La notizia è che lo 0.0061111111111111106 % della popolazione reggina ha deciso di non applaudire il Presidente della Repubblica di cui qualcuno non conosce nemmeno il nome.
I motivi sono diversi. Giorgio Napolitano sta distinguendosi per gravi mancanze e distrazioni rispetto a delicatissimi temi di rilevanza costituzionale. Aldilà di sparute epifanìe di regionevolezza si merita senza dubbio l’appellativo – che certamente non lo vilipende – di dormiente.
Sta riportando la figura del Presidente della Repubblica nella parte di mero notaio dell’azione di Governo candidandosi ad affiancare Giovanni Leone nel ruolo di Capo dello Stato “indimenticabile”.
Sotto i suoi occhi – e con la sua firma – si è compiuto il più grave affronto alla Costituzione con la legge Alfano ed ha consentito – per la prima volta nella storia repubblicana – che si consumassero le peggiori nefandezze in seno ad una parte della magistratura di questo paese. Decidendo di intervenire con due anni di ritardo e nel modo più “irrituale”.
Ha chiesto alla Procura di Salerno gli atti dell’inchiesta sui magistrati di Catanzaro senza mai aver prima nemmeno chiesto cosa accadesse a Catanzaro quando ad un magistrato venivano sistematicamente sottratte delicatissime inchieste che miravano a fare luce su una per niente presunta spartizione di risorse economiche erogate dall’Unione Europea e finalizzate allo sviluppo dell’economia regionale.
Il Governo ha messo in discussione l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, il diritto ad una istruzione di qualità ed accessibile, il diritto al lavoro e lui ha taciuto.
E’ venuto a Reggio Calabria per intervenire ad un convegno sullo “sviluppo” del Mezzogiorno. Quello che qualcuno vorrebbe senza badare all’assenza di Tribunali degni di questo nome.
Lo abbiamo atteso fuori dal Museo Nazionale. Ma la visita ai bronzi di Riace è saltata. Ci siamo trasferiti a Piazza Italia. Lì, con pazienza, lo abbiamo visto arrivare.
Mentre TeleDigos ci immortalava per la seconda volta sul nastro della sue telecamere, con i ragazzi del MeetUp degli amici di Beppe Grillo di Reggio Calabria abbiamo – con difficoltà – esposto qualche manifesto per ricordare a Napolitano alcuni suoi doveri.
Quando ha lasciato la Prefettura per raggiungere a piedi il Teatro Cilea attorniato dai suoi pretoriani noi eravamo lì ad attenderlo. Forse non ha letto nemmeno una parola di quello che abbiamo scritto, ma ho trovato parole e voce – in mezzo ad applausi meccanici e non meritati – per ricordargli del CSM che “dovrebbe farsi garante dei magistrati onesti perché in Calabria quelli indagano vengono trasferiti“.
Ma appena arrivato sull’uscio del Teatro ha stretto la mano ad Agazio Loiero. Ed ho capito perché non avrebbe potuto notarci, nemmeno se avesse voluto.
Ha parlato oggi agli studenti dell’Università Mediterranea del “vuoto di strategìa verso il Mezzogiorno” dopo avere stretto la mano a parte di quei politici regionali che quel vuoto hanno desiderato e messo in piedi.
Non una parola sulla montagna di soldi finita nelle società di comodo istituite ad hoc. Non una parola sui Tribunali ingolfati da scarse risorse ed organici sotto dimensionati. Tutto, così, perde di significato.
Come la passeggiata “insistita ben oltre lo spazio transennato“.
Quanta delusione vedere il Presidente del CSM in Calabria non dire una parola sulle condizioni della magistratura nella regione che ha registrato il peggiore corto circuito democratico della storia del Paese. Nel paese dove tutte le colpe sono dei magistrati che indagano. Non di quelli che vanno a cena o fanno assumere figli e parenti dai loro indagati.
A parte i deliri di un provocatore di professione, che ci avrebbe voluti tutti “riggitani” contrariamente al nostro essere “reggini”, la Digos non ha avuto modo di sequestrare i nostri passamontagna, spranghe e coltelli.
Infatti non ne avevamo. Avevamo un megafono, che abbiamo preferito non utilizzare.
Così da non deludere chi non ha potuto fare a meno di applaudire o di guardarci come se avessimo qualche rotella fuori posto.
Antonino Monteleone
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