchiesta.

Bugiardo!

Il GIP di Pescara, Luca De Ninis, fu molto chiaro.

Riporto uno stralcio del decreto di revoca degli arresti.

Concluso l’esame delle sopravvenienze al quadro istruttorio posto a fondamento della misura e ribadita la gravità del quadro indiziario, come originariamente ritenuto nell’ordinanza e con le precisazioni derivanti dalle ulteriori acquisizioni esaminate, occorre a questo punto farsi carico delle sopravvenienze intervenute in relazione al pericolo di inquinamento probatorio ascritto al D’Alfonso ed al pericolo di reiterazione dei reati analoghi ascritti al De Cesaris.

Va innanzitutto precisato che le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni, se da un lato apparivano funzionali a prevenire l’applicazione della misura cautelare, con il connesso fardello di esposizione mediatica che inevitabilmente essa comporta, dall’altro costituiscono anche un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale, per l’anteposizione delle esigenze di accertamento giudiziario e di trasparenza dell’azione politica al proprio interesse personale, con evidente e notevole sacrificio del secondo in favore delle prime.

In tale logica gli eventi successivi all’applicazione della misura, che di seguito si elencano ed espongono, inducono a rivalutare il giudizio sulla sussistenza di inderogabili esigenze attinenti alle future acquisizioni investigative.

Rilievo primario, innanzitutto, presenta la stessa avvenuta esecuzione della misura e l’essersi dato corso alle preannunciate dimissioni. A tale prevedibile condizione si aggiunge il previsto commissariamento del Comune, che determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D’Alfonso nell’esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti.

Quanto alla possibile costituzione di tesi difensive di comodo va rilevato che esse sono state già in parte disvelate (con riferimento alla vicenda delle ristrutturazioni) e che comunque il dettagliato sviluppo del costituto difensivo del Sindaco (ed i confronti già intervenuti con le altre fonti di prova dichiarativa e documentale), alla luce della notevole mole del materiale documentale acquisito, rende meno probabili ulteriori manipolazioni.

Era proprio la presenza del Commissario la condizione che faceva venire meno il pericolo di inquinamento delle prove e che ha consentito la scarcerazione.

Ora che si fa? Arrestiamo di nuovo D’Alfonso?

Non è affatto dimostrabile che il vice-sindaco non faccia quello che si voleva impedire facesse D’Alfonso. Non è detto nemmeno il contrario, è vero.

Ma c’è un’indagine in corso sarebbe stato opportuno che D’Alfonso non prendesse per il culo i magistrati.

Camillo D’Angelo è da oggi Sindaco facente funzioni di Pescara. Non di Luciano D’Alfonso. Si spera.

antonino monteleone

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2 Responses to “Diavolo d’un Sindaco”

  1. wd? scrive:

    Ah..finalmente t’ho trovato!
    Grazie per il ruolo che svolgi nella e per la nostra feconda e vituperata terra.
    wd?

  2. Davide scrive:

    23 gennaio: Sciolto il Comune, a giugno si torna alle urne.
    Ma il decreto del Capo dello Stato lascia in carica giunta e consiglio comunale.
    http://tinyurl.com/b6xskn

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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