Reggio come Palermo

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 10 - 2009

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Dopo una brillante iniziativa della Fiamma Tricolore che ha fatto trovare la “befana morta” a Reggio Calabria e Villa San Giovanni ecco un altro segnale che qualcosa può cambiare. Che esistono speranze per chi ancora vuol rimanere qui e costruire qualcosa.

Serve coraggio perché ci troviamo di fronte ‘ndrangheta, malapolitica e – spesso, ultimamente – malagiustizia.

Il coraggio che ha trovato il ristoratore che ha denunciato un emissario della cosca Barreca che voleva chiedergli il pizzo, il coraggio dell’imprenditore taglieggiato dalla cosca Iamonte a Melito Porto Salvo, il coraggio di chi ha e vuole continuare ad avere la coscienza pulita.

Gli schiavi vincono quando cominciano a contarsi…

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15 Responses to “Reggio come Palermo”

  1. Cristian scrive:

    Il coraggio dei cittadini aumenterà quando avremo uno Stato con la S maiuscola accanto.

    ciao

    http://cristianbelcastro.blogspot.com

  2. Lucio Musolino scrive:

    “Eppur si muove” direbbe qualcuno

  3. Claudio Cordova scrive:

    Crediamoci.

    Tutti.

  4. Universo scrive:

    Sono pienamente d’accordo con cristian!!!

  5. Achiropita/ lisa Capalbo scrive:

    lo stato siete voi ( I cittadini)

  6. Lillo Sergi scrive:

    Io, invece non sono per niente d’accordo con Cristian. Ma come,
    adesso ci sono Stati di serie a o b o c? Ma dobbiamo ridere o che..? Non dobbiamo dare la colpa allo Stato, signori, perché lo Stato siamo noi cittadini, e tutti quelli che lottano, mettendo a repentaglio la propria vita, per difenderlo e migliorarlo. Sicuramente, se noi tutti vogliamo sconfiggere questo male, dobbiamo lottare con la presenza fisica e non a chiacchiere. Troppo facile lottare con un nome qualsiasi e dalle pagine di un giornale o da uno blog. Penso, tuttavia, che non è facile uscire da questa situazione; ma se non si fanno i tentativi, che parliamo a fare? I giorni passano, i mesi, gli anni e i secoli, anche, com’è successo. Ed anche le commemorazioni, mi sembra….

  7. rosy scrive:

    Un cittadino che denuncia è come un giornalista che denuncia, entrambi fanno urlare un bel “e vai!” a chi vorrebbe cambiare il volto di questa nostra Città, di questa nostra Regione.

    Ma il compito di chi denuncia potrebbe anche finire qua, poi il volante della macchina dovrebbe passare alle forze della giustizia, a chi ha la patente per fare ciò, a chi è pagato per indagare, per tutelare il territorio e la sua gente.

    Ed è questa la presenza che si chiede allo Stato, a quegli uomini che il popolo individua come “capaci” di gestire la Nazione.

    Qui siamo invece all’inverosimile! Un giornalista riesce cento volte (e il rapporto 1/100 è veramente ottimistico) più di un uomo di legge a far emergere il marcio ma poi?

    Non si riesce nemmeno a capire dove finisce il confine dello Stato e dove comincia quello dell’antistato, se mai questo confine esiste!

    Cosa fanno le altre novantanove forze di polizia? Che fine fanno quelle denunce?

    Se ti va bene vai in giro con la scorta, se ti va male … no!

  8. …ma Reggio è come Reggio, e Palermo è come Palermo, molto è cambiato e molto c’è ancora da fare.
    sperando che questo manifesto non sia mera politica o semplice populismo, fa piacere trovare un segnale di svolta, perlomeno nelle intenzioni.

    Forse tra noi reggini, cominciamo a remare dalla stessa parte. Forse davvero la città ha voglia di cambiare come sembra.

    Solo il tempo ci darà ragione =)

  9. Lucio Musolino scrive:

    …….
    A fronte delle sporadiche denunce, però, Reggio Calabria rimane sempre la città dell’omertà che ha paura dei boss e dei loro tirapiedi che bruciano le macchine, fanno saltare i negozi o, nel migliore dei casi, inviano lettere minatorie, magari accompagnate da qualche proiettile per ridurre il rischio di non essere capiti dal destinatario.
    Non è un caso che nei più importanti processi di ‘ndrangheta (“Gebbione”, “Testamento”, “Ramo Spezzato”), tutti gli imprenditori estorti dalle cosche abbiano deciso di non costituirsi parte civile e di non chiedere alcun risarcimento danni.
    Sono questi i motivi per cui, il manifesto affisso ieri notte assume un’importanza particolare per la Calabria.
    ………

  10. [...] 10 gennaio 2009 – Reggio come Palermo Il blog di Antonino Monteleone Piccoli segnali di risveglio si ergono nelle desolate lande mafioseggianti reggine. Piccoli imprenditori cresco… e denunciano i malandrini che gli chiedono il pizzo! La speranza è che questi avvenimenti possano essere un primo passo e non un salto nel vuoto! [...]

  11. [...] La notizia l’avete già letta sia su strill.it, sia sul blog di Antonino Monteleone. [...]

  12. Vikash scrive:

    Lo Stato… quale Stato ??? Questa Italia è marcia fin dalle fondamenta.. è marcia fin dal suo atto costitutivo (e parlo del 1860)… è marcio perchè chi governa (oggi soprattutto, ma anche ieri) risponde ESCLUSIVAMENTE a interessi che tutto sono meno che a favore dei CITTADINI, cioè Noi.

    In chi dobbiamo sperare ?? in questa classe dirigente e politica che fa finta ???? al Governo abbiamo (con ottime probabilità) i mandanti occulti degli assassinii di Falcone e Borsellino… (Oppure credete che abbia fatto tutto Riina & co. ???), all’opposizione abbiamo gente a cui è stato PALESEMENTE detto di non far nulla altrimenti avrebbe perso ogni privilegio di POTERE…

    Dovremmo cambiare Noi.. dovrebbe cambiare la mentalità… Noi ce la possiamo fare… Iniziamo dai bambini… iniziamo a dare “lezioni di educazione civica” ai più piccoli… iniziamo a non approfittare dell’amico per non fare la fila… iniziamo a non PRESUMERE SEMPRE di avere ragione in ogni campo della nostra vita quotidiana….

    Male che vada… quando non avremo più pane (viste le previsioni foschissime per questo 2009), ci resteranno solo la nostra vita e la nostra libertà… Vedremo se a quel punto avremo (TUTTI) le palle per difenderle ad ogni costo…

    un saluto…

  13. Lillo Sergi scrive:

    Sottoscrivo in toto, Vikash, quello che dici. Avevo anch’io ventilato, forse utopisticamente, nell’articolo “Buon Anno alla Calabria in guerra”, in questo sito, l’ipotesi di poter, già dalle scuole medie, informare i ragazzi del problema mafie di tutti i generi. Logicamente, penso anche che la mentalità ad aborrire il modo di pensare di questa gente, deve provenire già dalle famiglie, altrimenti sarà dura far capire ai ragazzi che il loro futuro dipende dal loro rifiuto, negli anni a venire, ad ogni sorta di prepotenza e violenza, in tutti i sensi, fisica e morale.

  14. Tek scrive:

    “Il maresciallo Ercole D’Alessandro del Goa della Guardia di Finanza parlando della ‘ndrangheta: «Seppure impastata di arcana crudeltà, la ‘ndrangheta ha saputo inserirsi nei grandi flussi finanziari, sottomettendo la cultura della violenza ai dettami della razionalità economica».

    È cresciuto anche il rapporto con la politica. La ‘ndrangheta non delega più come un tempo, ma partecipa, corrompe, si infiltra e decide. Non ha preferenze, è bipartisan, ma non sta mai all’opposizione.

    Gli affari vengono prima di ogni connotazione politica. E per gli affari e la politica in Calabria si spara e si muore, come dimostrano gli omicidi di Vico Ligato e Francesco Fortugno.”

    - Tratto dal libro “Fratelli di Sangue” di Nicola Gratteri e Antonino Nicaso

  15. judith scrive:

    Reggio come Palermo; solo unendosi si può, visto che fine hanno fatto le poche persone che non si sono piegati al pizzo e hanno denunciato. Forza commercianti fatevi avanti ed esponete fiero il simbolo della lotta contro il pizzo nella vetrina. Oggi il consumatore fa acquisti intelligenti prediligendo l’ecologico, il “fair trade”, il “chilometro zero” e il “Pizzo no grazie”! Vogliamo uscire dalla morsa degli estortori, vogliamo diventare liberi. Liberi di aprire un’attività e non doverci rinunciare per paura, solo perchè non si vuole aver a che fare con certa gente!

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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