

Luciano D’Alfonso, ex-exSindaco di Pescara, ha ritirato le proprie dimissioni facendosi beffe dei magistrati che lo hanno scarcerato proprio grazie a quelle dimissioni che avrebbero comportato (sono stati ottimisti!) l’insediamento di un commissario governativo. Presupposto, questo, – scrisse il Gip De Ninis - affinché si potesse determinare “un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D’Alfonso nell’esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti”.
Invece D’Alfonso ci ha ripensato ed ha presentato un certificato medico (falso?) per giustificare un impedimento permanente dall’incarico, ostacolare l’insediamento del commissario (che avviene solo in caso di dimissioni spontanee) e mettere tutto in mano al suo Vice.
Così facendo andrebbe arrestato nuovamente. Mi fa piacere che anche altri giornalisti abbiano afferrato il meccanismo e – tre giorni dopo – lo abbiano detto.
Il Procuratore Capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, sta verificando la documentazione prodotta e se ricorrano i presupposti per configurare una possibile reiterazione del reato (o alterazione probatoria) e chiedere nuovamente delle misure cautelari a carico del sindaco furbetto.
L’opposizione di centro-destra, cercando di ottenere consenso da IdV e Rifondazione Comunista, ha presentato delle dimissioni di massa che dovranno essere ratificate dal Consiglio. Questo rappresenta l’ultimo tentativo per assicurare l’arrivo di un commissario.
La beffa per i pescaresi sta nella ipotesi, concreta, che D’Alfonso si candidi nuovamente alle amministrative della prossima primavera.
Versante Campania
Non potrà invece ricandidarsi, scaduto il suo ultimo mandato nel 2011, Rosa Russo Iervolino Sindaco di Napoli.
Nonostante il terremoto che ha squassato la sua Giunta e l’avere accompagnato la Città negli anni del peggiore declino rimane al suo posto, come il suo compare Antonio Bassolino che invece sta sul trono dell’intera Regione.
L’orgoglio di chi fa bene.
Con una lettera alla Città che sembra un programma elettorale rivendica di avere “sempre combattuto catastrofismo e vittimismo” senza “lamentarci e pretendere ma a costruire e lavorare, sapendo che lo sviluppo di una grande città dipende in gran pa1te dalle politiche dei govemi nazionali e dall’ attenzione di investitori locali, nazionali ed intemazionali e dall ‘opinione pubblica.”
E infatti a Napoli l’unica forza sana sembra essere il primo degli investitori locali. La camorra. L’opinione pubblica napoletana oggi ha idee migliori degli anni precedenti e non esiterebbe un attimo a spedire l’amministrazione Iervolino a coltivare i campi.
Ma non può decidere.
Per Rosa invece non è giusto abbandonare la nave. Fa vanto del suo 57% elettorale del 2006 ed ha comunicato di volere “continuare a lavorare per la mia Città“.
L’amministrazione comunale nei prossimi mesi - scrive la Iervolino ai napoletani abituati alle sceneggiate – metterà particolare attenzione al tema della cura della città e della valorizzazione dei beni comuni, degli spazi e delle funzioni pubbliche, con l’obiettivo di migliorare la sua qualità della vita.
Insomma ha promesso di fare tutto quello che, finora, non ha fatto.
Allora ti domandi: “Ma se lasciasse la Iervolino chi prende il suo posto?”
Mi volto e vedo gente come Italo Bocchino (o Carfagna, tanto è uguale!), Mario Landolfi o Nicola Cosentino.
E penso che la strada per i napoletani è ancora molto lunga…
antonino monteleone
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Perchè dire bocchino e carfagna è la stessa cosa…?
ahahah!
wd?