Why Not e gli anticorpi d’O sistema

Posted by Antonino Monteleone On gennaio - 20 - 2009

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Ha proprio ragione Luca Palamara. Il reggino a capo dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso di sospendere il Procuratore di Salerno, Luigi Apicella, e di trasferire i suoi sostituti Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani assieme al Procuratore Generale di Catanzaro, Enzo Jannelli più il sostituto Alfredo Garbati.

Il sistema ha dimostrato di avere gli anticorpi”.

Bravo Palamara! E pensare che ce l’avevo tanto con Cossiga che parlò dell’ANM come “associazione eversiva” e diede proprio a lui del “tonno”. Meglio glissare.

Torniamo a noi e cerchiamo di riflettere sul significato di “sistema” perché l’affermazione di Palamara, una volta cambiata la prospettiva, diventa azzeccatissima e ci svela una verità che ormai non fatichiamo più a comprendere.

O’ sistema, quello sì, ha dimostrato di avere anticorpi collaudati.

Chi tocca Why Not muore.

E’ l’insegnamento principale che ricava chi ha seguito con attenzione le vicende connesse alle inchieste dell’ex PM di Catazaro Luigi De Magistris. Al sistema di intrecci e connivenze che ruotavano e ruotano ancora attorno al mercato del lavoro interinale, all’intercettazione di cospicue somme di denaro pubblico e condizionamento dell’azione amministrativa degli enti locali e pesante controllo dell’amministrazione della Giustizia in Calabria.

Non si tratta della Calabria per una qualche ragione particolare o perché “terra prediletta” come la definì Romano Prodi.

Ma perché territorio afflitto dal peggiore sottosviluppo d’Europa. Di conseguenza destinataria di grandi somme di denaro targati UE. Soldi che servono (servivano!?) per il riscatto dei calabresi onesti. Un incentivo, o meglio, un impulso all’imprenditorìa alternativa a quella contigua a sacche di criminalità mafiosa che è fatta di reinvestimento di denaro sporco. Un impulso forse assistenzialista, ma che potrebbe premiare chi ha le idee, ma non le credenziali per accedere al credito bancario. Garantito solo a chi i soldi ce li ha già oppure ha debiti con un numero imprecisato di zeri.

Quel denaro sul quale ha messo le mani non la ‘ndrangheta così come la intendiamo nel senso generico, ma un cerbero masso-mafio-politico che lo ha fagocitato con un sistema di società fantasma, o di comodo, agevolato da entrature in quelle stanze farcite di azzeccagarbugli che “interpretano” i bandi per gli “amici” ed “applicano” severamente la lettera della norma non ai nemici, ma semplicemente agli “estranei”.

Un sistema che si raccorda, si rigenera, cerca e trova nuovi equilibri proprio grazie a quelle logge deviate che, alla faccia dei principi dei “liberi muratori“, non sono altro che cloache di affaristi spregiudicati.

E pensare che non tutti i magistrati sono disonesti. E che non tutti i disonesti fanno parte del sistema. Alcuni, consapevolmente o meno, non sono altro che semplici “scagnozzi“. Ricompensati con un’assunzione, qualche terreno a prezzo di favore, un po’ di soldi extra.

Luigi De Magistris altera un equilibrio, tenta di sovvertire uno status quo determinato – nella parte più rilevante – dalle colpevoli distrazioni di un CSM che lascia il Procuratore Capo di Catanzaro al suo posto per 20 anni. Magistrati in forza alla DDA per 12. Posti vacanti dalla notte dei tempi.

Indaga sulla fine dei finanziamenti pubblici per la depurazione perché i mari della Calabria, dopo 800 milioni spariti, sono ancora letteralmente colmi di merda. Indaga sulla fine dei finanziamenti per l’informatizzazione della pubblica amministrazione calabrese, dopo qualche centinaio di milioni, negli uffici della Regione Calabria trovate computer con monitor da 15 pollici e Windows ’98. Indaga sui soldi spesi per la “somministrazione del lavoro“.

Dipendenti che prestano attività lavorativa ad enti pubblici che risparmierebbero circa la metà dei soldi spesi se si procedesse ad assunzioni basate su concorsi pubblici.

Ma la fame di lavoro è tanta.

E’ una specie di carburante del consenso politico. E’ petrolio. Ed in tempo di crisi chi è cosi pazzo da lasciarselo scappare? E chi tanto folle da non creare le condizioni per aumentarne le quotazioni?

Ed ecco la società che “somministra” i lavoratori. Le assunzioni vengono spartite da politici in cerca di consenso. Tanto la società è privata e non si viola nessuna legge.

Che ce ne importa a noi?!!?!

E’ troppo ficcare il naso in questo affare. De Magistris va fermato. Per farlo bisogna contrastarlo fisicamente e psicologicamente.

Ma se è dura eliminarlo non è difficile cominciare a screditarlo, scatenare sistematiche fughe di notizie. Meglio ancora se fughe di notizie…false.

Così le reazioni saranno tante e provenienti da ogni dove.

Sarà denunciato e costretto a difendersi da accuse tanto gravi quanto infondate.

Mentre le denunce vengono bollate come pretestuose da un Tribunale che le archivia ecco che le stesse denunce bastano al CSM per trasferirlo di sede e cambiargli le funzioni.

Ma anche Luigi De Magistris ha qualcosa da dire. Ai magistrati non ai giornali.

E siccome i membri del sistema saranno bravi, ma non leggono nel pensiero, bisogna attendere. Passano i mesi. Racconta quello che è successo negli uffici di Catanzaro e dimostra che qualcosa proprio non va.

Succede quello che è lecito aspettarsi.

Giudici competenti ad indagare su altri Giudici accertano la commissione di illeciti e procedono.

Anche questo non va bene. Non va bene nonostante il Tribunale competente a giudicare il lavoro dei Giudici che stanno indagando altri Giudici dica che le norme sono state rispettate e la loro azione si è svolta all’interno dei limiti dell’ordinamento.

Anche questa volta il CSM sconfessa un Tribunale e punisce tutti. Buoni e cattivi. O buoni e buoni. O cattivi e cattivi. Fate voi.

La sensazione è la peggiore perché è come essere picchiati da qualcuno più forte di voi. Magari da più persone contemporaneamente e magari non a mani nude e gli amici che sono con voi, anziché sedare lo scontro, bloccano (volontariamente?) te che le stai prendendo.

La stessa che si prova ad essere lanciati a rete nell’area di rigore ed essere buttati giù con un fallo violentissimo da dietro, dall’ultimo uomo, ed assistere all’espulsione sia di chi il fallo ha subìto che di chi l’ha commesso. Con l’arbitro che riprende il gioco non comminando poi non un rigore, ma con una “palla a due”.

Chi tocca Why Not muore.

Il “sistema ha gli anticorpi”. Siamo partiti da qui. Per dimostrare che sarebbe (è!) vero se il sistema fosse “O’ Sistema”.

Ma se il sistema fosse una democrazia compiuta, dove lo Stato di Diritto si afferma ogni giorno, dove la legge è uguale per tutti non perché sta scritto alle spalle (spesso ai piedi) di un Giudice, ma perché è così che tutti si impegnano a fare, grazie anche al supporto di una stampa libera e non strumento di disinformazione ad orologeria, allora gli anticorpi non sono questi.

Se gli anticorpi esistessero, probabilmente, Luca Palamara non sarebbe a capo dell’ANM e forse non vestirebbe nemmeno la toga.

Chi tocca Why Not muore.

E se gli unici che possono continuare a toccarla sono gli stessi che l’hanno manomessa le speranze di un futuro diverso per la Calabria si riducono ancora.

antonino monteleone

p.s: Ma non è ancora detta l’ultima parola. Sicuramente non hanno detto ancora l’ultima parola le persone che si sono stancate di vedere la Giustizia vilipesa. Non lasceremo che siano altri ad avere l’ultima parola. Il 28 gennaio sarò a Roma a protestare innanzi alla sede dell’organo di autogoverno (ed autodistruzione) dei magistrati assieme a tutti quelli che aderiranno all’appello promosso da Sonia Alfano e dall’assocazione nazionale familiari delle vittime di mafia.

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3 Responses to “Why Not e gli anticorpi d’O sistema”

  1. enzo li pomi scrive:

    C’è tutto, complimenti,cosa si può aggiungere.Resistenza, resistenza,resistenza….

  2. Achiropita/ lisa Capalbo scrive:

    super articolo
    Sei in gamb( issima) Antonino Monteleone, peccato che cosi´buona ” roba viene cosi´poco riconosciuta o sprecata
    aff… ( non ti meritano sti cog..

  3. Achiropita/ lisa Capalbo scrive:

    ma il lavoro non puo´e non deve essere uno strumento del ricatto in un paese civile no!!??

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Antonino Monteleone (nome d’arte di Antonino Salvatore Monteleone) è un pensionato settantenne condannato nel 1963 ad essere precipitato nel corpo di un giovane di belle speranze

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